La rivolta contro il sindaco D. Ricciardi accusato di volere ad ogni costo l’autonomia della frazione. La figura di un “chiassatore”. Nel 1865 Luigi Froio propone di accorpare in un solo Comune, con sede municipale in Cercola, Pollena, San Sebastiano, Massa di Somma e Cercola. Le motivazioni della proposta, bocciata perché tutti parlano del “bene delle masse, ma nessuno ci pensa veramente”. Correda l’articolo l’immagine della stampa “Massa di Somma e il golfo di Napoli”.
In quel mese di maggio del 1861 in cui le terre vesuviane erano travagliate dai piemontesi che si comportavano da conquistatori, dai briganti e dalle incertezze della plebe e dei borghesi, ci fu la sommossa degli abitanti di Massa di Somma contro il sindaco della città, accusato di tramare in favore dell’autonomia di Cercola, che era frazione di Massa: e il sindaco, D. Ricciardi, era di Cercola. Il 10 maggio Gaetano Martinez, comandante della Guardia Nazionale di Napoli, dovette correre a Massa, perché gli giunse notizia che Piromallo, capitano della locale G.N., non riusciva a frenare il tumulto scatenato dalla folla di uomini e donne, “bastantemente armati di mazze”. Accompagnavano Martinez i giudici di Barra e di Portici, Tommasulo e Altimani, e molti ufficiali della Guardia Nazionale: alle guardie di San Sebastiano venne dato l’incarico di controllare il confine tra i due Comuni. I capi della sommossa accusarono il sindaco Ricciardi non solo di volere l’autonomia della “sua” Cercola, e dunque di “ammiserire ancora di più Massa”, ma anche di non aver ancora provveduto alla pubblicazione dei risultati delle recenti “elezioni municipali”. Si distingueva tra gli agitatori della “piazza” Ciro Mellone, un “chiassatore”, che già era stato indicato ai piemontesi come “amico e contiguo” di alcuni membri della banda Pilone, e, in particolare, del sommese Salvatore Alberino. Ma è probabile che l’“informativa” fosse una di quelle calunnie di cui si servirono i gruppi sociali nei tempestosi contrasti che agitarono città grandi e piccole nei primi anni dell’Italia unita. Martinez ordinò di arrestare Mellone, sperando che l’atto di forza placasse la folla: ma la folla divenne ancora più aggressiva, tanto che il Martinez fu costretto a liberare il “chiassatore” e a ritirarsi con i suoi lasciando che i capi delle guardie di Cercola, arrivate in carrozza, risolvessero la questione con i loro colleghi di Massa, che erano stati accusati dal sindaco di aver “favorito il tumulto”, e convincessero la folla a calmarsi. E la folla si calmò. La questione dell’autonomia di Cercola i Ricciardi fecero sì che nel settembre del 1865 venisse discussa in una seduta del Consiglio Provinciale, di cui era presidente Paolo Emilio Imbriani: tra i membri del Consiglio c’erano anche il sangiuseppese Luigi D’ Ambrosio, il marchese Avitabile, il marchese D’Afflitto e Luigi Froio. Il quale propose di accorpare in un solo Comune i “Comuni contermini” di Pollena, San Sebastiano, Massa di Somma e Cercola, con l’aggiunta di una parte di Ponticelli lungo la strada che dal Ponte della Cercola andava alla Casina Petrone “ e dal cancello di questa sul lagno Faraone scostandosi dalla strada provinciale per 300 metri”. Si sarebbe costituito in questo modo un Comune di 7000 abitanti, i cui amministratori avrebbero potuto aprire strade e fondare scuole: ora, invece, in una vasta parte del territorio le vie sono “d’ordinario impraticabili”, non vi è sicurezza pubblica, spesso “il colono manca dei supremi conforti della religione”, l’istruzione è trascurata, e perciò la “massa è ignorante, facile ad essere raggirata da chi ama le tenebre del dispotismo”: “e tutto questo alle porte di Napoli” . La proposta di Froio e il suo lungo intervento sono documentati dalle carte dell’ Archivio Storico di Napoli ( ASN, Prefettura di Napoli, 425): l’oratore disse anche che gli abitanti di Pollena erano 2800, divisi tra Pollena, Trocchia e Caravita, e che 1100 erano gli abitanti di Cercola, favoriti dalle terre fertili della pianura e da “industrie ricche e varie”, mentre il centro abitato di Massa era “alpestre”. Froio propose che la sede municipale del “nuovo” Comune fosse Cercola, attraversata da “strade facili e piane” e “coronata di ville e di casini” costruiti lungo la strada Napoli- Ottajano. Ma egli sapeva che il suo progetto non sarebbe stato approvato, e che avrebbero vinto, ancora una volta, la “suscettività e la permalosità di certe persone “, e gli interessi dei “privati”: dell’interesse del popolo “tutti parlano, ma nessuno ci pensa veramente”. Forse è vero: la storia è sempre la stessa, cambiano solo i nomi.



