Home Prima pagina La “zuppa di cavolfiore e baccalà” vi farà capire, forse, perché quel...

La “zuppa di cavolfiore e baccalà” vi farà capire, forse, perché quel tale di Afragola ha baciato la mano al ministro Salvini

607
0
CONDIVIDI

L’ intenzione  da cui nasce quel baciamano può essere “scoperta” non dalla ragione, bensì da quel tipo di intuizione che si sprigiona dal candore prelogico di un fanciullo. A questo candore  può riportarci, diceva uno studioso decadente del primo Novecento, una zuppa di baccalà e cavolfiore. Quattro sono le possibili spiegazioni di quel baciamano. La quinta la citiamo per dovere di cronaca, ma è da scartare “senza se e senza ma…”. La zuppa permetterà di intuire qual è la spiegazione vera e fondata?

 

Qualunque verità può essere contemplata dal fanciullo interiore (G. Pascoli)

 

Ingredienti per 6 persone: kg. 1,5 di baccalà; 2 cavolfiori; 6 pomodorini maturi; 1 acciuga; 1 cipolla; 2 spicchi d’aglio; 1 carota; 1 gambo di sedano; 1 peperoncino forte; un pugno di uva sultanina; un ciuffo di prezzemolo; un cucchiaio di pinoli; 3 cucchiai di olio d’oliva; sale q.b. Questi sono gli ingredienti suggeriti da Domenico Manzon. Ad essi lo chef Biagio aggiunge mezzo bicchiere di vino bianco, preferibilmente “coda di volpe del Vesuvio”.  In una casseruola fate imbiondire nell’olio la cipolla e l’aglio tritati, aggiungete l’acciuga, e quando questa si sarà dissolta, aggiungete i pomodorini, e. dopo un poco, due litri e mezzo di acqua. Subito dopo versate tutte le verdure tagliate in piccoli pezzi, il prezzemolo e il peperoncino tritati. Quando il tutto incomincia a bollire, calate il baccalà, spellato, deliscato e tagliato in cubetti. Dopo una decina di minuti aggiungete le cime di cavolfiore, l’uvetta, precedentemente lavata e ammollata, e i pinoli; fate bollire per venti minuti circa. Sugli ultimi bollori versate il mezzo bicchiere di vino bianco, regolate il sale, servite la zuppa calda su crostini di pane, condita con un filo d’olio, a crudo.

 

Dunque,  venerdì mattina il ministro Salvini va ad Afragola, a confermare la solidale presenza dello Stato, “lo Stato c’è”, a una città scossa dalle bombe e dalle estorsioni della camorra. La folla applaude, esulta, ringrazia: all’improvviso, un tale (v.foto in appendice) afferra la mano del ministro, e stampa sul dorso di essa un bacio pieno e schioccante.  Immediatamente dilaga nelle piazze reali e virtuali il gioco delle interpretazioni: tutti a chiedersi il senso di quel baciamano che un “napoletano” fa a un ministro che, come si sa, fino all’anno scorso non è stato tenero con le genti del Sud, e con i napoletani in particolare.  La fotografia e il video non aiutano a capire le intenzioni e i sentimenti dell’uomo: e a ciò si aggiungono gli impedimenti e gli sviamenti prodotti in noi napoletani dal pregiudizio, dalle reazione emotive e intellettive che in ciascuno di noi nascono dalle immagini dei “leghisti” che sparlano del Sud, che invocano contro Napoli l’ira del Vesuvio, che non sono favorevoli al “reddito di cittadinanza” perché credono che sia un omaggio dell’on. Di Maio al suo popolo di sfaticati. Scrisse Giovanni Afanès, intellettuale “decadente”, amico di Pascoli e di D’Annunzio, che quando non riusciamo a capire ciò che sta sotto i nostri occhi dobbiamo farci aiutare da una “zuppa di baccalà e cavolfiore”. Grande  fu la mia meraviglia, alla prima lettura del suggerimento dell’ Afanés: perché a Napoli le parole “baccalà” e “cavulisciore” (cavolfiore) servono a indicare gli stupidi, gli sciocchi, i babbei. Ma è proprio questo il punto. Spiegava Afanés, nel pieno rispetto della sua cultura “decadente”, che gli umori “bianchi” del cavolfiore e del baccalà ci purificano da tutte le scorie delle nostre inquinate passioni, dei nostri ragionamenti distorti, dai preconcetti, dalle fisime, e ci riportano all’indietro, verso la semplicità e il  candore della fanciullezza, verso quella condizione prelogica “d’’e criature” che secondo qualche teologo cristiano e secondo gli intellettuali decadenti  consente ai fanciulli di  “intuire”  verità  che sfuggono all’intelletto di chi non è più fanciullo.

Quattro sono le possibili spiegazioni di questo baciamano. Il gesto è dettato da puro lecchinaggio: il lecchino lecca la mano a chiunque abbia in mano un briciolo di potere. Ma è una spiegazione che non mi piace. Forse il baciante, chiamiamolo così, è un cittadino atterrito dalla delinquenza organizzata, e la ricerca di qualcuno che lo protegga è diventata per lui un’ossessione: la  presenza del ministro, la possibilità di toccarlo materialmente producono una suggestione liberatoria, e da qui l’impulso a baciare la mano del Salvini, come se quella “presenza” avesse una connotazione mistica. Non è una esagerazione, può capitare. C’è la spiegazione politica. L’uomo è un afragolese “leghista”, che ringrazia il “capitano” per il lavoro che sta facendo, e che per farsi notare da lui, in quella folla, in quello scrosciare di applausi e di encomi, sceglie un gesto che Salvini non dimenticherà, anche perché il bacio verrà registrato da fotografie e da video. Non si può escludere – siamo capaci di qualsiasi stranezza – che il baciante venga da un paese confinante, che non sia un ammiratore di Afragola, e che perciò decida – un piano maligno –  di collegare la città a un gesto che in Campania ha suscitato, ovviamente, molti commenti negativi.” ‘A visto ch’è succies’ a ‘Fravola?”. Qualcuno ha osato pensare che il baciante, ricordando che il baciamano è un segno della riverenza dovuta ai capi della camorra – “Baciamo le mani a Vossia” – abbia voluto, con quel gesto, oltraggiare il ministro Salvini. Ma è un’ipotesi “cinematografica”,  partorita, forse,  dal cervello di un  iscritto al PD.

Chi vuole “intuire” la verità metta in pratica il suggerimento di Afanès, consumi una abbondante zuppa di cavolfiore e di baccalà, e, se viene folgorato da una “illuminazione”, la comunichi a tutti, specialmente a quelli che, come me, non gradiscono nessuno dei due ingredienti principali. Da questa zuppa destinata a ripristinare il candore della fanciullezza io toglierei il peperoncino, perché gli umori “rossi”, coniugandosi con quelli dell’acciuga, possono mettere in moto l’intelletto e le passioni: e invece, per tentare di svelare il mistero, è necessario il candore assoluto del fanciullo pascoliano.

Intanto io cerco di immaginare i commenti che alla fotografia del baciamano sono stati dedicati nella Padania….