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La “galleria” dei Medici di Ottajano messa in scena dai ragazzi del Liceo “A.Diaz”

E’ il contributo culturale che il Liceo di Ottaviano ha dato alla manifestazione dei “Mercatini”: l’idea e il testo sono della prof.ssa Rita Aprile e della prof.ssa Carbone. Due ragazzi, VN1 e VN2, curiosi di storia ed esperti nell’uso degli “strumenti” della modernità, “vedono” “i personaggi”” della dinastia dei Medici, li interrogano, scoprono verità inaspettate, li “fotografano”.

 

Uno dei ragazzi si chiede se siano quei Medici là, quelli di Firenze. Pare una domanda banale, ma non lo è: un mese fa una docente di storia, cittadina “vesuviana”, chiedeva se il Luigi de’ Medici, sepolto a Ottaviano, fosse proprio quel Luigi de’ Medici che fu Primo Ministro del Regno di Napoli. Nella trama complessa del testo si alternano cronaca e storia, battute di “taglio” popolare e proclami tramati di decoro. Bernardetto trova da ridire sul nome “Diaz”, e sbaglia: perché furono due docenti di quella Scuola a tirar fuori le carte che raccontavano la storia del “ramo” ottajanese della sua famiglia. Giulia non si offende quando Bernardetto la chiama “bizzoca”, perché era fatale che apparisse così una donna che costruiva chiese e cappelle e apriva monasteri: e faceva piacere alla signora far credere che la sua passione per l’edilizia sacra nascesse non dal fatto che alcuni amici di famiglia erano architetti, ma dalla fede. Giusto rilievo viene dato dalle autrici del testo alla figura di don Luca Mazza, che intonando canzoni popolari, se ne andava di notte per il quartiere TreCase, “tozzoliando a qualche porta in cerca di conforto carnale”. Documenti ancora inediti hanno definito una dimensione nuova di questo personaggio: ne parleremo prossimamente. Anche la figura di Don Pietro Feulo apre la strada a qualche amara battuta sulla passione che monaci e preti “sentono” fortemente per i beni materiali e per il danaro: probabilmente si servono di questa passione per verificare la solidità della loro santità. E quindi può stare tranquillo il ragazzo che dice che tra frati e politici davvero non si sapeva chi mangiasse di più. Particolare rilievo viene dato alla figura di Giuseppe I Medici, marito di Adriana D’Avalos: e mi pare cosa giusta, perché è stato il più grande dei principi di Ottajano. E il ragazzo non riesce ad accettare facilmente che per una “cacciuttella” sia stata combattuta una sfida all’arma bianca di cui parlò tutta l’Europa. Compare Donna Porzia Carafa e stringe tra le braccia la “sua”cagnetta, che invece il principe di Cariati sosteneva di aver comprato per una “dobla”. Si formarono due schieramenti, e nel sorteggio delle coppie di duellanti Giuseppe fu sfortunato, perché gli toccò come avversario Cecio Baldacchino, che “viveva scarsamente con la professione di dottore” e per di più aveva fama di “truffajuolo”. Compare sulla scena Cecio Baldacchino che tenta di rinnovare il duello. Nel settembre del 1660 ci fu il così detto “prodigio delle croci”. Entrano e si muovono sulla scena delle popolane con panni bianchi ricoperti da croci che cercano di lavarle. Appare il Gesuita Giovanni Rho, padre provinciale predicatore. “Venni ad Ottajano e interrogai il popolo: Le croci apparivano sui panni esposti all’aria, sulle pesche, sulle carni e le uve. Avevano forme varie e dai panni non si levavano neanche col sapone. Ma non era maleficio: era ‘o Vesuvio! i sedimenti minerali dell’eruzione insieme ai vapori di quel luglio caldissimo si rapprendevano su alcune superfici a formare delle croci”. Adriana: E vabbè! La scienza così diceva, padre! Ma voi, che siete uomo di fede, ci credete? E se pure fosse così, perché la coincidenza? E gli insetti allora? Rho:- Le campe arrivarono nel 1668 e pure l’anno dopo e con loro arrivò padre Carlo

Marchese. VN1: N’ata cavalletta mangiatoria! Ah sti preveti! Loro mangiano sempre bene! Addò sta o domine vobiscum nun manca mai o pane frisco. VN2: Michè, a vuo’ fernì? E falli parlà! Gius: “No no, o uaglione tene ragione. Se stavo a sentire i preti, stavano ancora qua tutti quegli insetti maledetti: il primo anno mi avevano fatto credere che sarebbe bastata la maledizione del vescovo per costringere quegli insetti a tornare nell’Inferno, da cui venivano, attraverso gli anfratti del Vesuvio. Ma l’anno dopo non mi fece fregare: disposi che tutti i proprietari terrieri “estirpassero” i muroli dalle piante e li distruggessero. Poi chiamai con una squadra Domenico Cardamomo, che completò la disinfestazione.”. E qui ci fermiamo. La “galleria” si conclude con un ballo e con un pranzo. Complimenti agli attori e agli autori.

Nelle notti di luna dal buio e dal silenzio escono i Medici e si muovono ancora lungo i corridoi e nelle sale del Palazzo, e tessono ancora la trama delle memorie.

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