Le tradizioni popolari pomiglianesi nel nuovo libro della Sunagliera

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Riceviamo e pubblichiamo

L’autore, Marco Melito: “In queste pagine, venticinque anni di ricerca e lavoro”

 

L’area che gravita attorno al Vesuvio, così come tutta la Campania, raccoglie tradizioni popolari secolari che, ancora oggi, sono in grado di emozionare e coinvolgere numeri eccezionali di partecipanti e curiosi. Feste, rituali, devozioni, in cui gli antichi canti e suoni di questa terra rappresentano un momento collettivo che aiuta a riconoscere e a riconoscersi. Anche Pomigliano d’Arco, a due passi dal Monte Somma, custodisce un patrimonio culturale di origine contadina e artigiana ricchissimo e unico: canzoni, musiche, filastrocche, preghiere, racconti, rituali, giochi fanciulleschi, scioglilingua, ricette. E tanto altro ancora, tutto finito in “Pomigliano d’Arco: cinquecento anni di tradizioni popolari”, primo libro di Marco Melito, attento studioso delle tradizioni popolari locali e membro dell’associazione culturale ‘A Sunagliera, fondata nel 2000 da Giovanni Sgammato.

«Si tratta di un vero e proprio calendario delle tradizioni popolari pomiglianesi» spiega l’autore, «ma anche dei comuni limitrofi. Da San Felice, a gennaio, fino ai rituali legati al periodo di Natale e Capodanno, passando per Sant’Antuono, il Carnevale, la Quaresima e le feste per la raccolta del grano, dei pomodori e dell’uva. I più anziani che leggono queste pagine, avranno il buon sapore della memoria e della malinconia, mentre i più giovani, a cui questo libro è dedicato, erediteranno il compito e la responsabilità di mantenere vive le tradizioni, anche e soprattutto con le tecnologie e le conoscenze attuali».

In queste pagine, le tradizioni popolari pomiglianesi sono raccontate fin dalle loro origini, che spesso affondano le proprie radici nell’Antica Grecia, nell’Antica Roma o in tempi ancora precedenti. E, per ognuna di esse, sono spiegati i significati più evidenti e quelli più nascosti.

«Nonostante l’industrializzazione, il totale cambiamento dello stile di vita, più veloce, più attivo» aggiunge Melito, «a Pomigliano permane e resiste un mondo ancora legato alla vita contadina, artigiana, e di conseguenza alle tradizioni collegate a quei ritmi, al ciclo delle stagioni, al tentativo di attirare la buona sorte divina e scacciare il male». Molte tradizioni, infatti, hanno un valore fortemente propiziatorio. Tra queste, risalta il Carnevale Popolare pomiglianese, recentemente riconosciuto, grazie al contributo di Marco Melito e dell’associazione ‘A Sunagliera, come Patrimonio Immateriale della Regione Campania, secondo le normative Unesco. Questo, composto dai Dodici Mesi, dagli Antichi Mestieri, da La Canzone di Zeza e dal rituale teatrale de ‘O Chianto a Muorto, viene riproposto ogni anno per le strade cittadine, con la partecipazione di altre associazioni locali.

Il volume, edito da Wojtek Edizioni, contiene le storie di Marcello Colasurdo, Tonino ‘o Stocco, Cicetto Guadagno e tanti altri, che hanno contribuito alla tutela delle tradizioni locali. Sarà presentato ufficialmente il prossimo 3 settembre al Flip Festival della Letteratura Indipendente di Pomigliano che, quest’anno, per beghe politiche, sarà ospitato dal vicino Comune di Casalnuovo.

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