Oggi Filcams Cgil e Uiltucs Uil chiedono ai lavoratori di aderire in massa contro la decisione della multinazionale svedese di disdire il contratto integrativo. La replica dell’azienda.
Contro la riduzione dei salari in Italia si sciopera per la seconda volta nello spazio di un mese nel colosso del mobile, nei negozi Ikea. Con ogni probabilità l’astensione indetta per oggi dai sindacati di categoria creerà caos e disagi, con la clientela smarrita tra le sale di esposizione dei mobili nonché costretta a lunghe file davanti alle casse. Esattamente come già è accaduto durante l’astensione che si è consumata sabato 6 giugno in Campania, negli impianti di Afragola e di Baronissi. Oggi però lo sciopero sarà effettuato in contemporanea in tutti i siti italiani del gruppo scandinavo. Gli svedesi hanno deciso di dare il via nel nostro Paese alla disdetta unilaterale del contratto integrativo, strumento, questo, che dà la possibilità ai magri salari part time di salire fino a quota 800 o 900 euro netti mensili, grazie a un aumento medio compreso tra i 100 e i 120 euro. Dunque, esattamente come già sta facendo in Italia, dal primo luglio, la multinazionale francese della grande distribuzione Auchan, anche il colosso svedese ha preso la decisione di ridurre gli stipendi eliminando o in qualche modo “riformando” il contratto integrativo. E’ la prima volta che scatta un’ondata di scioperi nel comparto italiano di Ikea. Oggi in Campania il sindacato ha invitato i 374 addetti del negozio di Afragola, in località Cantariello, e i 180 di quello di Baronissi, in provincia di Salerno, ad astenersi da ogni prestazione per tutta la giornata, dalle cinque del mattino alle dieci della sera. Previsti presidi davanti ai principali varchi d’accesso dei due impianti. I lavoratori non ci stanno a dire addio al contratto integrativo in quanto ciò significherebbe rinunciare a una parte importante dello stipendio legata alle maggiorazioni salariali per le domeniche e i festivi e ai premi di produzione. La disdetta da parte del colosso svedese del contratto, stipulato 25 anni fa, è arrivata con una lettera, il 27 maggio, in tutti i punti vendita d’Italia. Mette a rischio soprattutto i salari dei lavoratori a regime contrattuale part time, a 20, 24 o 30 ore, lavoratori che, per esempio ad Afragola, costituiscono il 70 % degli organici. Si tratta di maestranze che senza i premi e le domeniche guadagnano in media circa 550 euro al mese ma che con le integrazioni arrivano a prendere paghe comprese tra i 750 e i 900 euro. Intanto il contratto integrativo è scaduto l’anno scorso e in questi mesi dovevano iniziare le trattative per il rinnovo. Però i primi abboccamenti tra azienda e sindacati hanno fatto emergere la volontà di Ikea di revocare il patto sindacale. Per questo motivo Filcams-Cgil e Uiltucs-Uil hanno deciso, in un primo momento, di proclamare lo stato di agitazione con la contestuale richiesta di revoca della disdetta. Revoca che però non è arrivata. “La decisione di Ikea di revocare l’integrativo – spiega Emanuele Montemurro, della Uiltucs – è ingiustificata perché si tratta di un gruppo in attivo, privo delle criticità sofferte in altri settori e vista la posizione irremovibile dell’azienda al tavolo negoziale di Bologna abbiamo ritenuto opportuno di continuare nell’azione di lotta perché consideriamo che il salario dei lavoratori debba essere riproporzionato ai sacrifici dei dipendenti. Senza le maggiorazioni, poiché la maggior parte dei lavoratori sono part-time, gli stipendi diventerebbero ridicoli ”. Ma Ikea non vuole cedere. Durante gli scioperi di giugno l’azienda, allo scopo di sopperire alla carenza di personale, ha spedito sulle casse anche capi del personale e capisettore. Secondo fonti sindacali il gruppo svedese ha ravvisato la necessità di procedere in questo modo per garantire un futuro solido al comparto italiano. Nell’ultimo faccia a faccia del 5 luglio l’azienda ha confermato la sua posizione iniziale: “ Il confronto non può prescindere dalla disdetta dell’integrativo ”. La multinazionale scandinava vorrebbe anche rendere variabile il premio aziendale di fine anno ( voce fissa in busta paga, un premio aggiuntivo alla retribuzione, pari a 59,50 euro al mese per 14 mensilità ) e cambiare i criteri per il premio di partecipazione ( premio variabile legato al raggiungimento di alcuni parametri, che prima venivano stabiliti da azienda e sindacati insieme ma che ora il gruppo svedese vuole modificare e stabilire unilateralmente ). Ikea nel frattempo ha diramato un comunicato con cui sintetizza la sua posizione. Eccolo. “ “ Punto 1: un sistema di valorizzazione della parte di retribuzione variabile; 2: un innovativo sistema di gestione dei turni, studiato per dare la possibilità ai collaboratori di scegliere i propri orari di lavoro, con una migliore distribuzione dei carichi e soprattutto una ottimale conciliazione dei tempi di vita e lavoro; 3: proposte volte a rendere più equi i trattamenti per il lavoro domenicale e festivo che oggi presentano differenze sia da negozio a negozio, che all’interno dello stesso punto vendita (tra vecchi e nuovi assunti), accompagnate da un sistema che riconosca una percentuale di maggiorazione crescente legata al numero di presenze; 4: volontà di IKEA di migliorare l’attuale sistema di welfare ed affrontare congiuntamente le tematiche attinenti la sicurezza sul lavoro. Tutto questo per IKEA non significa smantellare i diritti di chi lavora con passione ed entusiasmo. Anzi, attraverso la valorizzazione della parte di retribuzione variabile (per la quale IKEA negli anni ha pagato premi importanti) e un sistema partecipativo di gestione dei turni, IKEA vuole rendere ancora più tangibile l’importanza ed il riconoscimento del contributo di ogni collaboratore, ma all’interno d’un quadro di equità e sostenibilità ”.



