Il 48 è ‘o muorto che parla, il 25 è Natale, il 33 sono gli anni di Cristo, il 90 è ‘a paura. Da queste parti quei numeri si conoscono senza averli studiati, e basta sentirli chiamare da dietro un panariello perché tre generazioni intorno a un tavolo sappiano di cosa si sta parlando.
L’origine del gioco più familiare che ci sia risale, secondo la ricostruzione più diffusa, a un compromesso politico del Settecento.
Il re e il frate
Nel 1734 Carlo di Borbone rese pubblico e regolamentato il lotto nel Regno di Napoli, cercando un’entrata stabile per le casse dello Stato e togliendo terreno alle estrazioni clandestine che già circolavano in città. Vi si oppose padre Gregorio Maria Rocco, domenicano popolarissimo fra i napoletani, per il quale la legalizzazione avrebbe allontanato i fedeli dalla preghiera.
L’accordo raggiunto prevedeva la sospensione delle estrazioni durante le settimane di Natale. I napoletani reagirono riproducendo il meccanismo in casa, con i numeri scritti su cartelle e un cesto di vimini al posto dell’urna, e da lì si affermò il nome tombola, registrato anche dalla voce dell’enciclopedia Treccani dedicata al termine.
Quanto di questa storia sia documentato e quanto appartenga alla leggenda urbana resta discusso fra gli storici. La struttura del gioco, invece, ha attraversato tre secoli senza modifiche, con novanta numeri e nessuna variazione di regolamento.
La smorfia, dizionario dei numeri
Quello che distingue la versione napoletana da qualsiasi altra estrazione è la corrispondenza fra ciascun numero e un significato. Il nome viene abitualmente ricondotto a Morfeo, il dio del sonno, perché il sistema serviva a tradurre i sogni in numeri da giocare al banco.
L’elenco copre tutte le novanta caselle, e alcune definizioni sono più note delle altre. L’1 è l’Italia, l’8 è ‘a Madonna, il 13 è Sant’Antonio, il 21 è ‘a femmena annura, il 47 è ‘o muorto e il 48 è ‘o muorto che parla. Il 62 e il 77 hanno letture che cambiano da quartiere a quartiere, e capita di sentire due versioni diverse allo stesso tavolo.
Nel gioco quelle definizioni hanno una funzione operativa. Chi estrae annuncia il significato invece del numero, e chi tiene la cartella deve fare la conversione a mente. Per questo la tombola in famiglia funziona come un esame di lingua napoletana, che i bambini superano prima di saper leggere l’ora.
Ambo, terno, cinquina
La struttura premia cinque risultati progressivi sulla stessa cartella, ambo, terno, quaterna, cinquina e tombola. Chi tiene il banco raccoglie le quote delle cartelle e le redistribuisce secondo le vincite, con una posta tradizionalmente simbolica, monete piccole o frutta secca tenuta da parte per l’occasione.
Le regole non scritte contano quanto le altre. Il banco chiama e la platea protesta, la contestazione fa parte della serata, e chi vince la cinquina viene guardato con sospetto fino alla fine della partita.
Dal panariello allo schermo
Negli ultimi anni la tombola ha assunto anche una forma pubblica e digitale. Diversi comuni dell’area l’hanno organizzata a distanza durante le feste, come nel caso della tombolata on line del comune di Ottaviano, con iscrizione e cartelle distribuite via internet.
Sul piano commerciale il passaggio è più antico. Il bingo, versione a premi dello stesso meccanismo, è arrivato in Italia all’inizio degli anni Duemila con le sale autorizzate, e da lì si è spostato sul canale a distanza insieme al resto dell’offerta di gioco. Chi vuole vedere come è organizzato quel comparto trova una panoramica dei casinò online con concessione italiana, utile per distinguere i soggetti che operano sotto concessione statale dagli altri.
Le due cose somigliano solo in superficie. La tombola di dicembre è un rito domestico in cui la posta serve da pretesto, il gioco a premi un’attività economica regolata con obblighi di identificazione e limiti di spesa.
Della tradizione sopravvivono soprattutto i novanta significati, che passano di nonna in nipote una sera all’anno. Il panariello, in molte case, è ancora lo stesso di quarant’anni fa.


