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Operatrice sociale annegata: storia di Raffaella, morta per i “suoi” bambini

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Una riflessione di Don Maurizio Patriciello sulla tragica vicenda di Paestum

Raffaele: medicina di Dio. Portava  con fierezza il nome dell’ arcangelo la  giovane mamma di Sant’ Anastasia annegata  sabato nel bellissimo mare di Paestum. Era  giunta poche ore prima in spiaggia  con i bambini della casa famiglia per la quale lavorava. In fuga dal caldo asfissiante di Acerra e dai fetori  che  ogni giorno ammorbano  la vita  ai  residenti. Dai fumi tossici degli incendi dolosi, penosi, vergognosi che stanno distruggendo  il Parco nazionale del Vesuvio.  I ragazzi erano euforici, fremevano, non vedevano l’ ora di gettarsi in acqua. Il tempo di montare le tende, indossare il costume e via.  Il mare, finalmente. Due settimane di vacanza.  Da non credere. Anche per loro,   gli ospiti della casa famiglia,  era giunto finalmente il tempo dello  svago. Aveva solo  34 anni,  Raffaella. In quel lavoro, delicato e nobile,  ci metteva il cuore.  Aveva a che fare con persone calpestate dalla vita, minori sottratti alle famiglie per problemi vari. Ragazzi che hanno il bisogno e il diritto di trovare nelle strutture cui vengono affidati una casa calda e accogliente. Raffaella  con loro si trova bene, li tratta come fossero suoi figli. Paestum, finalmente. Per due settimane potranno divertirsi e riposare.  Correre,  nuotare, giocare.  Raffaella  è contenta, conosce le sue responsabilità, sa che deve avere gli occhi bene aperti. I ragazzi sono imprevedibili,  il pericolo è sempre in agguato, lei,  però,  non è un’  ingenua. Tirava vento,  sabato. Un vento ambiguo, invocato e temuto. C’è chi tira un respiro di sollievo per il sopraggiunto refrigerio e  chi, terrorizzato per  i roghi che continuano a bruciare,  spera che smetta di soffiare.  Anche a Paestum  tira vento. Il mare è agitato, le onde sono alte, sarebbe bene rinuciare al bagno e rimanere sdraiati al sole. I ragazzi, però,  sono impazienti. Corrono, si tuffano, si spingono, si  immergono. Il mare, finalmente. Accade tutto all’ improvviso. Qualcuno si accorge che i minori  sono in difficoltà,  le loro  grida di euforia  sono diventate  grida di spavento.  Travolti dalle onde, stanno annegando. Il mare si è fatto  cattivo, minaccioso, burbero.  Meglio guadagnare la riva, mettersi al sicuro. Tentano di farlo ma non ci riescono, la corrente li trascina indietro.  Pochi minuti appena e la gioia  si è  già trasformata  in angoscia. Il divertimento ha lasciato  il posto alla paura. Annaspano. Raffaella  li vede e non ci pensa sù  due volte. I suoi ragazzi hanno bisogno di lei, non può rimanere a guardare. Occorre fare presto. Deve osare, rischiare, correre. Deve salvare i suoi ragazzi.  Con la preghiera sulle labbra e il cuore in subbuglio si getta in mare. Li raggiunge, li afferra, li soccorre. Con l’ aiuto di  due bagnini i ragazzi vengono trascinati a riva. Salvi. Sono salvi.  Vivi. I ragazzi sono vivi. La morte li ha solo sfiorati.  Purtroppo non c’è tempo per gioire.  Raffaella è  in difficoltà. È lei adesso che ha bisogno di essere aiutata,  ma  quando  l’ aiuto arriva è già tardi. Raffaella  è già volata via. L’ angelo di cui portava il nome è venuto a prenderla per mano. Raffaella non ce l’ ha fatta.  Nello stupendo mare di Paestum   ha trovato la morte.  Per salvare i suoi ragazzi ha donato la vita. Come avrebbero  fatto le loro mamme, come avrebbe fatto col suo bambino.  « Non c’è amore più grande di questo:  dare la vita per i propri amici» disse  Gesù. Grazie,  Raffaella.  Davvero. Siamo addolorati e commossi. Ci hai fatto tocare  con mano cosa vuol dire amare fino al dono di se stessi.

A cura di Don Maurizio Patriciello

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