Home Generali L’integrazione, il muro della diversità. Come affermarsi attraverso i mezzi di comunicazione

L’integrazione, il muro della diversità. Come affermarsi attraverso i mezzi di comunicazione

Con la crescita dei social network, ormai diffusi e conosciuti da tutti noi, sono aumentate le campagne di sensibilizzazione, nonché le lotte a favore di chi vive una diversa abilità.

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La rivoluzione dei social network nel confronto con la “diversità”.

Il concetto di diversità, spesso, risulta sconosciuto ai più, soprattutto nella sua originale radice, che non dovrebbe assolutamente rappresentare un qualcosa, o un qualcuno, da escludere. Le differenze, le diverse abilità, non sono una sottrazione, anzi, aggiungono nuove prospettive da scoprire, da comprendere.

Essere uguali seppur diversi, è un concetto che andrebbe insegnato come un mantra in tutte le scuole, partendo per l’appunto dai bambini. Oggi, invece, il diverso viene ancora emarginato, escluso. È identificato come un reietto della società. Un peso per la collettività che va sostenuto nella sua improduttività. Ed è così che nascono i pregiudizi, i preconcetti.

Conoscere le differenze, scoprirle, cercare di essere propositivi e aperti verso chi porta su di sè esperienze articolate, è un percorso culturale che vede l’Italia, rispetto ad altri paesi europei, avanzare ad un passo davvero lento.

Eppure, qualcosa inizia a muoversi. Attraverso i social network, ad esempio, è partita una piccola rivoluzione. In tanti, da tempo, condividono esperienze di vita che riguardano il loro rapporto con persone affette da handicap. Viene messa in evidenza quanto, la quotidianità con un soggetto disabile, possa offrire ricchezza di sentimenti, di comprensione e di amore. Disabilità non vuol dire per forza di cose lacrime, sofferenze o rinunce. Certo, ci saranno sicuramente anche questi aspetti, ma in quale vita non li troviamo? Conosciamo per caso persone immuni da patimenti? Non credo. Tutti, chi in un modo o in un altro, viviamo delle personali difficoltà.

Grazie ai nuovi strumenti di comunicazione che la rete internet ci ha messo a disposizione, abbiamo conosciuto famiglie che, malgrado un figlio affetto dalla sindrome di Down, bruciano giornate intere con l’allegria stampata sul viso. Quella felicità che parla di ore, minuti e secondi trascorsi accanto a lui. Istanti dove si impara, si apprende. Dove sono le carezze a contare. Gli sguardi e le smorfie complici. La stessa aria che ci ossigena i muscoli. Non di certo la patologia.

I limiti di una persona disabile possono essere gli stessi di un normodotato. Lui potrebbe non saper camminare, mentre l’altro potrebbe non saper leggere. Quindi i limiti, le barriere (quelle non strutturali), le aspettative negative sono, come ogni cosa, un punto di vista. Per sentirci uguali, senza alcuna discriminazione, dovremmo concentrarci sulle abilità più che sulle disabilità. Tutti hanno qualcosa da offrire. Un contributo per la società che abitiamo. Un apporto alla comunità verso la tanto agognata inclusività.

Il coraggio che il virtuale ci sta offrendo, ovvero la forza di uscire allo scoperto e di presentarci per ciò che siamo e rappresentiamo, andrebbe riversato nella quotidianità. In quella vita fatta di contatti, di dialogo e conoscenze. Di strette di mano e bevute di birra.

Nascondersi non serve. Rifugiarsi nell’ombra non è vita, bensì sopravvivenza. Dobbiamo essere accesi come mille e passa lampadine. Portatori di luce, perché siamo corrente. E nessun interruttore potrà mai spegnerci.