L’autopsia choc sul corpo di Giulia: è stata avvelenata insieme al suo bimbo

0
699
Omicidio Giulia Tramontano, la terribile scoperta dall'autopsia di tracce di veleno nel corpo della donna

Omicidio Giulia Tramontano. Gli ultimi agghiaccianti dettagli emersi dall’autopsia sul corpo della donna e su quello del bambino che portava in grembo riaccendono le possibilità che la Procura possa nuovamente chiedere il riconoscimento dell’aggravante della premeditazione contro Alessandro Impagnatiello.

Non sembra avere fine l’orrore dietro l’assassinio di Giulia Tramontano, la giovane ventinovenne di Sant’Antimo incinta al settimo mese brutalmente uccisa dal compagno, Alessandro Impagnatiello, lo scorso 27 maggio. Nuovi, macabri dettagli sono emersi dalla relazione depositata ieri in procura a Milano contenente gli esiti dell’autopsia sul corpo della donna e su quello del suo bambino.

Il veleno

Secondo i risultati della consulenza autoptica, da mesi, almeno da dicembre, Alessandro stava tentando di avvelenare Giulia con del topicida. Infatti, sono state ritrovate tracce di veleno per topi, il bromadiolone, sia nel feto che nel sangue della donna con un incremento della somministrazione nell’ultimo mese e mezzo. La presenza del veleno conferma che Alessandro stava cercando da tempo di porre fine alla vita della ragazza e del loro bambino, Thiago. Sospetto già emerso dalle ricerche che Impagnatiello portava avanti da mesi attraverso il web su come avvelenare una donna incinta. Gli inquirenti hanno scoperto che già lo scorso gennaio il trentenne aveva cercato online: “Quanto veleno per topi è necessario per uccidere una persona?”.

Le aggravanti

Inoltre, già attraverso i primi rilievi nella casa di Senago, i carabinieri avevano trovato del topicida nello zaino di Alessandro, il quale invece aveva dichiarato di aver comprato la sostanza perché aveva visto dei topi sul luogo di lavoro. I medici legali, però, non sono riusciti a fornire un dato preciso sul numero delle somministrazioni e sulle quantità delle dosi fatte ingerire a Giulia dal suo compagno.

Dall’autopsia è emerso anche che Giulia era ancora viva dopo ogni coltellata e che sarebbe morta dissanguata. Questi ultimi elementi vanno a rafforzare le aggravanti, contestate dalla Procura, della premeditazione e della crudeltà. Entrambe erano state escluse dal gip nell’ordinanza di custodia in carcere a carico del barman trentenne reo confesso dell’omicidio della sua compagna compiuto dopo che lei aveva scoperto la sua relazione con un’altra donna.

Fonte immagine: rete internet.