Pomigliano d’Arco, l’ultimo saluto a Imma Panico: commozione e dolore ai funerali della 22enne

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Si sono svolti questa mattina, 8 giugno, presso la chiesa di San Felice, i funerali di Immacolata Panico, la 22enne di Pomigliano d’Arco la cui scomparsa, secondo le indagini causata da un gesto estremo, ha profondamente colpito l’intera comunità.

 

Palloncini, magliette con il suo volto e tanta commozione: questo il clima che si respirava all’esterno della parrocchia, gremita di familiari, amici e cittadini accorsi per dare l’ultimo saluto a una giovane vita spezzata troppo presto.

«Ventidue anni. Un’età che dovrebbe profumare di futuro, amore e speranza. Mi rivolgo a voi ragazzi, amici di Immacolata, che oggi portate la sua immagine sulle magliette. La vita è un’avventura che merita sempre di essere vissuta, anche quando può sembrare difficile. Non c’è nulla di più significativo e personale che viverla, perché vale più di tutto l’oro del mondo».

Queste le parole pronunciate da don Leonardo durante l’omelia, in un momento di profonda riflessione e vicinanza ai tanti giovani presenti.

Al termine della funzione religiosa, palloncini e coriandoli sono stati liberati in cielo in ricordo di Immacolata, accompagnati dallo stemma dell’Associazione “Maria SS.ma dell’Arco, in un ultimo e commovente gesto d’affetto.

Cooking around: tra cibo e spettacolo a Pomigliano d’Arco

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Si conclude oggi, domenica 7 giugno, la prima parte di “Cooking Around”, l’evento nato a Cicciano con l’obiettivo di promuovere e valorizzare le eccellenze enogastronomiche del territorio, ponendo particolare attenzione alla qualità delle materie prime e alla loro corretta percezione da parte del pubblico.

L’iniziativa nasce anche con una forte valenza educativa, soprattutto nei confronti delle nuove generazioni, alle quali viene trasmesso un messaggio chiaro: passione, impegno e dedizione rappresentano gli strumenti fondamentali per raggiungere obiettivi importanti e costruire il proprio futuro.

Per la prima volta, la manifestazione si è svolta a Pomigliano d’Arco, nella suggestiva cornice del Parco delle Acque, location che ospiterà nuovamente l’evento dall’11 al 14 giugno.

«Lo spirito guida di quest’anno è far conoscere la nostra realtà anche al di fuori di Cicciano», ha dichiarato il direttore artistico Giovanni De Filippis.

Dal 4 giugno il Parco delle Acque si è trasformato in un vivace punto di incontro, grazie alla presenza di numerosi stand e aree tematiche dedicate al gusto, all’intrattenimento e al tempo libero. Accanto agli spazi fieristici e all’area food, grande successo ha riscosso l’area dedicata ai bambini, curata da WakeUp Animazione, con gonfiabili, mascotte e attività pensate per il divertimento dei più piccoli, rendendo la manifestazione adatta a un pubblico di tutte le età.

Proprio ai bambini è stata riservata un’attenzione particolare grazie all’impegno dell’associazione “Teniamoci per Mano”, che nella giornata conclusiva ha organizzato una speciale masterclass per aspiranti piccoli chef tra i 6 e gli 11 anni. I giovani partecipanti hanno avuto l’opportunità di mettersi alla prova affiancati da chef e pizzaioli del territorio, tra cui Gemma Caruso, ideatrice del progetto “Mani in Pasta” e nota sui social come “In cucina con Gemmy”, insieme a Valerio La Rosa e alla pizzaiola Jessica De Vivo.

L’area food ha proposto un ricco percorso gastronomico, offrendo ai visitatori una vasta selezione di pizze, fritture, dolci e numerose specialità della tradizione campana.

Non è mancato lo spazio dedicato allo sport, dove gli appassionati hanno potuto partecipare a tornei disputati sui tavoli ufficiali della Lega Italiana Calciobalilla, oltre a competizioni di beach volley e boxe.
Anche il programma degli spettacoli ha contribuito ad animare le serate con appuntamenti diversi ogni giorno.

Il calendario si è aperto il 4 giugno con Gigio Rosa e Pezza De Chiara, seguiti dall’esibizione del 5 di Francesco Mastandrea. Il 6 giugno è stata la volta di una coinvolgente gara di freestyle accompagnata dalla performance del gruppo Jam. A chiudere questa prima parte della manifestazione, infine, sarà il comico Vincenzo Comunale, protagonista dell’ultima serata.

Cooking Around si conferma così un appuntamento capace di unire tradizione, intrattenimento, formazione e valorizzazione del territorio, coinvolgendo famiglie, giovani e appassionati in un’esperienza che va ben oltre la semplice degustazione.

Le ricette di Biagio: ziti alla “puttanesca”. E lunedì corri ad applaudire il nuovo sindaco, anche se non l’hai votato

No, non è il piatto dell’ipocrisia, della doppiezza, della “prostituzione” morale e fisica. La “filosofia degli ziti”, dei maccheroni lunghi spezzati, è diversa dalla “filosofia dei vermicelli”, come dimostrarono, in un celebre “convegno” letterario, Giovanni Artieri, Alberto Consiglio, Paolo Monelli, Mario Stefanile e Virgilio Lilli. E le “virtù” di questo piatto diventano ancora più penetranti poiché la sua ricetta elimina le acciughe, che accompagnano i “vermicelli alla puttanesca”, e prevede l’uso del prezzemolo vesuviano.

 

 

Ingredienti (per 4 persone):

gr. 350 di ziti spezzati; gr. 400 di polpa di pomodoro; gr. 150 di olive nere; 1 cucchiaio di capperi dissalati; aglio, olio, sale, una “punta” di peperoncino e di “pretosino” vesuviano. Quando nell’olio in padella l’aglio incomincia a dorarsi si toglie e si versa la polpa di pomodoro. Dopo qualche minuto si aggiungono i capperi dissalati e le olive denocciolate: il “tutto” deve cuocere per una decina di minuti e va senza sosta mosso e rivoltato, mentre nella pentola gli ziti già stanno in cottura. Quando il sugo è pronto, si aggiungono i maccheroni, col sostegno della “punta” di peperoncino e di un cucchiaio di acqua di cottura. Sui piatti che vanno in tavola si sparge il “pretosino” vesuviano tritato.

 

Inventati non si sa se nelle “case chiuse” di Napoli o in quelle di Roma, i vermicelli presero il nome “alla puttanesca” dal fatto che i capperi, il peperoncino e le olive accendevano e potenziavano un certo tipo di “voluttà” e l’“arravuoglio” degli spaghetti era concreta immagine di altri “arravuogli. Tra tutte le storie sull’origine del nome puttanesca mi convince quella raccontata da Nello Oliviero. A battezzarla così fu la maitresse di una nota “casa chiusa “dei quartieri spagnoli, “il 98“.

 

Alle ragazze erano concesse due ore per la pausa- pranzo, e non c’era un primo piatto che potesse essere preparato più velocemente dei vermicelli con pomodoro, aglio, capperi e olive. Anche i clienti ne mangiavano una forchettata: non si sa mai, vuoi vedere che gli antichi avevano ragione sui poteri afrodisiaci di aglio e chiapparielli? Insomma, chi è già “fàvuzo” – falso, ipocrita – per natura e mangia un piatto di “vermicelli alla puttanesca”, trova la forza e la maschera adatta per correre dal nuovo sindaco, che lui non ha votato, e abbracciarlo, stringerlo, sollevargli in alto il braccio, gridando “Abbiamo vinto”, sottolineando con voce forte e sillabante l’“abbiamo…”. Con gli ziti è tutta un’altra storia.

 

La poesia dei maccheroni di grosso calibro, – i maltagliati, mettiamo, o gli ziti spezzati -, sa di misticismo. Prima di tutto, i maccheroni vanno masticati. Consapevolmente. Artisticamente. E masticare è un verbo che da solo macina simboli e richiami. Masticare forse viene dal greco mastòs, la mammella, il latte, il cibo primigenio, il ritorno all’infanzia, il piacere archetipo dell’eros del cibo. L’uomo che mastica si oppone all’uomo che divora, perché sminuzza le cose, e cerca di svelarne tutte le voci e ogni significato. Il masticatore assapora il piacere del tempo lento, che è negato al divoratore. In Notturno D’ Annunzio scrive: Usciamo. Mastichiamo la nebbia. La città è piena di fantasmi. Gli occhi ammalati del poeta affidano alla bocca il compito di “provare” e di capire la vanità, vera e simbolica, delle cose. Si mastica e ciò favorisce la meditazione, e gli ziti, anche quando vengono infilzati a due o a tre, conservano integra la loro identità: allo stesso modo non c’è folla, a Napoli, che non risulti, a guardarla bene, una schiera di ben distinti individui, che non si fanno assorbire dalla massa.

 

Ogni maccherone ha il suo proprio carattere, fatto di consistenza, lunghezza, colore e permeabilità al sugo: perciò i maccheroni vanno mangiati uno alla volta, o, tutt’al più, a coppie. Il vero mangiatore di ziti sta a schiena diritta, osserva i maccheroni infilzati, medita sulla sacralità dei gesti: non si chiacchiera, intorno ai maccheroni, si parla con gli occhi: il silenzio è necessario, perché la mano non si distragga, e perché i denti e la lingua trasmettano a tutti i nervi e a tutte le fibre la percezione assoluta e definitiva dell’istante in cui il corpo del maccherone e l’essere del mangiatore diventano una cosa sola. E questa è esperienza mistica.

 

Dunque, chi mangia ziti “alla puttanesca” riesce a placare ardori e tensione nel piacere della meditazione. Non si pente di aver votato il candidato sconfitto, ma capisce che è suo dovere di cittadino rispettare la volontà della comunità: e dunque il suo applauso al vincitore è la testimonianza di una civile condivisione, non è l’ipocrisia di uno sciacquino. Dunque domenica i “perdenti” si rinforzino con una copiosa porzione di ziti “alla puttanesca” e corrano a “scoccà’ ‘e mman’” al vincitore. Senza vergogna, anzi fieri del loro spirito civico.

Leggo e rileggo: penso che “’sta pezza a cculore” sia venuta bene.

 

La diafonia e la nascita dell’organum

Bentornati al ventesimo appuntamento di “Riavvolgi il futuro”. 

Il passaggio tra l’XI e il XII secolo segna una delle transizioni più cruciali per la storia della musica occidentale, caratterizzata dal passaggio epocale da una trasmissione prevalentemente orale a una cultura musicale scritta. Fino a quel momento, la memoria dei cantori era l’unico vero archivio del repertorio liturgico; i neumi inseriti nei manoscritti altomedievali non indicavano l’altezza esatta dei suoni, ma servivano unicamente come promemoria visivo per chi conosceva già la melodia a memoria. Questo sistema, tuttavia, mostrava forti limiti di fronte a un corpus di canti in continua espansione e rendeva il processo di apprendimento estremamente lungo, faticoso e passibile di continue alterazioni e varianti regionali.

La svolta decisiva verso una notazione precisa e scientifica si deve alla figura e all’opera di Guido d’Arezzo, un monaco benedettino attivo nella prima metà dell’XI secolo. Guido comprese che, per sottrarre la musica alla precarietà della memoria, era necessario inventare un sistema visivo che permettesse a un cantore di intonare un canto mai sentito prima direttamente dalla pagina scritta. Per raggiungere questo obiettivo, egli perfezionò l’uso del rigo musicale, tracciando linee parallele a distanze fisse (corrispondenti a intervalli di terza) e contrassegnandole con lettere-chiave (le antenate delle nostre chiavi di lettura) o colorandole in modo specifico, come la linea rossa per la nota Fa e la linea gialla per la nota Do. In questo modo, lo spazio verticale del rigo iniziò a rappresentare in modo univoco e geometrico l’altezza esatta dei suoni.

Oltre al rigo, Guido d’Arezzo rivoluzionò la didattica musicale introducendo il sistema della solmisazione, un metodo ideato per aiutare i giovani cantori a memorizzare gli intervalli di semitono, lo snodo più difficile nell’intonazione. Per farlo, utilizzò la prima strofa dell’inno a San Giovanni Battista, Ut queant laxis, in cui ogni semiversetto inizia su una nota progressivamente più acuta della scala. Utilizzando le sillabe iniziali di ciascun verso – Ut, Re, Mi, Fa, Sol, La – Guido definì il concetto di esacordo, una sequenza di sei note in cui il semitono si trovava sempre esattamente al centro, tra le sillabe Mi e Fa. Questo stratagemma mnemonico facilitò enormemente lo studio: i cantori non dovevano più basarsi sull’imitazione acustica del maestro, ma potevano ricavare l’intonazione corretta autonomamente attraverso la lettura delle sillabe.

Il sistema degli esacordi venne strutturato per coprire l’intera estensione delle voci dell’epoca attraverso tre tipologie distinte: l’esacordo “naturale” (che partiva dalla nota Do), l’esacordo “duro” (che partiva dal Sol e utilizzava il Si naturale) e l’esacordo “molle” (che partiva dal Fa e introduceva il Si bemolle per mantenere intatta la distanza del semitono tra Mi e Fa). Quando una melodia superava l’estensione di sei note, il cantore doveva eseguire una transizione chiamata “mutazione”, che consisteva nel cambiare la denominazione sillabica di una nota per passare da un esacordo all’altro. Questa complessa impalcatura teorica trovò una sintesi pratica e visiva nella celebre “mano guidoniana”, una mappa mnemonica in cui a ogni articolazione e polpastrello delle dita della mano sinistra corrispondeva una specifica nota e la relativa sillaba, permettendo ai maestri del coro di guidare visivamente l’intonazione dei cantori durante le prove.

Grazie a queste innovazioni, la figura del musicista subì una profonda mutazione antropologica e sociale. Si creò una netta separazione tra il cantor, colui che eseguiva materialmente la musica basandosi spesso sulla pura pratica e sull’istinto, e il musicus, il teorico che possedeva la conoscenza razionale, scientifica e matematica delle leggi sonore. La scrittura smise di essere un semplice strumento di conservazione a posteriori e divenne il motore stesso della creazione musicale, ponendo le basi teoriche e pratiche indispensabili per lo sviluppo e la fioritura della successiva polifonia e della composizione d’autore nell’Europa medievale.

Ed eccoci arrivati alla fine cari musicofili e musicofile, se siete giunti fin qui vi attendo nel prossimo appuntamento per approfondire questo nostro fantastico discorso.

P.S.: Vietato mancare ;^) . A presto!!!!! :^)

Il Parco Vesuvio compie 31 anni. IL Presidente: “Raggiunti traguardi importanti ma altre sfide ci attendono”

Spegne trentuno candeline il Parco del Vesuvio, uno dei vulcani più famosi al mondo. Al di là dei successi come le circa 700mila presenze al Cratere nel 2025, non mancano le sfide: conciliare gli enormi flussi turistici con la bellezza paesaggistica nell’area protetta.

 

Raffaele De Luca, presidente dell’Ente Parco Nazionale del Vesuvio, non ha dubbi sul traguardo più importante raggiunti in questi anni. “Oggi la coscienza sociale ha acquisito la consapevolezza che far parte di un territorio protetto può essere una grande opportunità, anche di sviluppo economico” spiega. “Quando il Parco nacque, nel 1995, l’obiettivo primario era arginare l’azione indiscriminata dell’uomo: abusivismo edilizio, scarichi illegali, caccia. Una battaglia che, almeno in parte, sembra vinta”, dice. E oggi la sfida è ambiziosa. Con quasi 700mila visitatori l’anno, la pressione è enorme. “Non si può andare oltre le 3.200 presenze giornaliere. Stiamo lavorando sulla nuova sentieristica e sulla promozione dei percorsi già esistenti – racconta – affinché la domanda turistica non si concentri soltanto sul cratere”. L’obiettivo è distribuire i flussi, moltiplicare le esperienze, alleggerire la vetta.

 

Con l’arrivo dell’estate torna puntuale anche il rischio incendi. Quest’anno, il Parco sta lavorando con la formazione dei Dos, i Direttori delle Operazioni di Spegnimento, realizzata in collaborazione con la Protezione Civile regionale. “Senza Dos non si possono alzare elicotteri né mezzi aerei – sottolinea De Luca – La novità cruciale è che questi tecnici provengono direttamente dai tredici Comuni della comunità del Parco: conoscono il territorio, possono intervenire in pochi minuti, con una tempestività che negli anni passati, quando i DOS dovevano arrivare da fuori, era semplicemente impossibile”.

 

Al centro c’è una scommessa culturale di lungo periodo. Il Parco investe nelle scuole, porta i ragazzi sui sentieri, racconta le eccellenze enogastronomiche del territorio.
“Vogliamo che scatti in loro quella scintilla che spinge a difendere e preservare – dice il presidente – Perché i giovani di oggi sono i custodi di domani, e senza un autentico senso di appartenenza nessuna norma o recinzione potrà mai bastare”.

 

A chi gli chiede di rivolgere un augurio al Parco, risponde “Gli direi di continuare a fare il bravo perché noi vesuviani siamo nati qui, sappiamo di vivere in una zona ad alto rischio, ma ogni mattina ci svegliamo, guardiamo il Cratere e da qui riceviamo energia”.

Nola. Sporting Club, finanziato il progetto per il nuovo Palazzetto dello Sport

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Un risultato importante che simboleggia la volontà di valorizzare un polo sportivo strategico come lo Sporting Club ed un deciso passo avanti nelle programmaticità immaginate dal sindaco Andrea Rugiero e la sua amministrazione: è arrivato l’ok per il progetto di finanziamento per la realizzazione del nuovo Palazzetto dello Sport multifunzionale all’interno del complesso sportivo “Sporting Club” in via Seminario.
L’intervento consentirà di trasformare un’area oggi ammalorata ed inutilizzata, occupata da due campetti, uno di calcio a 5 ed una pista di pattinaggio in disuso, in una moderna struttura sportiva che punterà ad ospitare le attività di tante associazioni sportive del territorio. La struttura sarà composta da un grande palazzetto multifunzionale con campo centrale destinato alla pratica della pallacanestro, della pallavolo, del calcio a 5 e del tennis, oltre ad una tribuna da circa 216 posti a sedere, comprensiva di postazioni dedicate alle persone con disabilità.
L’investimento complessivo ammonta a 3,5 milioni di euro, di cui 2.916.666,67 euro finanziati attraverso le risorse dell’avviso nazionale “Sport e Periferie 2025” promosso dal Dipartimento per lo Sport della Presidenza del Consiglio dei Ministri, mentre la restante quota di 583.333,33 euro sarà garantita dal Comune di Nola.
Il complesso sarà inoltre dotato di spogliatoi per atleti e arbitri, deposito, locali tecnici, infermeria, uffici di direzione, bar, biglietteria e servizi per il pubblico, nel rispetto dei più moderni standard di accessibilità e funzionalità.
«Con questo finanziamento – dichiara il sindaco Andrea Ruggiero – Nola compie un passo fondamentale verso il potenziamento della propria dotazione sportiva e sociale., dando consequenzialità a quanto affermato già in campagna elettorale. Lo sport rappresenta uno straordinario strumento di crescita, inclusione e aggregazione, soprattutto per i più giovani. Ma voglio cogliere l’occasione per ribadire come questa sia solo un punto di partenza per lo “Sporting”: anche per il calcio ci aspettano importanti novità nelle prossime settimane».

Sant’Anastasia, all’IC D’Assisi-N.Amore successo e partecipazione per il progetto “Dieta Mediterranea”

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Con un arcobaleno di colori si conclude il progetto “Scuole che promuovono la salute” all’IC D’Assisi Nicola Amore di Sant’Anastasia.
Le classi terze della scuola primaria, del plesso Ponte di Ferro e del plesso Portali, hanno intonato e ballato “Un arcobaleno in tavola” alla presenza dei responsabili dell’Asl Napoli 3 Sud e poi, insieme ai genitori, preparato una merenda sana e gustosa.
Erano presenti la dottoressa Amelia Dato, nutrizionista specialista in alimenti dell’Asl Napoli 3 Sud, e la Dottoressa Teresa Mastantuono, Dirigente SIAN.
Sei in tutto le classi coinvolte per una platea, di alunni e famiglie, di oltre 400 persone che, in modo divertente, hanno riflettuto sulla sana alimentazione.
Un’esplosione di colori, per il cibo della sana merenda proposta dai genitori in entrambi i plessi dell’istituto D’Assisi Nicola Amore. Dalla frutta di stagione, al pane con l’olio, ad una salutare crostata alla marmellata fatta in casa.
I genitori hanno dato un grande contributo alla buona riuscita dell’evento conclusivo, allestendo i banchetti per la merenda che tutti i bambini hanno potuto gustare a fine manifestazione.
“Il Gioco sulla Dieta Mediterranea è stato un percorso di conoscenze che passa attraverso il principio ludico dell’imparare divertendosi – spiega la Dirigente Angela De Falco – nella nostra scuola portiamo avanti un discorso generale sulla sana alimentazione a partire dalla merenda sana che le mie docenti promuovono in classe ogni giorno”.
Il Gioco della Dieta Mediterranea è un percorso suddiviso in 7 tappe e organizzato sulla falsa riga del gioco dell’oca. Il progetto è promosso dalla UOC Igiene degli alimenti, diretto dal dottore Pecoraro Pierluigi, dell’Asl Napoli 3 Sud e la scuola primaria, dell’IC D’Assisi-Nicola Amore, per il secondo anno consecutivo è l’unica sul territorio comunale ad aver aderito, mostrando sensibilità e attenzione alla sana e corretta alimentazione.

Il tour delle idee scende in piazza: un’iniziativa per tutte le età

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Idee e Concretezza annuncia l’avvio del “Tour delle Idee”, un’iniziativa itinerante che nelle prossime ore farà tappa in diverse piazze del territorio con l’obiettivo di promuovere ascolto, partecipazione e coinvolgimento della cittadinanza.

Il progetto nasce dalla volontà di creare momenti di confronto diretto con cittadini, famiglie, giovani, associazioni e realtà del terzo settore, favorendo la condivisione di idee, proposte ed esperienze sui temi della comunità, dell’inclusione sociale e della cittadinanza attiva.

«Crediamo che il dialogo con le persone rappresenti il punto di partenza per costruire percorsi concreti di crescita sociale e partecipazione. Con il Tour delle Idee vogliamo portare l’ascolto direttamente nelle piazze, creando occasioni di incontro e confronto aperte a tutti», spiegano dall’APS Idee e Concretezza.

Ogni tappa sarà caratterizzata da attività di informazione, sensibilizzazione e partecipazione, con particolare attenzione ai valori dell’unione, dell’inclusione e della solidarietà che ispirano l’azione dell’associazione.

L’iniziativa dedicherà inoltre uno spazio specifico alle famiglie attraverso attività di animazione per bambini, affinché ogni appuntamento possa rappresentare un momento di aggregazione e socialità per tutte le età.

Il Tour delle Idee si propone di valorizzare il contributo dei cittadini favorendo la nascita di una rete permanente di ascolto e partecipazione.

Le prime tappe dell’iniziativa saranno rese note nelle prossime ore attraverso i canali ufficiali dell’associazione.

Scisciano, riapertura della chiesa di San Giovanni Battista, il sindaco: “Tornerà a splendere”

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La chiesa di San Giovanni Battista riapre dopo i lavori di restauro, risanamento conservativo e valorizzazione. Alle 18 di sabato 6 giugno il taglio del nastro, la presentazione dei lavori effettuati oltre che delle idee sulla nuova vita dell’immobile di proprietà del Comune di Scisciano. La cerimonia si terrà alla presenza del sindaco Antonio Ambrosino e dell’amministrazione comunale oltre che dei tecnici  e degli enti istituzionali che hanno preso parte al processo di recupero dell’edificio.

“La chiesa di San Giovanni Battista – dice il primo cittadino – torna a splendere ed a rappresentare il simbolo delle nostre radici e della nostra storia. Sarà un punto di riferimento culturale e sociale per il territorio cittadino. Il luogo dove la nostra comunità potrà ritrovarsi per sentirsi partecipe del percorso di crescita che si alimenta con il confronto, il dialogo, la partecipazione e la condivisione degli obiettivi. Un risultato importante per Scisciano, ottenuto grazie alla sensibilità di Mara Carfatgna, che da Ministro per il Sud attivò lo strumento dei contratti istituzionali di sviluppo creando le precondizioni per assicurare a tutti i cittadini pari opportunità nel miglioramento del benessere sociale e culturale”.

Gli interventi realizzati nella  chiesa di San Giovanni Battista sono stati, infatti,  finanziati attraverso il CIS “Dalla terra dei fuochi al giardino d’Europa”, sottoscritto il 26 gennaio del 2022.

San Gennaro Vesuviano, bengalese aggredito mentre è in bici: il video finisce sui social

Le immagini diffuse dal deputato Francesco Emilio Borrelli. Condanna unanime per il gesto ai danni di un cittadino straniero

Sta suscitando indignazione il video di una violenta aggressione avvenuta a San Gennaro Vesuviano ai danni di un cittadino di origine bengalese. L’uomo, mentre percorreva una strada del paese in bicicletta, è stato colpito all’improvviso con un calcio da un giovane, finendo rovinosamente sull’asfalto.

Le immagini sono state inviate al deputato Borrelli, che ha deciso di pubblicarle sui propri canali social denunciando l’accaduto e condannando duramente il gesto. Secondo quanto evidenziato dallo stesso parlamentare, si tratterebbe di un’aggressione gratuita compiuta ai danni di una persona che stava semplicemente transitando in bicicletta.

Il filmato ha rapidamente fatto il giro del web, generando numerosi commenti di solidarietà nei confronti della vittima e richieste di individuare i responsabili. Molti cittadini hanno espresso preoccupazione per un episodio che appare privo di qualsiasi motivazione e che colpisce una persona impegnata nelle normali attività quotidiane.

Al di là delle eventuali responsabilità che saranno accertate, la vicenda ha riacceso il dibattito sul fenomeno delle cosiddette “bravate” violente, spesso riprese con gli smartphone e diffuse sui social, ma che possono provocare conseguenze anche gravi per chi ne resta vittima.

Un episodio che richiama ancora una volta l’attenzione sul rispetto delle persone e sulla necessità di contrastare ogni forma di violenza.