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Il Palazzo Medici di Ottajano, trasformato in “villa di delizie e di industria”, venne decorato “alla pompeiana” da Angelo Mozzillo….

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 Nella seconda metà del sec.XVIII Giuseppe III Medici volle che Luca Vecchione ristrutturasse il Castello ottajanese per farne un Palazzo, una “villa di delizie”, ma anche un “luogo di industria”: ogni giorno dagli uffici dei piani di servizio almeno venti funzionari, “officiali”, amministravano le “industrie” della famiglia: vigneti, frutteti, querceti, cavalli, commercio del grano, cave, taverne. E i preziosi uliveti..

 

Della vastissima produzione di Angelo Mozzillo  ricordiamo gli affreschi sul soffitto della Chiesa della Pietà a Lauro (1766), la tela con “San Francesco che riceve il Crocifisso da Cristo” nella Chiesa di Santa Maria degli Angeli a Cimitile(1778), la “Madonna con il Bambino e Santi francescani” nella Chiesa del Rosario a Nola (1781). Ma l’opera più importante è, secondo gli studiosi, il ciclo di affreschi con “Storie della Gerusalemme liberata”,  realizzato nel 1787 per il Pio Luogo di Sant’ Eligio in Napoli su incarico della Casa Reale. Notevole è anche la “Gloria” dipinta sul soffitto della Chiesa del San Salvatore nell’eremo dei Camaldoli a Visciano: l’opera è firmata e datata al 1792. Il gran numero di richieste che gli giungevano da committenti pubblici e privati, da chiese e da ordini religiosi, non permise al Mozzillo di far sì che la sua produzione fosse tutta di alta qualità. In molte sue opere si nota la presenza d “pennelli” diversi: il pittore riserva a sé l’esecuzione del volto, delle mani e dei piedi dei personaggi principali, mentre l’ambiente, gli arredi, le vesti, le figure secondarie sono affidati al lavoro degli aiutanti. Lo si vede anche in qualche tela “ottavianese”: per esempio, nella “Madonna “conservata nella Chiesa della Congrega dell’Oratorio gli angeli sono stati disegnati e dipinti dalla “bottega”.

A Ottajano Mozzillo ha lasciato alcune delle sue opere più importanti, e tutte di sua mano: il “San Felice” e il “San Michele”della Chiesa di San Michele; il “tondo” – 8 metri di diametro- del soffitto della Chiesa di San Lorenzo, che il pittore dipinse nel 1777 e che Bruno Molajoli giudicò “uno dei complessi decorativi settecenteschi più importanti della provincia di Napoli”; l”Annunciazione” della Chiesa dell’ Annunziata, dipinta nel 1795. Il numero delle opere “ottajanesi” è la prova del favore ininterrotto che i principi di Ottajano concessero al pittore. Il quale proprio negli affreschi di Palazzo Medici lasciò segni assai significativi della sua arte. La firma del Mozzillo (vedi foto in appendice) consente di datare al 1771 questi affreschi, ma i documenti dell’archivio di Ottaviano ci dicono che Mozzillo era impegnato nell’opera ancora nel 1795. .

Giuseppe III Medici era amico del pittore stabiese Giuseppe Bonito, di cui Mozzillo era stato allievo. Mozzillo era nelle grazie dell’architetto Luca Vecchione, l’allievo del Sanfelice che sovrintendeva alla ristrutturazione e alla sistemazione del Palazzo Medici. Il pittore aveva lavorato anche per i Caracciolo di Avellino, a cui apparteneva Donna Vincenza, moglie di Giuseppe III Medici, e per gli Albertini di Cimitile, la famiglia di Donna Maria Isabella, sposa del Principe Michele I Medici. Questo intreccio di relazioni fece sì che al pittore fosse dato l’incarico di decorare sale e stanze del Palazzo Medici. E Mozzillo scelse vari tipi di “ornamento”: su alcune pareti dipinse con la tecnica del “trompe – l’oeil” pareti che si aprivano, vasi appoggiati su balaustrate di marmo, squarci di paesaggio; sui soffitti rappresentò paesaggi campestri e fluviali, in cui erano inserite figure di contadini, di musici, di pescatori, di danzatori; ornò gli angoli alti con immagini di animali e con maschere del teatro antico, e infine, ricamò tutt’intorno volute, archi e forme di quei “medaglioni” che caratterizzavano la pittura “rocaille” e lo stile “rococò” a cui si era ispirato Giuseppe Bonito, il Maestro di Mozzillo. In questo ambizioso progetto pittorico confluirono l’interesse per le scene “popolari” predilette dal Bonito, l’influenza degli affreschi pompeiani, che, come dimostrano le ville del Miglio d’Oro e la Reggia di Portici, diventarono un modello di mode pittoriche proprio tra il 1770 e il 1780,  i gusti artistici di Giuseppe III Medici, un ammiratore dei quadri che Pietro Fabris dedicava ai momenti della vita quotidiana a Napoli, e infine le indicazioni del Vecchione che stava trasformando il Palazzo Medici in “villa di delizie e di industria”, un modello a cui si ispiravano da tempo le residenze signorili nel Vesuviano interno, da Terzigno fino alla Villa Figliola, a San Sebastiano. Nel Vesuviano “esterno”, invece, le ville del Miglio d’Oro si configuravano solo come “luoghi di delizie”. Nel Palazzo Medici le “delizie” erano garantite dagli spettacoli musicali, dalle feste, dalle cacce e dalle corse dei cavalli, mentre l’”industria”  alimentava il lavoro di una ventina di “scrivani e officiali” che dalle stanze dei piani di servizio controllavano l’amministrazione dei molti “impegni” della famiglia: i vigneti, i frutteti, gli uliveti, i querceti, le cave, il mercato del grano, il mercato dei cavalli, le taverne, i mulini di Sarno. Mi piace ricordare che i Medici furono anche oculati produttori del prezioso olio vesuviano: è un tema che merita un discorso a parte. Ai Bifulco, invece, era riservato il controllo del “portafogli” della famiglia, del complesso sistema delle sue finanze: non dimentichiamo che Luigi de’ Medici, fratello minore del principe Giuseppe III, rappresentò a Napoli i banchieri Rothschild e che un altro potente banchiere, Sigismondo Chigi, sposò una sorella dei due.

Sarebbe bello organizzare una mostra “ragionata” dei vini e dei prodotti agricoli vesuviani nei cortili delle antiche case dei due “centri storici” che Ottaviano possiede: la Terra Vecchia, tra il Palazzo Medici e Piediterra, e il quartiere San Giovanni- Carmine.

 

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