Ed eccoci qui al nostro meraviglioso trentunesimo appuntamento di “Riavvolgi il futuro” dove parleremo del cinema Sovietico durante gli anni ‘20.
All’interno della trattazione sulla Scuola del montaggio sovietico (1925-1933) e sul crescendo del controllo statale, un momento teorico e pratico fondamentale è rappresentato dalle opere di Sergej M. Éjzenštejn, in particolare dal film La corazzata Potëmkin (1925). Quest’opera si configura come un banco di prova essenziale per dimostrare come il montaggio non debba servire unicamente ad associare le inquadrature per dare continuità alla storia, ma debba creare un vero e proprio scontro tra gli elementi visivi per stimolare una reazione emotiva e concettuale nello spettatore.
L’esperienza del cinema sovietico degli anni Venti è profondamente intrecciata con l’influenza del costruttivismo, una corrente artistica che concepiva l’arte non come una mera espressione interiore o contemplativa, ma come una forma di produzione sociale e di costruzione meccanica orientata al servizio della nuova società socialista. In questo contesto emerge una nuova generazione di registi — tra cui Éjzenštejn, Dziga Vertov, Vsevolod Pudovkin, Aleksandr Dovženko e Grigorij Kozincev — i quali uniscono una costante sperimentazione sul campo a una ricca produzione di scritti teorici. Nei loro saggi, questi autori analizzano dettagliatamente la forma e lo stile del montaggio sovietico, elaborando varie tipologie di accostamento visivo (come il montaggio metrico, ritmico, tonale, ipertonale e intellettuale) e ridefinendo i concetti di ritmo, dinamismo visivo, prospettiva e gestione dello spazio-tempo cinematografico.
Tuttavia, con l’avvento del primo Piano Quinquennale (lanciato alla fine degli anni Venti) e la progressiva centralizzazione della gestione culturale da parte dello Stato, questo periodo di intensa avanguardia e ricerca stilistica giunge al termine. Le autorità sovietiche iniziano a penalizzare le forme espressive considerate eccessivamente intellettuali o “formaliste”, imponendo standard narrativi più accessibili alle masse che sfoceranno nel Realismo Socialista, segnando così la fine della stagione del montaggio sovietico d’avanguardia.
💡 L’Angolo dell’Esperto: La corazzata Potëmkin (1925)
Capolavoro di Sergej M. Éjzenštejn, La corazzata Potëmkin rappresenta il manifesto teorico e pratico della Scuola del montaggio sovietico. Il film supera la concezione di montaggio come semplice raccordo narrativo, trasformandolo in uno scontro dialettico tra inquadrature (luci, forme, direzioni del movimento) per generare un forte impatto emotivo e concettuale nello spettatore. L’iconica sequenza della scalinata di Odessa, con il celebre carrozzino che precipita, dimostra come la manipolazione dello spazio-tempo cinematografico possa elevarsi a potente strumento ideologico e di stimolo intellettuale, consacrando l’opera a pietra miliare dell’avanguardia del cinema muto.
Bene cari cinefili/cinefile , se siete giunti fin qui vi attendo al prossimo appuntamento dove parleremo di… ops no spoiler.. o forse si… parleremo di grandi artisti e dell’analisi di una delle loro grandi opere ;^)
Bye Bye!!!!


