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lunedì, Ottobre 18, 2021

Il “calcio pennichella” ci porterà lontano? Agli Europei, per ora, vince Conte

Italia – Svezia annoia per almeno un tempo, ma il risultato è di quelli importanti. Merito del ct, che comunque contro il Belgio aveva fatto tirare fuori la grinta agli azzurri

Come tutte le controre che si rispettino, anche quella di venerdì 17 ha garantito il pisolino di ordinanza. Spaparanzati sul divano o in poltrona, è bastato sintonizzarsi su Sky o sulla Rai e tenere il volume un filino basso: al resto ha provveduto la partita Italia – Svezia, valevole (che bei termini si usavano una volta!) per i campionati europei di calcio. Almeno un tempo di cloroformio puro, 45 minuti che ti conciliano col sonno, complice anche il caldo di metà giugno.

Poi l’Italia si è un poco scossa e, nel finale, ha pure trovato il gol con Eder, un naturalizzato italiano che porta il nome di un attaccante brasiliano che giocava negli anni Ottanta e disputò pure il Mondiale del 1982. Eder era un mancino famoso per i suoi tiri da lontano. Proprio alla vigilia di Italia – Brasile, poi vinta dagli azzurri per 3 a 2, con tripletta di Paolo Rossi (che da allora non si fermò più) il Corriere dello Sport titolò “Zoff teme i tiri di Eder” e la Gazzetta dello Sport, invece, “Zoff non ha paura di Eder”. Vado a memoria, forse non sono proprio questi i titoli precisi, ma il senso era quello, lo ricordo bene: mi accorsi allora di quanto sa essere opinabile il giornalismo sportivo (e non solo). E così, Eder (l’oriundo italiano) diventa uno dei migliori in campo per la sua giocata decisamente bella (ma bravissimo Zaza a fargli l’assist giusto), nonostante le statistiche ci dicano che nel primo tempo non abbia fatto nemmeno un passaggio.

Competere, però, significa cercare di vincere: e in questo il ct Antonio Conte è un maestro, forse porterà l’Italia lontano, forse addirittura fino alla fine. E tuttavia, dopo una partita tutta grinta contro il Belgio (non a caso vinta in maniera più netta) il calcio – pennichella esibito contro la Svezia non è di quelli che suscitano chissà quale entusiasmo. E non è questione di tifare o no per l’Italia, sia chiaro: l’Italia siamo tutti noi, compresi juventini e complessati che si fanno trapiantare i peli della nuca in testa. Ma lo spettacolo, per adesso, sta da un’altra parte.

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