Il primo dovere della Chiesa non è distribuire condanne, ma proclamare la misericordia di Dio. Questa è una parola molto chiara: questo l’insegnamento che Papa Francesco ha voluto lasciare ai fedeli a conclusione del Sinodo.
I fari si sono spenti. Ed io mi auguro che la riflessione continui. E non solo all’interno della Chiesa. La famiglia e il suo futuro sono un patrimonio di tutti. Non solo dei cattolici. Ma, a pensarci bene, cosa rimane a noi tutti del Sinodo?
E, certamente, ma forte, questo Sinodo ci lascia una parola semplice, e che tutti possiamo comprendere: “Il primo dovere della Chiesa non è quello di distribuire condanne o anatemi, ma è quello di proclamare la misericordia di Dio, di chiamare alla conversione e di condurre tutti gli uomini alla salvezza del Signore”, ha detto il Papa sabato scorso, nel suo discorso conclusivo.
Il primo dovere della Chiesa non è distribuire condanne, ma proclamare la misericordia di Dio. Questa è una parola molto chiara. Perché, come è capitato lungo il corso dei secoli, sono fondamentalmente due le tentazioni citate, nello stesso discorso da Francesco: quella del fratello maggiore del Figliol prodigo, e quella degli operai gelosi. Può senz’altro capitare che chi pensa di osservare tutta la legge corre il rischio, serio, di finire con il sentirsi ‘bravo’, e di ingelosirsi per le attenzioni del Padre a quelli che tanto bravi non sono stati: il fratello minore della parabola o gli operai dell’ultima ora, che solo al tramonto sono andati a lavorare. E allora ecco la tentazione di credersi detentori della grazia, seguendo alla lettera la legge, e, forse, perdonando, ma con rigida misura. A questo proposito Francesco ha sottolineato con forza che la Chiesa è “dei poveri in spirito e dei peccatori in ricerca del perdono e non solo dei giusti e dei santi, anzi dei giusti e dei santi quando si sentono poveri e peccatori”.
E’ in queste poche e profonde parole di Papa Francesco l’asse portante del Sinodo. Ancora, Francesco ci ha ricordato che la Chiesa è chiamata ad annunciare al mondo la misericordia infinita del nostro Dio, e non a distribuire anatemi e condanne. E, devo dire, quello che ha detto Papa francesco è “nostro” pane quotidiano ogni giorno. Soprattutto di noi sacerdoti quando confessiamo. E’ molto diffusa questa coscienza ereditata dell’imperativo morale della misericordia: di guardare all’altro, dal significato etimologico della parola, “con viscere materne”. Certo, Gesù alla peccatrice disse” Và, e d’ora in poi, non peccare più”. Ma, se compito della peccatrice è stato quello di cambiare vita, compito della Chiesa è non condannare mai nessuno, ma, attraverso l’accompagnamento paterno e fraterno, mettere in grado la persona che ha sbagliato di percorrere un’altra strada. Anche perché, evangelicamente parlando, “chi di noi è senza peccato, scgli la prima pietra”.








