Pollena Trocchia, stop al pagamento delle rette dell’asilo nido comunale

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa dal comune di Pollena Trocchia.

 

Stop al pagamento delle rette mensili per la compartecipazione alle spese di fruizione dell’asilo nido comunale. È questa l’ultima misura in ordine di tempo adottata dall’amministrazione comunale di Pollena Trocchia nell’ambito delle iniziative di sostegno alla cittadinanza per la gestione dell’emergenza legata alla diffusione del nuovo coronavirus. «L’amministrazione comunale di Pollena Trocchia, nell’ambito dei servizi socio-educativi, desidera informare le famiglie dei minori iscritti all’asilo nido comunale “La Fabbrica del Futuro” che fino alla fine dell’emergenza da covid-19 è sospeso il pagamento delle rette di compartecipazione alla spesa per il funzionamento del servizio. Si tratta di una misura concreta a sostegno delle tante famiglie che usufruiscono del nostro asilo nido, che, fin dall’inizio dell’emergenza, abbiamo provveduto a chiudere e sanificare» ha annunciato l’assessore alle politiche sociali e vicesindaco Pasquale Fiorillo. «Proprio ieri abbiamo attivato il servizio di spesa e commissioni a domicilio per anziani non autosufficienti e disabili gravi privi di assistenza familiare. Oggi annunciamo questa ulteriore misura a sostegno delle famiglie con minori, che potranno avere tutte le informazioni necessarie dalla coordinatrice del servizio. Nel frattempo continua l’attività di sensibilizzazione della popolazione a restare a casa e ad evitare assembramenti, grazie ad avvisi a mezzo megafono su tutto il territorio cittadino. Domani e sabato, col supporto della Protezione Civile “FireFox” e della locale Croce Rossa, si procederà invece alla disinfezione di tutte le strade e piazze del territorio comunale, pur consapevoli che ciò non rappresenta la panacea al contrasto al propagarsi del virus, per il quale l’unico rimedio valido rimane quello di restare in casa e di limitare al massimo i contatti con le persone» ha detto il sindaco di Pollena Trocchia, Carlo Esposito, che sul fronte della lotta al contenimento del nuovo coronavirus ha anche disposto l’interdizione dell’accesso al pubblico agli uffici comunali salvo casi di comprovata urgenza, come per il rilascio di carte di identità e certificazioni non procrastinabili, protocollazione di atti e dichiarazioni di nascita e morte.

(fonte foto: rete internet)

Il sole del Sud guarì la moglie e la figlia dello zar Nicola I, che donò a Napoli i “Palafrenieri” in bronzo di Palazzo Reale

I due “gruppi in bronzo”, opera di Clodt von Jurgensburg, ornano l’ingresso del Giardino di Palazzo Reale, nei pressi del Maschio Angioino.Vennero donati a Ferdinando II dallo zar Nicola I. Il soggiorno della zarina  e della figlia in Sicilia, e i salutari effetti del clima sulle loro malattie. Nicola I e il filosofo e matematico Ottavio Colecchi. La testimonianza di Luigi Settembrini, e la disavventura di un commissario di polizia incaricato di controllare, da lontano, lo zar quando passeggiava per le vie di Napoli.

 

La Russia zarista, che aveva potentemente contribuito alla sconfitta di Napoleone Bonaparte, svolse un ruolo di primo piano nel definire il nuovo ordine europeo che venne disegnato dal Congresso di Vienna. Nicola I, che divenne zar nel 1825, fu un difensore spietato di questo ordine e un fermo sostenitore della Santa Alleanza. Dicono alcune fonti che nel 1816 egli aveva assicurato la protezione sua e di suo fratello, lo zar Alessandro I, al domenicano Ottavio Colecchi, filosofo e matematico, che l’Ordine aveva mandato in giro per l’Europa per consentirgli di sottrarsi alla polizia dei Borbone, o, come scrisse l’autore del suo necrologio, pubblicato nel settembre del1848 dal “Poliorama Pittoresco”, per far sì che si placasse l’ira di alcuni teologi domenicani che accusavano di ateismo il filosofo. Colecchi tenne certamente conferenze all’Università di Pietroburgo e, secondo alcuni, impartì qualche lezione privata ai figli del futuro zar. Per ironia della sorte, toccò allo zar di Russia, paladino della Restaurazione, salvare il filosofo che tra il1832 e il1846 avrebbe educato, con le sue lezioni su Kant e su Hegel, i giovani destinati a promuovere il rinnovamento culturale e la rivoluzione politica nel Regno delle due Sicilie: e, tra questi, i fratelli Spaventa, Francesco De Sanctis, Luigi Settembrini.

Nicola I, diventato zar di Russia, sposò Carlotta, figlia di Federico III di Prussia, che, sedutosi sul trono il marito, mutò il suo nome in Aleksandra Fedorovna. Nella biografia di Nicola I Constantin de Grunwald scrive che lo zar, già paragonato da Puskin a Mosè, era certamente l’uomo più bello d’Europa, e che degni del suo portamento maestoso erano lo stile, la raffinatezza e la grazia della moglie. Che però era di salute cagionevole, soffriva di molti disturbi, anche al cuore e ai polmoni: e a poco a poco la sua freschezza ne fu offuscata.. Nell’ottobre del 1845, su consiglio dei suoi medici, i tedeschi Markuous e Mandt, la zarina lasciò Pietroburgo e si recò  in Sicilia, poiché i rigori del clima russo le potevano essere fatali, mentre il sole e la luce dell’isola costituivano una salutare medicina per gli spasmi muscolari e i lancinanti dolori alle ossa. Alexandra partì con le dame di compagnia e con la figlia Olga, che, secondo qualche fonte, cercava anche lei, nel clima mediterraneo, un sollievo per le ricorrenti crisi respiratorie. Successivamente arrivò in Sicilia anche lo zar, accompagnato dall’amante, Barbara Nelidova, che era stata dama di compagnia della zarina. Che sapeva tutto, da tempo, e aveva accettato la situazione, perché amava il marito, e perché i due medici tedeschi le avevano consigliato con fermezza di astenersi dai rapporti sessuali, che potevano arrecare al suo cuore un danno irreparabile. Aleksandra e Nicola restarono incantati dallo splendore della Sicilia e dall’eleganza della villa che li ospitava, la Villa Quattro Pizzi della famiglia Florio, che l’architetto Carlo Giachery aveva costruito all’Arenella di Palermo, presso il “Baglio della Tonnara”. Tale fu l’incanto della coppia che, al ritorno in patria, lo zar fece costruire, sull’isola Snomenka, di fronte a Pietroburgo, una villa simile a quella dei Florio. Ma prima di tornare in Russia, Nicola I e la moglie – la vacanza nell’isola era stata salutare per lei e per la figlia- si recarono a Napoli, per ringraziare Ferdinando II. Al re donarono vasi cinesi e strumenti musicali, e alla città i due “palafrenieri che domano i cavalli”, statue in bronzo dello scultore russo Peter Clodt von Jurgensburg, che, diceva scherzosamente Nicola I, “supera ogni altro stallone nel creare cavalli.” Luigi Settembrini e i suoi amici liberali videro nei due gruppi bronzei non solo una “lodevole opera dell’arte”, ma anche un chiaro suggerimento politico su “come s’hanno a tenere i popoli, che sono bestie, dai monarchi che sono uomini gagliardi.”.

Racconta Settembrini che, durante la visita dello zar e della zarina, “le vie di Napoli furono spazzate meglio, non si vide più un mendico, gli agenti di polizia si diedero gran faccende, e il commissario Campobasso seguiva l’imperatore quando usciva in incognito, il quale una volta se ne accorse e gli fu sopra, e se quegli non diceva subito chi era, lo strozzava”.

 

 

Coronavirus, strumenti per indagarne il lato positivo – Indizi di primavera alle porte

A Marigliano il cielo è azzurro come nelle migliori occasioni. Nessun capriccio meteorologico, nonostante il rischio di doversi confrontare con il solito pazzo marzo. Effetti del cambiamento climatico in corso probabilmente, ma occupiamoci di un problema alla volta.

Il silenzio da isolamento forzato viene interrotto saltuariamente solo dalle espressioni della natura. Gruppetti di gazze si rincorrono tra gli alberi, forse nel consueto rispetto della loro stagione dell’amore. Fanno un certo baccano con il tipico verso chioccolante ma sono di compagnia, soprattutto nella nostra condizione di reclusi. Sembra quasi che abbiano preso coraggio ora che la presenza umana è ridotta in città. In realtà loro, le cosiddette gazze ladre (che in verità sono onestissime e molto intelligenti), nelle zone antropizzate ci stanno benissimo. Si poggiano con una certa grazia sulle antenne collocate sui nostri balconi, sui terrazzi, e per cercare il cibo nei terreni si concedono tutto il tempo necessario. Si potrebbe storcere un po’ il naso nel pensare alle gazze – il loro vero nome è Pica Pica, più buffo e smorfioso – in quanto ad esse è associato, qui nel serioso Occidente, una lugubre percezione di cattivo presagio, addirittura in alcuni casi di lutto incombente. Forse a penalizzare questi bellissimi uccelli è la loro colorazione: sono quasi completamente neri. Oppure, come tutte le creature più raffinate e sensibili, esse vengono ingiustamente discriminate ed emarginate nel comune sentire che diventa immaginario impetuoso e inarrestabile: sì, perché questi esemplari appartenenti alla famiglia dei Corvidi sono tra gli animali più intelligenti in assoluto. Spesso mostrano rituali sociali complessi che evidenziano la presenza di cognizione sociale, immaginazione, memoria episodica, autoconsapevolezza (la gazza è uno dei pochissimi animali ad aver superato con successo il test dello specchio) e perfino del lutto.

Al contrario, nell’Estremo Oriente la Pica Pica viene salutata come portatrice di prosperità. In Cina si ritiene che questi uccelli portino fortuna (come è intuibile addirittura dal loro nome autoctono, il cui primo ideogramma significa “felicità”). Durante il periodo della dinastia Qing la gazza veniva considerata addirittura “l’uccello ufficiale della gioia”.  Proprio in questo periodo complicato, dunque, bisognerebbe apprezzare la loro visita e salutare con favore la loro presenza sulle nostre teste pensierose. Insomma, come cantano i Radiohead nel loro album The King of Limbs: “good morning, Mister Magpie”. You are welcome.

Dulcis in fundo, forse non tutti sanno che già in tempi remoti le gazze hanno offerto il loro contributo al benessere sociale, svelando gli altarini di alcuni affari che coinvolgevano i prelati. Avete mai sentito parlare della leggenda della Pignasecca? Il noto rione di Napoli non ha sempre avuto questo nome. Il bosco di “Biancomangiare”, così chiamato per via di una meringa prodotta in loco e allora parte della tenuta dei nobili Pignatelli di Monteleone, all’inizio del XVI secolo era teatro di peccaminose relazioni clandestine. La riservatezza di questi incontri amorosi, a cui prendevano parte anche numerosi ecclesiastici, veniva puntualmente turbata proprio dall’intervento di alcune gazze che si intrufolavano negli appartamenti, rubavano gioielli, oggetti di valore e cose bizzarre come capi di abbigliamento intimi, e li nascondevano nei pini presenti nella zona. Pare che uno dei derubati fosse proprio un uomo di chiesa, sorpreso da una gazza mentre era in intimità con la sua perpetua. In poco tempo uno dei pini venne ricoperto di oggetti, alcuni molto riconoscibili, che portarono allo scoperto le tresche, provocando il chiacchiericcio degli residenti. Derisi e umiliati, i religiosi coinvolti nello scandalo (oggi i media lo ribattezzerebbero “Gazzagate”) corsero ai ripari letteralmente scomunicando le gazze con una bolla, l’unico mezzo a loro disposizione per poter lavare via l’onta subita. La bolla in questione venne affissa al pino più alto del bosco e pochi giorni dopo il povero albero seccò misteriosamente, insieme a tutto il resto della selva, provocando la scomparsa delle gazze. Come risultato, quella che un tempo era una zona verde e rigogliosa prese il nome di “Pignasecca”.

Dunque un grazie alle gazze: non abili ladre bensì portatrici al contempo di scomode verità e primaverile serenità.

Marigliano, emergenza coronavirus: tre persone denunciate per violazione del DPCM

Sono tre le persone denunciate dalla Polizia Municipale di Marigliano nel corso di controlli effettuati al fine di ottemperare al più recente Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri.

Dunque non si scherza in città, dove gli agenti pattugliano capillarmente il territorio e quest’oggi hanno disposto la chiusura di un’attività di Lottomatica presente all’interno di un locale commerciale, denunciando le tre persone presenti che erano dedite al gioco del lotto, pratica non più ammessa. Infatti, con l’ordinanza n. 13 emessa in data odierna dal presidente della Regione Campania, è stato chiarito che nei locali dove nei periodi ordinari si svolgono attività miste (ad esempio il gioco del lotto nei tabacchini), sono consentite solo le attività ammesse dal DPCM emesso nella serata di ieri. Di conseguenza, dato che il titolare dell’attività in questione ha lasciato regolarmente aperto il tabacchi ma nel contempo ha consentito agli avventori di giocare al lotto, in violazione al Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, è scattata la denuncia per lui e per le due persone intente a giocare all’interno del locale. Sospesa anche l’attività commerciale.

“Voglio ringraziare tutta la Polizia Municipale di Marigliano per l’intenso lavoro che stanno effettuando, senza risparmio di energie. Spero si sia capito che per tutelare la salute di tutti non è tollerata alcuna violazione delle norme. Invito, comunque, a denunciare eventuali violazioni sia alla PM che ai Carabinieri”, sottolinea l’assessore Giovanni Ricci su Facebook.

In mattinata è arrivato anche il messaggio di Filomena Iovine, consigliere di opposizione, che scrive: “E’ il tempo del silenzio. In tempi di emergenza è indispensabile dare fiducia al condottiero anche se non si condividono in toto le decisioni: meglio una azione parziale e non completamente risolutiva che l’inattività. Riduciamo le possibilità di contagio evitando i contatti diretti tra persone. Restiamo a casa. Non ci sono sanificazioni che possono sventare il contagio. Al personale sanitario tutta la mia riconoscenza”.

(fonte foto rete internet)

Sant’Anastasia, primo caso di coronavirus

Positivo al tampone un ultrasettantenne ora ricoverato all’ospedale Monaldi di Napoli.

L’Asl sta procedendo ai controlli del caso sui familiari che sono comunque in isolamento. Sarà disposta la quarantena, ma anche i tamponi per tutti coloro che sono stati a contatto con l’uomo.

Somma Vesuviana, circensi sul territorio senza sostentamento, l’appello di Don Nicola: “Aiutiamoli”

Parte da Don Nicola De Sena l’appello per aiutare i circensi che da settimane non fanno spettacoli e sono senza sostentamento. Scatta la gara di solidarietà a distanza

Da diversi giorni, in via Pomigliamo, si trova un Circo. Il grosso tendone è stato istallato proprio pochi giorni prima che precipitasse la situazione coronavirus e  ora, visto il divieto assoluto di spettacoli ed assembramenti, i circensi si sono  trovati senza lavoro e senza sostentamento,. Da qui l’appello del parroco della Chiesa del Carmine, Don Nicola De Sena che su FB scrive il seguente  messaggio: “Ovviamente è rivolta soprattutto ai sommesi! Qui a Somma Vesuviana è stanziato un Circo. Poichè sono proibiti spettacoli, ora si trovano in gravi difficoltà, sia per il loro sostentamento, sia per l’approvvigionamento degli animali. C’è urgenza di recuperare viveri alimentari per 12 persone e, in più c’è una bambina di 10 mesi che ha urgenza di omogeneizzati.
Aiutiamo questi nostri amici in seria difficoltà. Compatibilmente con le disposizione del Decreto, potete portare tutte queste cose alla Chiesa del Carmine a Somma Vesuviana (aperta fino alle 19:00 e domani dalle 9 alle 11:30) così loro verranno a ritirare tutto.
Grazie in anticipo per la vostra generosità
!”

 

Emergenza coronavirus in Campania, chiusi parchi e ville comunali

In Campania non solo stop a tutte le attività di ristorazione, bar, pub, ristoranti, gelaterie e pasticcerie, ma anche stretta sulle consegne a domicilio e impossibilità di frequentare parchi, giardini e ville comunali. A disporlo una nuova ordinanza del presidente della Regione, Vincenzo De Luca, in vigore da oggi fino al 25 marzo, all’indomani delle misure per contrastare l’emergenza coronavirus disposte dal Dpcm firmato ieri dal premier Giuseppe Conte. L’ordinanza sottoscritta dal governatore prevede che solo supermercati e altri esercizi di vendita di beni di prima necessità possano effettuare consegne, ma solo di prodotti confezionati e da parte di personale protetto con dispositivi di protezione. Ai Comuni e ai Piani sociali di Zona è affidata “la responsabilità di occuparsi dell’assistenza di persone indigenti e sole”. Consentita l’attività degli enti del terzo settore che si occupano di aiuti alimentari e farmaceutici. Confermato, inoltre, il divieto di fiere e mercati e l’utilizzo di impianti sportivi, ad esclusione di quelli che ospitano le sedute di allenamento degli atleti professionisti che partecipano a giochi olimpici, manifestazioni nazionali o internazionali. In ogni caso, l’attività “va fatta senza pubblico”. Le società sportive sono obbligate ad effettuare controlli per evitare la diffusione del virus tra atleti, tecnici, dirigenti e accompagnatori.

Acerra, emergenza coronavirus: denunciate quattro persone per spostamenti senza motivo

Sono state 4 le persone denunciate nella giornata di mercoledì, tra le 71 persone controllate ieri su tutto il territorio cittadino ad Acerra dalla polizia municipale, perché non hanno fornito “comprovate esigenze” per i loro spostamenti come stabilito dal DPCM “Io Resto a Casa”. Mentre nella sola mattina di oggi gli agenti della Polizia municipale hanno denunciato 3 persone per il mancato rispetto delle disposizioni emanate nel decreto del Governo, controllando le principali strade di accesso e nelle zone abitualmente più trafficate del territorio comunale.

Il DPCM “Io Resto a Casa” è stato adottato per fronteggiare l’emergenza coronavirus. I controlli da parte della polizia municipale di Acerra rivolti ad assicurare il rispetto delle disposizioni proseguiranno costanti.

Il Sindaco di Acerra Raffaele Lettieri ribadisce la necessità di rispettare le disposizioni emanate e di restare in casa a tutela della salute propria e di tutta la Comunità. Sono vietati gli spostamenti ad eccezione che per esigenze lavorative, situazioni di necessità, motivi di salute. La sanzione per chi viola le limitazioni agli spostamenti è quella prevista dall’articolo 650 del Codice Penale: “Inosservanza di un provvedimento di un’autorità”, salvo che non si possa configurare un’ipotesi più grave.

Coronavirus a Napoli e provincia, fuori comune di residenza senza motivo: fioccano le denunce

Task force delle forze dell’ordine nell’hinterland partenopeo.   Ancora controlli dei carabinieri del Comando provinciale di Napoli per garantire il rispetto del provvedimento governativo necessario ad arginare l’epidemia di Covid-19.

Due le persone denunciate nel quartiere napoletano Ponticelli: i titolari di un centro scommesse di via Principe di Napoli sono stati sorpresi in attività nonostante il divieto di apertura. A Villaricca i carabinieri hanno denunciato tre giovani di Marano perché sorpresi in un comune differente da quello di residenza senza un giustificato motivo. A San Giuseppe Vesuviano denunciato un imprenditore per non aver rispettato la norma che impone la chiusura dei ristoranti. Sei le persone denunciate a Ottaviano perché fuori dal comune di residenza senza valido motivo. Sette le persone denunciate a Giugliano: giocavano a calcio in via Colonne, nel parcheggio antistante la metropolitana. A Monteruscello, all’esterno di un bar regolarmente chiuso, tre persone sono state sorprese a giocare a carte. Invitati a compilare la prevista autocertificazione i tre si sono rifiutati e sono stati così denunciati. A Torre del Greco denunciato un 42enne di San Giorgio a Cremano, l’uomo non è stato in grado di fornire una spiegazione plausibile al suo spostamento.

(FONTE FOTO: RETE INTERNET)

Avio Aero, si allarga il contagio a Pomigliano: secondo caso di Coronavirus

Si allarga il contagio nel polo delle grandi fabbriche di Pomigliano. Dopo il caso del primo dipendente di un grande stabilimento italiano, un impiegato cinquantenne, residente a Pomigliano, dell’Avio Aero, ecco che spunta un nuovo contagiato, sempre nella stessa fabbrica aeronautica di proprietà dell’americana General Electric.  Si tratta anche questa seconda volta di un impiegato. Lavora in un reparto distante da quello in cui è stato registrato il primo caso. Intanto l’azienda, da Torino, conferma: “C’è un secondo caso di Coronavirus nello stabilimento. Restano comunque intatte le nostre disposizioni: chiusura della fabbrica fino a lunedi e rientro martedi mattina di tutti i 1100 addetti dopo che avremo sanificato completamente l’intero impianto adottando ulteriori provvedimenti preventivi”. Martedi nell’Avio Aero dovranno fare rientro anche i 700 lavoratori dell’indotto. Ma la paura monta. Molti dipendenti dei grandi stabilimenti di Pomigliano non vogliono tornare al lavoro. Lo stanno scrivendo tutti i giorni sui social. La Fiat nel frattempo (4500 addetti), dopo aver chiuso anch’essa a causa di uno sciopero spontaneo dovuto ai timori da Coronavirus, è ugualmente in fase di sanificazione degli ambienti. Riaprirà lunedi. La Leonardo (3000 addetti) è invece rimasta sempre aperta. Ma qui tanti operai hanno presentato i certificati medici pur di non rischiare. C’è molta delusione nel polo di Pomigliano. L’altra sera i lavoratori si aspettavano che il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, durante il messaggio alla Nazione annunciasse anche la chiusura delle grandi fabbriche che producono beni che non sono di primaria necessità come quelli alimentari e sanitari. Invece non è stato così. Sono state quindi moltissime le critiche rivolte al premier attraverso i social da Pomigliano e da tutto il Napoletano. In base alle critiche le grandi fabbriche costituiscono oggettivamente il principale volano di contagio, molto più pericoloso di una già pericolosa movida.