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Narcos a Pomigliano, il muro della vergogna: “Un delitto non rubare”

Arrestati madre e figlio minorenni in una palazzina insospettabile ubicata nella masseria Mattiello. Trovate bombe, droga e pistole

 

I narcos che controllano l’enorme piazza di spaccio del rione della ricostruzione di Pomigliano le escogitano davvero tutte per mettere a segno i loro traffici. Durante l’ultima operazione i carabinieri della stazione di Pomigliano, diretti dal comandante Valerio Scappaticci, hanno infatti scoperto che un gruppo facente capo a un noto clan di Napoli aveva preso possesso di un’intera palazzina anonima, ubicata in una frazione della cittadina, per controllare lo spaccio nel parco Partenope, il rione del post terremoto, situato a poche centinaia di metri di distanza. In questa palazzina, nella masseria Mattiello, a un tiro di schioppo dal parco Partenope, i carabinieri l’altro ieri hanno arrestato Immacolata Izzo, 33 anni, e il figlio minorenne, già noto alle forze dell’ordine e che tra poco avrebbe raggiunto la maggiore età, i 18 anni. Nella loro abitazione, al secondo piano della palazzina rossa di via Mattiello, i militari hanno trovato 14 stecche di hashish, bilancini di precisione, materiale per il confezionamento della droga e soldi contanti. Ma è stato quando gli investigatori sono scesi nel garage dell’alloggio che è emersa la vera sorpresa. Qui i carabinieri hanno trovato due bombe artigianali, due pistole, una rubata, l’altra con matricola abrasa, e decine di proiettili. Dopo i rilievi del caso è stato sospettato che le persone che hanno utilizzato finora questa base siano i responsabili di un’esplosione a scopo intimidatorio messa a segno nel rione della ricostruzione, proprio con una bomba artigianale. Un atto intimidatorio inquadrabile nell’ambito di un contrasto per il controllo dello spaccio. Nel rione della ricostruzione ci sono gruppi storici che effettuano il traffico di stupefacenti. Madre e figlio arrestati apparterrebbero invece, sempre stando alle indagini, a un clan di Napoli centro che si è poi diramato in provincia, fino a Marigliano. Ma i legami con la realtà di Pomigliano sono provati. Immacolata Izzo è infatti la moglie di Antonio Mennetta, un pregiudicato arrestato nel 2018 per un’estorsione messa a segno insieme con esponenti del clan D’Agostino, formazione criminale storica della zona. Dunque, intrecci a non finire. Nel frattempo Immacolata Izzo è stata portata nel carcere femminile di Pozzuoli mentre il figlio P.M., 17 anni, è stato trasferito nel centro di detenzione minorile dei Colli Aminei. Al vaglio degli inquirenti c’è poi un muro. Proprio così: un muro. È la parete del garage in cui sono state trovate le bombe e le pistole. Sopra sono state impresse con la vernice spray una serie di frasi apparentemente incomprensibili, alcune delle quali sono state cancellate. Una delle frasi inneggia al crimine: “E’ un delitto non rubare quando si ha fame”. Secondo i carabinieri si potrebbe trattare dei messaggi che i narcos lasciavano sulle pareti per non comunicarli attraverso i telefoni. Sulle sfondo di questa situazione si staglia il bubbone dei rioni ghetto trasformati in gigantesche piazze di spaccio. Proprio qui, nella 219 di Pomigliano, i carabinieri hanno dovuto saldare l’ingresso di una sala condominiale trasformata in un base di vendita del crack.

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