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martedì, Ottobre 19, 2021

Il battito d’ali dei tifosi azzurri provoca un tornado altrove. Ma è tutta invidia

Vittoria netta del Napoli sul Verona, al termine di una settimana di polemiche: perché amare, a volte, diventa una colpa

Facendosi largo tra roghi di decoder e cumuli di schede Sky e Mediaset abbandonate per strada, i tifosi del Napoli hanno raggiunto in massa lo stadio San Paolo per sostenere i giocatori azzurri contro il Verona: perché mancava Higuain, mancherà ancora, ma non è mai mancato l’amore per la squadra, pure quando il numero 9 ce l’aveva Calderon, per fare un esempio. E il Napoli ha fatto il suo dovere: si è sbarazzato del Verona ed ha chiuso la pratica più facile tra tutte le gare che mancano fino alla fine del campionato, vincendo con un tondo 3 a 0. È stato bello tornare al calcio giocato dopo una settimana di chiacchiere e polemiche.

La verità è che per parlare del rapporto complicato tra Napoli, i napoletani ed il resto d’Italia bisogna scomodare Edward Lorenz, matematico e meteorologo statunitense che nel 1972 tenne una conferenza dal  titolo: “Può il batter d’ali di una farfalla in Brasile provocare un tornado in Texas?”, teorizzando, appunto, l’effetto farfalla. Parafrasando lo scienziato, possiamo ben affermare che spesso (troppo spesso) il batter d’ali a Napoli provoca un tornado nel resto d’Italia. E’ un tornado di reazioni, commenti, osservazioni, analisi, riflessioni. E questo succede perché a Napoli la passione si misura in maniera diversa che altrove. I gesti d’amore sono veementi ma spontanei, la difesa di chi si vuole bene è istantanea, senza troppe mediazioni. E, soprattutto, è naturale. Ed è un battito d’ali, ma tutti lo percepiscono come un tornado: pensano che siano agitazioni esagerate, sceneggiate fuori luogo. E invece sono solo gesti d’amore.

Ma è forse vietato amare una squadra? Mi devo forse vergognare se vado in piazza a cantare per il mio centravanti del cuore ingiustamente (a mio parere, of course) squalificato? Commentando il flash mob in piazza Plebiscito per Higuain, la Gazzetta dello Sport ha avuto il coraggio di scrivere, testualmente, “Per quei malati sistemati nei corridoi degli ospedali cittadini, per mancanza di posti letto, con tutti i disagi e le umiliazioni del caso, non c’è stata nessuna mobilitazione popolare, radio e tv locali non l’hanno nemmeno sfiorato l’argomento, tanto per citare uno dei problemi sociali che si vivono da queste parti”. Un paragone del tutto illogico, privo di senso. Un’offesa nei confronti di chi segue il calcio, tifa e ama ma, se permettete, segue anche il resto della vita, con le sue emergenze e i suoi drammi.

A questo punto non si capisce perché dei problemi degli ospedali cittadini non si facciano carico i partenopei tifosi della Juventus e delle altre squadre, visto che a detta della Gazzetta i supporter azzurri hanno colpevolmente deciso di dedicarsi alle frivolezze del pallone e basta. Non vivono forse anche loro a Napoli? Diano il buon esempio, insegnino la civiltà al popolo del San Paolo e si mobilitino per la sanità, l’ambiente, la criminalità.

Juventini e affini che state a Napoli, incontratevi anche voi in piazza Plebiscito, per un bel flash mob contro la camorra. La Gazzetta dello Sport vi farà sicuramente da media partner. Denunciate, segnalate, distinguetevi per impegno civile. Create un movimento politico, chiamatelo “Movimento 33 sul campo”, candidatevi a risolvere i guai che i fan degli azzurri, troppo impegnati a tifare per il Pipita, non vogliono neppure affrontare. Oppure sentite a me: datevi una calmata e ammettete che la passione azzurra, fondamentalmente, la invidiate moltissimo. Perché voi, questa passione naturale come un battito d’ali, non ce l’avete.

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