Intanto sono molti a fermarsi dinanzi alla tomba di Mario, sull’area pubblica del cimitero di Somma Vesuviana, appena all’ingresso, per lasciare un fiore o un cero.
Nei prossimi giorni saranno ascoltati in procura i quattro carabinieri liberi dal servizio intervenuti per una operazione antispaccio che non portò né ad arresti né al sequestro di un solo grammo di droga. È uno dei punti della strategia investigativa che prevede l’ascolto dei quattro militari come persone informate sui fatti. Un’occasione per il maresciallo Sansone (il più alto in grado quella notte sul campo) di spiegare perché decise di intervenire alla vista di Brugiatelli, dell’americano e del pusher e perché, senza passare per la centrale, chiamò lui direttamente il suo sottoposto Andrea Varriale per farlo intervenire sul posto insieme al vicebrigadiere Cerciello.
Varriale e Cerciello erano infatti in servizio, seppure in borghese, e furono loro ad avere il primo contatto con Sergio Brugiatelli, l’uomo a cui Finnegan Lee Elder e Christian Gabriel Natale Hjorth avevano rubato lo zaino. Anche i tabulati telefonici di tutti i carabinieri protagonisti della vicenda — compresi quelli di Cenciello e Varriale — sono stati acquisiti dalla procura per ricostruire, attraverso le chiamate in entrata e in uscita, chi ha chiamato chi e a che ora. L’obiettivo non è solo quello di ricostruire eventuali contatti tra loro nei momenti che hanno preceduto l’omicidio. Ma anche di verificare se vi sono stati contatti telefonici, nella fase del blitz antidroga, con gli spacciatori della zona o con lo stesso Brugiatelli.
Ieri sono arrivati anche gli esiti dell’autopsia eseguito sul corpo di Mario Rega Cerciello: il militare è morto per «ripetuti segni di coltellate sul fianco destro e su quello sinistro. Il colpo più profondo è stato quello inferto da dietro che ha raggiunto e perforato lo stomaco ». Infine l’ultimo, al cuore. Continua anche l’analisi di ore di video delle telecamere presenti nelle zone interessate dalla vicenda. Fuori dall’albergo di via Pietro Cossa dove alloggiavano gli americani, meno di cento metri dal luogo dell’aggressione mortale, le telecamere erano fuori uso.


