Ma chi erano veramente i Re Magi? Anche di questo parlò Umberto Eco.

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Nel libro “Storia delle terre e dei luoghi leggendari” Umberto Eco disegna la storia dei Magi sottolineandone i rapporti con lo Zoroastrismo e con la cultura orientale. Correda l’articolo l’immagine del quadro di Andrea Boscoli “L’arrivo dei Magi”, che è conservato nella Chiesa del SS. Rosario a Ottaviano e che alla chiesa venne donato da Alessandro Medici, figlio di quel Bernardetto che acquistò il feudo. I Medici si consideravano i “Magi” di Firenze.

 

Tra i testi canonici del Cristianesimo solo il “Vangelo secondo Matteo” descrive l’episodio dei Magi: non dice che erano re, li fa venire dall’oriente (apò tòn ‘anatolòn, “dal luogo dove sorge il sole”), guidati nel loro viaggio da una stella. Ed è la stella a indicare “la casa” in cui trovano il Bambino con la Madre (il termine greco “oikìa”, casa, non contraddice la Tradizione, che parla di una grotta, poiché in Palestina, nelle case di campagna, c’era spesso una stanza scavata nella roccia, in cui venivano custoditi gli attrezzi per il lavoro nei campi e gli animali). “Aperti quindi i loro tesori”, i Magi offrirono al Bambino, davanti al quale si erano prostrati per rendergli omaggio, oro, incenso e mirra. Il numero dei doni spinse la tradizione occidentale a immaginare che i Magi fossero tre, Gaspare, Melchiorre e Baldassarre, ma le “anime” del Cristianesimo orientale “parlarono” ora di due Magi, ora di dieci, e, anche quando condivisero la tesi che erano tre, proposero nomi diversi da quelli accettati dall’ Occidente.La regalità dei Magi – scrive Umberto Eco – si affermò nella tradizione liturgica quando si collegò la festa dell’Epifania alla profezia del Salmo 72: “ I re di Tarsis e delle isole gli pagheranno il tributo, i re di Seba e di Saba gli offriranno doni. A lui tutti i re si prostreranno, lo serviranno tutte le nazioni”. Dice il “Vangelo secondo Matteo” che Erode chiese ai Magi di fargli sapere in quale casa di Betlemme avevano trovato il Bambino destinato a “guidare il popolo di Israele: “informatemi, affinché anche io possa venire a rendergli omaggio”. Ma i Magi vennero avvertiti da un sogno a “non ripassare da Erode, e perciò tornarono al loro paese per un’altra strada”. Oggi gli studiosi sono concordi nel sostenere che i Magi erano sacerdoti dello Zoroastrismo, i quali salivano sul “Sabalan, la cima più alta dell’ Adarbaigan, nell’antico impero armeno”, aspettando “l’apparizione di una stella che le profezie legavano alla venuta di una divinità sulla terra”. Erodoto chiama “magoi” proprio i sacerdoti dello Zoroastrismo, e Giovanni di Hildesheim, il frate carmelitano che tra il 1364 e il 1375 scrisse una storia dei tre Re Magi citando come fonte i “libri Indorum”  di cui non si hanno altre notizie, non aveva alcun dubbio: il viaggio dei Magi in Palestina era sollecitato dalle loro ricerche astronomiche, e in particolare, dalla stella di cui parla anche il Vangelo. “Ma più interessante è forse la storia della loro sepoltura”. Marco Polo racconta di aver visitato nella città di Saba, in Persia, le tombe in cui i Magi vennero seppelliti, e “vi sono ancora tutti interi, con barba e con i capelli.”. Gli abitanti del luogo spiegarono a Marco che i tre re andarono “ad adorare un profeta” e gli portarono in dono oro, per sapere se egli era “signore terreno”, incenso “per sapere se era dio”, mirra “per sapere se era eterno”. Ma le cronache si contraddicono. Quando, nel 1162, Federico Barbarossa conquistò e devastò Milano, i suoi portarono via dalla basilica di Sant’ Eustorgio un sarcofago che custodiva i resti dei tre Magi. Bonvesin de la Riva raccontò che nel 314 Sant’Eustorgio aveva portato a Milano quelle spoglie, trovate nella Basilica di Santa Sofia a Costantinopoli, dove Sant’ Elena, la madre dell’imperatore Costantino, aveva disposto che fossero custodite, dopo averle ritrovate durante il pellegrinaggio in Terra Santa. Un ministro del Barbarossa, Rainaldo di Dassel, ordinò  che quei resti venissero traslati nella cattedrale di Colonia, e solo nel 1914 l’arcivescovo di Colonia restituì all’arcivescovo di Milano e alla basilica di Sant’ Eustorgio  “alcuni frammenti ossei di quelle venerate spoglie (due fibule, una tibia e una vertebra”…Ma molti luoghi si gloriano di aver ottenuto frammenti delle reliquie durante la traslazione dall’Italia alla Germania, e così le tombe dei Magi ( un osso o una cartilagine ciascuna ) si sono moltiplicate. Pellegrini in vita, i tre re sono diventati vagabondi post mortem”.