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Le ricette di Biagio: risotto con le giuggiole. E riderete anche di chi vi dice: preparatevi alla guerra

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Riderete – una risata con una vena di ira e di amarezza – anche notando il sorriso con cui Hadia Lahbib, commissaria europea per la gestione della crisi, ha esortato gli Europei a preparare una “borsa per la resilienza” che duri almeno 72 ore e che sarà utilissima in caso di guerra, perché la guerra potrebbe scatenarsi da un momento all’altro. Certo, per ridere di queste parole e di queste scene da teatro drammatico servono almeno due abbondanti porzioni del risotto alle giuggiole o tre bicchieri di quel “brodo di giuggiole” che si continua a produrre in Veneto. Ma vediamo che significa l’espressione “andare in brodo di giuggiole”.

 

 

Ingredienti: gr.320 di riso, 1 scalogno, gr.80 di burro, ml 150 di vino bianco, ml 900 di gorgonzola, 20 giuggiole, sale. In una pentola fate sciogliere il burro lentamente, aggiungete lo scalogno affettato finemente e fatelo rosolare. Unite il riso e fatelo soffriggere per circa un minuto. Versate il vino bianco, mescolate e fate sfumare, e subito dopo versate un po’ di brodo vegetale, salate e fate cuocere aggiungendo progressivamente altro brodo fino all’ultima cottura. Tagliate a tocchetti le giuggiole, eliminando il nocciolo sottile e pungente, e poi fatele saltare in padella con il burro in modo che risultino lievemente caramellate. Tagliate il gorgonzola a pezzetti, e un paio di minuti prima della cottura finale aggiungete i pezzetti al risotto e mescolate bene. Impiattate, distribuite giuggiole sulla superfice e servite. (Immagine del piatto e testo dal sito “GialloZafferano”).

Dunque, Ursula Van der Layen, presidente della Commissione Europea, ha stabilito che è necessario armare l’Europa per prepararci ad affrontare convenientemente un attacco della Russia di Putin. Bisognerà parlare a parte, e lo faremo, di queste idee della signora presidente e della sua strategia. Proprio ieri la potente signora ha sottolineato il fatto che il riarmo dell’Europa non provocherà la crisi delle finanze nazionali e una progressiva povertà: al contrario, alimenterà lo sviluppo dell’industria della guerra, e a trarne notevoli benefici saranno proprio gli Stati che producono armi: a partire dall’Italia. Le parole della presidentessa non hanno bisogno di commenti: direbbe Peppino De Filippo “Ho detto tutto”. Ogni governo, ha concesso la Lahbib, stabilirà cosa dovrà contenere la “borsa” dei cittadini, oltre al cibo, al contante, all’acqua, ai medicinali, a una torcia e ai fiammiferi: lei, la sorridente Lahbib (immagine in appendice), ha confessato che nella sua “borsa” non mancheranno gli ingredienti per preparare un “piatto” di cui è innamorata, gli spaghetti alla “puttanesca”. L’ha detto veramente, lo provano i “video”. E resta da stabilire se il particolare è una “battuta” da teatro tragico o da teatro comico. Qualche giornale ha espresso severi giudizi sul comunicato della Lahbib, ma c’è chi, in un articolo “straordinario”, questo comunicato l’ha definito un atto di vera saggezza. La “giuggiola” è la drupa ovoidale di un arbusto che era noto nell’antichità ai Cinesi, in Cilicia, in Siria e in Egitto. Racconta uno storico greco che l’arbusto spuntò per la prima volta ad Alessandria d’Egitto, quando un fulmine colpì la tomba di Alessandro. Erodoto dice che gli Egiziani dalle giuggiole ricavano un vino particolare. Plinio scrive che le giuggiole furono portate a Roma dalla Siria, ai tempi di Augusto, e che erano capaci di spingere al silenzio chi ne mangiava, e perciò erano il frutto caro a Minerva, dea della saggezza e della prudenza. Racconta Omero che i Lotofagi, che abitavano la Cirenaica, fecero mangiare ai compagni di Ulisse i frutti del loto, e quelli immediatamente dimenticarono la loro patria, i loro cari, le drammatiche vicende della guerra di Troia e del viaggio di ritorno a Itaca. Alla fine del ‘700 il botanico Desfontaines sostenne che il loto dei Lotofagi era proprio l’arbusto della giuggiola. Furono i Gonzaga di Mantova a rendere famoso il “brodo di giuggiole”, un liquore che produceva serenità e talvolta una vera e propria euforia e che era intensamente apprezzato dai loro ospiti: tra l’altro, gli arbusti di giuggiola erano presenti nelle terre del Ducato e la nobile famiglia diffuse in modo organico la coltivazione del prezioso arbusto. L’espressione “andare in brodo di giuggiole” nel significato di “toccare il cielo con un dito”, “essere fuori di sé per la contentezza”, “sorridere” e “sopportare ogni cosa contraria”, comparve per la prima volta nel 1612, nel “Vocabolario della Crusca”, e venne costruita, per affinità fonetica e per la dolcezza delle giuggiole, sull’espressione toscana “andare in brodo di succiole” che indicava il piacere che si prova  nel succhiare la polpa delle castagne lessate nella buccia, le “succiole”.

(fonte foto: rete internet)

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