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“La Doganella” di G. Casciaro, un Maestro napoletano del pastello, di cui pochi si ricordano….

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Questo “pastello” (cm. 27 x cm.40), eseguito da Giuseppe Casciaro tra il 1906 e il 1908, è una felice testimonianza delle innovazioni che l’artista napoletano portò nell’uso della tecnica specifica, ridotta, negli ultimi anni dell’’800, a strumento di quell’esercizio accademico di “toni chiari su toni chiari” di cui è esempio concreto un “pastello” di Boldini, “Signora in abito bianco”, del 1888.Casciaro fu Maestro anche nella tecnica del “tocco”.

 

Giuseppe Casciaro (Ortelle 1863 – Napoli 1945) frequentò l’ Accademia Napoletana, dove fu allievo di Lista, di Palizzi e di Morelli, ma fu Michetti ad accendere in lui la passione per la tecnica del pastello, e a spiegargli che dopo Degas il pastello era diventato il “morbido” strumento di una pittura che, dichiarando guerra ai “macchiaioli”,  ignorava il contrasto dei colori e dei toni e percepiva le immagini – quasi sempre ritratti e “interni” – come una “sinfonia” in cui anche le ombre erano tutt’al più velature di pallido grigio. Esempio notevole di questo “destino” del pastello è il ritratto di Emiliana Concha de Ossa, nipote del diplomatico cileno Ramon Subercaseaux, che Giovanni Boldini eseguì nel 1888 e presentò l’anno dopo all’ Esposizione Universale di Parigi (vedi immagine in appendice): questo “Ritratto di signora in abito bianco” ottenne la medaglia d’oro e l’applauso dei critici, affascinati dalla sinfonia dei bianchi e dall’ uso astuto dei lillà bianchi posti sulla scollatura dell’abito, i quali lillà, coniugando il loro colore con il nero del nastro di velluto, danno risalto al nobile pallore dell’ incarnato che Boldini aveva costruito coprendo con una velatura di bianco crema una base di colore vermiglio diluito.

Giuseppe Casciaro condivise l’idea di Michetti che il pastello dovesse riassumere e coordinare le tecniche del disegno a matita e della pittura ad olio e costruire immagini attraverso l’armonia di linee nitide, ombre forti e vive e tratti luminosi: riconosceva limpidamente questi caratteri nei pastelli di Casciaro l’autore di un articolo pubblicato nel febbraio del 1908 da “Ars et labor” e nel quale il pittore veniva “incoronato” “Re del pastello”.Nell’opera “La Doganella” Casciaro rappresenta questo  luogo di Napoli prima che i lavori del Risanamento ne trasformassero totalmente l’aspetto con l’apertura di ampie strade e con la costruzione di numerose case. Geniale è l’idea della strada che si incurva verso il centro del quadro  e che si apre  sull’angolo in basso a destra: il nostro occhio, seguendo il disegno e come “costretto” dai muretti che accompagnano la strada, percepisce il contrasto tra le macchie di bianco che segnano la base dei muretti, le velature di grigio del fondo della strada, e le “macchie” della campagna, realizzate, a destra, con la sapiente mescolanza di verde scuro, di ocra, di “terra” e con il “taglio” incrociato di rami, di tronchi. Intorno alle chiome scure degli alberi che svettano al di sopra del sottobosco Casciaro traccia a punta di pastello macchie dense di bianco per sottolineare il contrasto tra il colore di quelle chiome e il cielo grigio di nuvole e di pioggia. Le colline di sinistra sono più luminose, ma i vari toni dell’ocra sono sapientemente “sfrangiati” e “sgranati”, perché l’osservatore deve percepirli come attraverso il velo dell’umidità e dell’acqua. Anche le persone riflettono la loro ombra nell’acqua che copre la strada, e si muovono a fatica. Il “trionfo” dell’ocra e dei toni scuri del verde viene sostenuto e, per contrasto, rinvigorito da macchie e velature di rosso che l’artista ha sapientemente distribuito nel quadro. Qui si manifesta chiaramente la dote che Luigi Conforti riconosceva a Casciaro “pastellista”, la capacità di costruire la “gradazione” dei toni, di “giustificare” il contrasto dei colori e di servirsi con assoluta precisione del “bianco”, steso ora a piccole macchie nel centro delle zone più scure, ora a strisce (lungo la strada), ora a velature, come nella parte bassa del “foglio”, dove il velo di bianco serve ad “allontanare” dal lato inferiore la scura figura con l’ombrello. Questo pastello dimostra a sufficienza che Casciaro usò magistralmente anche la tecnica del “tocco”, che, nella pittura a pastello, consiste nel lasciare nel dipinto segni di colore solidi e vigorosi impressi a punta di gessetto: questi “tocchi” devono creare una trama utile per guidare l’occhio dell’osservatore. Secondo il Ricci Casciaro perfezionò questa tecnica nel 1892 e nel 1896, quando, recatosi a Parigi su invito di Goupil che gli aveva allestito due mostre personali, ebbe  la possibilità di osservare da vicino le opere di Degas e degli Impressionisti. Ma forse ha ragione chi ritiene che Casciaro abbia studiato questa tecnica, usata anche nella pittura ad olio, nei quadri di Solimena e poi sui pastelli di Michetti. Ma su questo tema, deis iuvantibus, torneremo.

 

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