“Di fronte a un piatto fumante di pasta” il matematico Sander Huisman “era solito domandarsi quale sarebbe stata l’equazione matematica più adatta a descriverne le forme sinuose “. Lo scrisse Kennet Chang in un articolo apparso sul giornale “The New York Times” e tradotto da Marzia Porta per “la Repubblica”, che lo pubblicò nel gennaio del 2012 con il titolo “Fusilli, farfalle, trenette: questione di geometria”.
Ingredienti: gr. 250 di pennette rigate; 3 lattine di tonno da 160 gr.; 1 limone; 3 rametti di menta; 1 ciuffo di prezzemolo; olio extravergine; sale. Mettete a bollire l’acqua per cuocere la pasta. Liberate il tonno dall’olio di conservazione e trasferitelo in una zuppiera dividendolo in pezzetti con una forchetta. Dopo aver lavato e asciugato il limone, grattugiatene la scorza in veli sottili facendoli ricadere nella zuppiera. Spremete il succo e tenetelo da parte. Preparate una miscela con il succo di limone e 4 cucchiai d’olio e unitela al tonno. Tritate finemente la menta con il prezzemolo e aggiungeteli alla miscela, rimescolando il tutto con cura. Avendo già lessato le pennette al dente, scolatele conservando qualche cucchiaio dell’acqua di cottura e trasferitele nella zuppiera. Mescolate bene e unite un po’ di acqua di cottura, se è necessario. Suddividete la pasta con tonno in bianco nei singoli piatti, aggiungete qualche fogliolina di menta e servite (Ricetta e immagine dal sito “Cucchiaio d’argento”. Mastro Biagio ha modificato la quantità del tonno, proponendo non due lattine, ma tre).
L’articolo di Kennet Chang fece rumore a tal punto che il 10 febbraio dello stesso anno il sito “MaddMaths” lo ripubblicò quasi per intero: “Huisman, uno studente laureato alla University of Twente nei Paesi Bassi, spende la maggior parte dei suoi giorni utilizzando Mathematica, un software che risolve complessi problemi matematici e genera i grafici delle loro soluzioni. “Io gioco molto con Mathematica,” ha detto. “Stavamo mangiando della pasta ed ero molto stupito di come facilmente queste forme potrebbero essere ricreate” con un programma al computer. Così quella sera, dopo cena, Huisman scrisse le cinque righe o poco più del codice per Mathematica: esse avrebbero generato la forma della pasta che aveva mangiato e una dozzina di altre. “La maggior parte delle forme è molto facile da ricreare, infatti”, dichiarò. Pubblicò alcuni di questi codici sul suo blog, pensando che avrebbe fatto una specie di rubrica mensile “la pasta matematica del mese” per tutto l’anno successivo. Ma poi si dimenticò del progetto fino a che qualcuno gli chiese alcune ricette per altri tipi di pasta, e lui allora pubblicò sul suo blog anche le altre”.
Ma la pasta, simbolo assoluto di piacere e di voluttà, è stata sottoposto alla fredda potestà dei numeri anche da altri matematici. Ci dice Chang che “diversi anni fa” anche Christopher Tiee, che all’epoca lavorava come assistente di calcolo vettoriale a San Diego, presso l’Università della California, impose ai suoi studenti un compito a sorpresa: collegare ciascuna forma di pasta all’equazione corrispondente. Nel frattempo, a Londra, due architetti Marco Guarnieri e George L. Legendre sperimentarono il fascino della razionalizzazione, proprio mentre mangiavano spaghetti con aglio e olio, cucinati da Guarnieri. Allora Legendre pensò di fare molti passi in avanti arrivando a scrivere un libro di ben 208 pagine, “Pasta by Design,” pubblicato dalla casa editrice inglese Thames & Hudson, specializzata in libri d’arte. “Noi eravamo interessati all’intreccio della matematica con la cucina – il sacro con il profano”, spiegò Legendre, ma non fece capire quale fosse l’arte sacra e quale quella profana. “La settimana scorsa, a Parigi, una persona con cui stavo parlando mi ha detto che ‘questo poteva essere un progetto di Dalì”.
Il libro classifica 92 tipi di pasta, organizzandoli all’interno di una specie di albero genealogico. “Per ogni tipologia di pasta, il libro fornisce un’equazione matematica, un’immagine appetitosa e una sezione di suggerimenti culinari, come le salse con cui accompagnare la pietanza. Il professore considera anche le trenette, una pasta a forma di tubo triangolare, una pasta un po’ strana. “La pasta rappresenta quasi un universo riflesso dove ogni cosa è pieghevole e bella. Ma in quell’universo c’è qualcosa che rimane fuori, ovvero le trenette con i loro angoli squadrati,” ha detto Legendre. Egli ha anche disegnato una nuova forma di pasta, la “ioli”, chiamata così in onore della sua giovane figlia: essa ha la forma di una striscia arrotolata su sé stessa, come il nastro di Moebius (vedi immagine in appendice). Ma il progetto non andò in porto, “perché la forma si sta rivelando difficile da realizzare”.





