Riceviamo e pubblichiamo una riflessionecdi Mimmo Cardamone.
Circa un mese fa si è svolto un importante convegno, aperto alla cittadinanza, alle associazioni e agli amanti della natura e del trekking, avente come tema “Il futuro del nostro patrimonio paesaggistico e della nostra montagna”. Benissimo.
Questa mattina, percorrendo il bellissimo sentiero che da Palazzo Tafone conduce alla località Gavete, ho potuto ancora una volta ammirare un percorso ricco di suggestioni e di straordinari paesaggi. Lungo il cammino si attraversano albicoccheti, uliveti e, soprattutto, i caratteristici vigneti di uva Catalanesca, che in questa stagione risplendono sotto il sole di agosto.
Proseguendo il percorso, però, dopo un ultimo tratto boschivo, è arrivata una brutta sorpresa.
In una zona del sentiero si è verificata una consistente frana di rocce vulcaniche, che ha provocato il crollo di numerosi alberi di castagno e, di fatto, impedisce oggi di proseguire lungo il percorso.
La frana rende inoltre difficoltoso, se non impossibile, raggiungere la grotta dove è posta l’effigie della Madonna di Santa Maria a Castello, luogo di devozione particolarmente caro alla comunità e interessato ogni anno dall’importante manifestazione religiosa del 1° maggio.
Quanto accaduto pone interrogativi importanti sullo stato della nostra montagna.
Un territorio di tale valore naturalistico, paesaggistico e culturale dovrebbe essere oggetto di una osservazione e di un monitoraggio costanti, finalizzati a individuare preventivamente situazioni di instabilità, frane, smottamenti e possibili cadute di massi lungo i versanti.
Sarebbe pertanto necessario prevedere un’attività permanente di monitoraggio geologico e strutturale delle pareti rocciose e dei valloni locali, così da poter intervenire tempestivamente laddove vengano individuate situazioni di rischio.
La frana verificatasi lungo il sentiero delle Gavete impone, inoltre, un rapido sopralluogo da parte degli enti competenti, in particolare dell’Ente Parco Nazionale del Vesuvio e del Comune di Somma Vesuviana, per valutare le condizioni di sicurezza e individuare gli interventi necessari a ripristinare il percorso e consentire nuovamente l’accesso ai visitatori.
Ma c’è un aspetto che merita un’attenzione ancora maggiore.
Il materiale franato e gli alberi caduti rischiano di creare un ostacolo al naturale deflusso delle acque meteoriche. Con l’avvicinarsi dell’autunno e delle piogge più intense, una situazione non verificata e non messa in sicurezza potrebbe aggravarsi, favorendo ulteriori fenomeni di erosione e dissesto.
La nostra storia recente dovrebbe insegnarci a non sottovalutare questi segnali. La tragedia di Sarno è un monito che non possiamo dimenticare.
Non si tratta, dunque, soltanto di liberare un sentiero per consentire agli escursionisti di tornare a percorrerlo. Si tratta di prevenzione, sicurezza e tutela del territorio.
La montagna del Monte Somma rappresenta un patrimonio straordinario per Somma Vesuviana e per l’intera comunità. Va conosciuta, monitorata e tutelata con continuità, prima che un piccolo segnale di instabilità possa trasformarsi in un problema ben più grave.
È il momento di intervenire. Prima che arrivino le piogge.







