Ne dà notizia l’avvocato che ha depositato il ricorso, Pino Marziale.
Il corteo per “la libera satira” è partito stamane da piazza Garibaldi ed ha raggiunto in poco tempo il tribunale partenopeo. A sostenere Mimmo Mignano, Marco Cusano, Roberto Fabbricatore, Massimo Napolitano e Antonio Montella, i cinque operai del reparto logistico Fiat di Nola licenziati dall’azienda il 24 giugno del 2014, c’erano decine di lavoratori provenienti da varie realtà del nord e del centro Italia e i militanti dei centri sociali. C’era anche Giorgio Cremaschi, storico leader della Fiom e della Cgil da cui è poi fuoriuscito l’anno scorso in dissenso con le politiche del più grande sindacato italiano. Intanto il ricorso in appello per l’annullamento del licenziamento di Mignano e dei suoi compagni di lavoro oggi è stato discusso dai giudici. All’esame dei magistrati c’è in particolare la decisione dei cinque operai di esporre davanti al reparto logistico di Nola un fantoccio raffigurante Sergio Marchionne legato al collo da un cappio penzolante da un patibolo. Una manifestazione “forte” scaturita dal fatto che in quei mesi si suicidarono due operai del reparto logistico, due attivisti della sinistra autonoma, Maria Baratto e Pino De Crescenzo, in cassa integrazione da parecchio tempo. Due settimane dopo gli operai che hanno manifestato contro Marchionne sono stati licenziati. Il tribunale di Nola per due volte ha respinto il loro ricorso finalizzato al reintegro in fabbrica. Ora è la corte di Appello di Napoli è chiamata a dire l’ultima parola sulla vicenda. Domani sarà reso noto l’esito della sentenza. Al fianco degli operai e per il diritto alla libera satira si sono finora schierati, oltre a Cremaschi, il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, lo scrittore Erri De Luca, il musicista e scrittore Moni Ovadia, l’attore Ascanio Celestini e tanti altri personaggi del mondo della cultura e dello spettacolo.



