Era già da un po’ di tempo che si notavano questi ingombranti oggetti definiti totem e dalle forme ironicamente ambigue. Il caso nasce però quando lo strano monumento viene inspiegabilmente posto presso la Stazione Marittima di Napoli.
Un monumento per ogni occasione, pronto all’uso per il politico e l’istituzione di turno. Chissà se il povero Mario Molinari, pace all’anima sua, avesse avuto la stessa visione per le sue opere e se avesse immaginato l’indignazione che tanti cittadini avrebbero provato nel momento in cui i suoi totem venivano utilizzati banalmente per gli scopi più disparati e nei luoghi meno idonei.
Il “Totem della pace” posto alla Stazione Marittima di Napoli ha indignato non pochi cittadini, tanto da indire petizioni e manifestazioni on-line e l’interesse della stampa locale. Ma di tali “monumenti” ne esisterebbero molti altri e quasi mai hanno raccolto consensi per il loro posizionamento. Proteste ce ne sono state, ad esempio a Procida, per la sua prevista collocazione presso Santa Margherita Nuova ma anche a Napoli, a Largo Donnaregina, entrambi osteggiati e nel caso partenopeo rimosso, sembra per volere della curia ed ora parcheggiato presso il Seminario. Solo a San Sebastiano al Vesuvio e a Rutino (e a Torino) pare che il grosso fallo non abbia destato scalpore e, tra una spennellata di colore e un esoso basamento, accettato acriticamente dai locali. Il caso del porto di Napoli è però emblematico e vuole il totem quale “Monumento sacrario con l’urna del migrante ignoto”.
Che dire? Nulla da eccepire per quel che riguarda la motivazione, abbiamo assistito e purtroppo assistiamo ancora all’immane tragedia dei migranti che trovano nel Mediterraneo la loro tomba. Ci chiediamo però se non fosse meglio offrire altro che monumenti in favore dei poveri fratelli che dalle coste africane si spostano verso l’Europa a cercare una sorte migliore. E invece no! Si cerca di rifilare, in un modo o nell’altro, il cosone a qualcuno.
L’arte è un qualcosa di estremamente soggettivo, sia da parte dell’artista ma anche per chi fruisce dell’opera ma ci chiediamo: quando questa è invisa ai più, che comunicato artistico dà? Se viene posta o per lo meno si prova a metterla in contesti panoramici e di per sé già belli, che senso ha se non l’autocelebrazione di chi ne propone la diffusione? Napoli e dintorni hanno monumenti e paesaggio da “vendere” e basterebbe curarli meglio di quanto non lo si faccia e non necessitano opere dalla dubbia bellezza e dall’arbitraria collocazione per esaltarne il valore.
Per cui, nel caso della Stazione Marittima, sarebbe valsa la pena riqualificare il molo dell’Immacolatella e lo splendido edificio settecentesco che lo caratterizza, che, come molti hanno fatto notare, era il vero luogo deputato a commemorare le sorti del migrante, di tutti i paesi e di tutte le epoche. Non vorremmo che la concomitante visita di Papa Francesco avesse fornito spunto e tempistica a Genio Civile e Guardia Costiera (con la benedizione della Soprintendenza) per sfruttare la passerella mediatica e sfoggiare il ruffiano monumento.












