La Presidente del Consiglio non ha citato il Sud nei suoi discorsi. Per non irritare Calderoli?

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La premier sa che non è facile passare rapidamente dall’opposizione al governo: il suo discorso alla Camera dei deputati nasce anche dalla necessità di trovare un punto di incontro tra le richieste di una maggioranza dalle molte maschere. E su “la Repubblica” del 26 ottobre Stefano Cappellini ha parlato di “tutte le maschere di Giorgia” e Concita De Gregorio ha dato al suo “pezzo” questo titolo: “Nascita di una leader circondata da mostri”. Ma a noi interessa sottolineare due cose: il via libera al progetto dell’autonomia differenziata richiesta dalle regioni del Nord e l’assenza del Sud nei temi trattati dalla premier. Correda l’articolo l’immagine del quadro di Lorenzo Lippi “ Donna con maschera”. 

 

Immagino l’agitazione della signora Meloni, primo premier donna della Repubblica italiana, e del suo staff quando hanno preparato il discorso che la signora avrebbe pronunciato alla Camera dei Deputati. Per anni, lei, la signora – ha scritto Leonardo Cecchi – non ha fatto altro che “andare contro tutto e tutti, sottrarsi ad ogni minima responsabilità, attaccare ferocemente gli avversari “anche quando essi cercavano di “gestire un’emergenza che non si era mai vista prima”. (Altre cose scrive Leonardo Cecchi: e non sono cose piacevoli). Ora questa tecnica oratoria doveva essere capovolta: ora era necessario dimostrare al Parlamento e al popolo che la signora è una statista e sa anche proporre soluzioni dei problemi. Era poi necessario che lei prendesse le distanze dal fascismo: e lei ha detto che non le piacciono i regimi, ma, per calmare quelli del saluto romano, “ha archiviato la Resistenza”. Sembrava che Marcello Veneziani, il filosofo della Destra, si schierasse a sostegno della signora, ma le sue parole sono, nella sostanza, un impietoso giudizio su tutta la classe politica e su tutta la società italiana: “Oggi c’è una società vecchia e sfiduciata, una democrazia di massa avvizzita nel benessere, nel malessere e nel malaffare..Oggi non ci sono condottieri, ma conducenti, non ci sono capi, ma code, con infiniti colpi di coda. Non si marcia più su Roma, ma da Roma verso altrove, dove risiede il vero potere. La sovranità è tecno- finanziaria, l’ideologia cede alla tecnologia, la devozione è passata dalla religione al reality, la storia si ferma al presente.” E doveva tener conto, la signora, del fatto che, mentre lei parlava, sedevano intorno a lei i ministri, alcuni dei quali apparivano “piegati” sotto il carico della loro storia personale. A proposito di storia. Quando ho letto che il signor Giuseppe Valditara, nuovo ministro dell’ Istruzione, il ministro del “merito”, ha scritto un libro in cui ha sostenuto che l’Impero Romano venne demolito dai “migranti”, ho pensato che fosse una chiacchiera calunniosa, messa in giro dagli avversari: invece, è vero: ma non mi viene da ridere. Infine, la signora Meloni doveva e deve guardarsi dai suoi alleati, dal signor Berlusconi e dal signor Salvini, e trovare, ogni giorno, il punto che separa il cedimento dalla resistenza. L’aiuterà certamente l’amore per la poltrona che infiamma  deputati e senatori – anche dell’opposizione-: ed è un amore nobilitato dalla devozione per l’Italia: così ci spiegò l’on. Cocchetelli, quello del “Turco napoletano”. E per completare la giornata, e per meritare il titolo di “la Repubblica” -“Meloni l’equilibrista” – e il giudizio di Concita De Gregorio, “una fuoriclasse”, “una leader”, purtroppo “circondata da mostri”, la Meloni ha parlato con Macron e con Biden, ha promesso alle donne che non modificherà la legge sull’aborto, ma poi ha dovuto promettere a Salvini che chiuderà i porti e bloccherà le navi Ong. Ma già il giorno dopo il ministro Piantedosi si è smarcato da Salvini chiudendo i porti alle navi, ma non interrompendo i soccorsi ai migranti. Però Salvini viene accontentato per il “tetto” sul contante, che verrà certamente portato a 10000 euro e con la chiusura in un segreto cassetto del rapporto annuale sull’evasione fiscale che di solito veniva pubblicato a settembre. Insomma, il nuovo Capo del Governo ha dovuto fare e dire troppe cose tutte insieme: e le è capitato di dimenticare il Sud, permettendo ai soliti malpensanti di supporre che non avesse voluto irritare, citando anche il Sud, il signor Calderoli. La Meloni ha dichiarato che è una priorità l’autonomia differenziata, già avviata da diverse Regioni italiane “secondo il dettato costituzionale in attuazione dei principi di sussidiarietà e solidarietà in un quadro di coesione nazionale”. Ma al di là delle rumorose parole- “solidarietà, coesione, sussidiarietà”, ha ragione chi sostiene che l’attuazione dell’autonomia differenziata deve essere bloccata fino a quando le istituzioni non daranno una risposta ufficiale ad alcuni quesiti, opportunamente elencati da Massimo Villone (la Repubblica, 26 ottobre). Ne citiamo solo due. Quando sarà pronunciata “una parola definitiva sui costi e sulla effettiva convenienza dell’autonomia differenziata, che escluda la possibilità di una moltiplicazione, inevitabilmente costosa, di apparati burocratici.”? E poi: “Ci sono materie non regionalizzabili – ad esempio la scuola e le infrastrutture strategiche – ai sensi dell’art. 116.3?”. Il PD protesta contro il progetto di autonomia differenziata dimenticando che uno dei suoi più convinti sostenitori è Stefano Bonaccini, governatore dell’Emilia Romagna e membro autorevole del partito. Seguiremo con grande attenzione il dibattito sull’autonomia, nella speranza che la Presidente del Consiglio promuova, involontariamente, un’alleanza del Sud che permetta alle regioni meridionali di far sentire la propria voce e di farsi rispettare in tutte le sedi.