“Il ruolo delle donne durante la guerra”:convegno organizzato dal Rotary Club Ottaviano.

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Il convegno si è tenuto venerdì 27 gennaio nell’aula consiliare del Comune di Ottaviano. La presenza tra gli oratori di Natalia Shyriaieva, professoressa dell’ Università di Kharkiv, ha sollecitato riflessioni e valutazioni sulla guerra in Ucraina. Tutti gli interventi hanno sottolineato il fatto che una parità di genere, vera, completa e salda, è un obiettivo ancora lontano. Le osservazioni degli studiosi delle guerre combattute nel sec.XX.

 

Le bizze del portale web di cui mi servo e i dubbi che mi assalgono quando mi pongo domande sulle cause dell’attacco della Russia all’ Ucraina e sulla strategia degli Stati Uniti e dei Paesi della Nato che inviano all’Ucraina carri armati e armi di vario taglio mi hanno indotto a ritardare la pubblicazione dell’articolo. Dopo i saluti di rito, il prof. Biagio Simonetti, dell’Università del Sannio, ha fatto notare che la guerra in Ucraina sta distraendo la nostra attenzione dai conflitti che scuotono anche altri Paesi: si conferma la tendenza, vigorosamente delineata dalla storia degli ultimi due secoli, a considerare la guerra come il solo strumento adatto a risolvere i problemi tra i popoli e tra gli Stati. E per contrasto diventa sempre più intensa l’attività di quei gruppi sociali che si mobilitano in soccorso di coloro che sono costretti a fuggir via dai teatri di guerra: per esempio, milioni di Ucraini sono andati via dal loro Paese non appena è iniziata l’invasione dell’ armata russa, e il 94% di queste genti in fuga era composto da donne e bambini. L’Italia, ha detto il professore, è in prima fila nell’organizzare l’accoglienza dei profughi e le istituzioni hanno messo a loro disposizione borse di studio per l’apprendimento della lingua italiana e per rendere più agevole, da ogni punto di vista, il processo di integrazione. Ha fatto notare la prof.ssa Rossella Del Prete, dell’Università del Sannio, che nella rappresentazione tradizionale della guerra è l’uomo che impugna le armi e combatte, mentre le donne sono l’immagine del bene da difendere, sono il simbolo vivo della patria minacciata dal nemico. In realtà, ha detto la prof.ssa Del Prete, la donna, a partire da Antigone, ha anche saputo impugnare e usare le armi, come hanno dimostrato le donne del Sud ribellandosi ai nazisti e sacrificando la vita dopo l’8 settembre del ’43. Ma già durante la prima guerra mondiale le donne avevano sostituito nelle fabbriche e nelle strutture del sistema sociale gli uomini partiti per il fronte, e in questo modo avevano avviato un processo storico di eccezionale importanza, aprendo la strada alla conquista del diritto di voto, della “parificazione” e della totale emancipazione. L’ intervento della prof.ssa Shyriaieva e il riferimento alle violenze che le donne dell’Ucraina hanno subito e subiscono ad opera dei soldati di Putin mi hanno richiamato alla memoria la tesi di alcuni studiosi dell’arte della guerra, i quali hanno notato  che nei conflitti del sec.XX  saccheggi, deportazioni e stupri non sono atti di violenza “accessori” ( Mary Caldor), ma diventano azioni centrali del “modus operandi” dei soldati. Del resto, nella società globale degli ultimi quaranta anni la violenza sessuale di cui sono vittime le donne costituisce un problema assai grave con cui deve confrontarsi la società civile, soprattutto per cancellare il sospetto che i reati sessuali siano una “vendetta” degli uomini che non sopportano l’emancipazione delle donne. La prof.ssa Fiorella Saviano, dell’I.C. “D’Aosta” di Ottaviano, ha osservato che se la guerra è riservata ai maschi, la pace dovrebbe essere uno “spazio” dominato dalle donne: non a caso, la risoluzione 1325/2000 dell’ONU e i provvedimenti successivi hanno espresso l’auspicio che le donne superino la soglia di rappresentanza del 30% non solo negli organi deputati a prendere decisioni strategiche in politica estera e nella tutela della sicurezza dello Stato, ma anche nei comandi dei corpi militari. Insomma è necessario demolire la struttura patriarcale delle istituzioni, cancellare le leggi che da questa struttura sono state ispirate e raggiungere concretamente quella parità di genere che è ancora un obiettivo lontano, anche se più consistente risulta la presenza delle donne negli apparati delle pubbliche amministrazioni, nella scuola e nel governo di aziende importanti. Il pubblico ha seguito con attenzione e con manifesto interesse gli interventi, segnati dalla preparazione e dalla passione delle oratrici e degli oratori. E un grazie sincero va al Rotary Club Ottaviano, sempre attento ai temi sociali, e all’avv. Antonello D’ Antonio che ne è il Presidente.