Nella Chiesa di San Gennaro a San Gennarello gli alunni della Primaria e della Scuola Media illustrano i risultati di un notevole progetto che ha per tema la storia dell’identità civica della comunità. Trecento anni fa la Chiesa venne fondata da Francesco Montella, protonotario del Duomo di Napoli.
Trecento anni fa don Francesco Montella, protonotario apostolico, avviò la storia dell’identità civica di San Gennarello di Ottajano fondando una cappella all’incrocio di due strade importanti, che congiungevano e ancora congiungono, l’una Nola e Torre Annunziata, l’altra il “piano” di Striano e le pendici del Somma- Vesuvio. La cappella, che poi divenne una Chiesa ampia e elegante, venne intitolata a San Gennaro, per tre ragioni: Francesco Montella era anche sacrista maggiore del Duomo di Napoli; molti napoletani avevano masserie nella pianura tra San Gennarello e Striano; San Gennaro proteggeva Napoli e il suo territorio dalle eruzioni del Vesuvio. E infatti la statua del Santo, che Montella fece collocare nella piazza nel 1739 e che è stata attribuita a Matteo Bottigliero, si volge verso la Montagna, a ricordare agli uomini e alla Natura il suo ruolo di “repulsor Vesuviani incendi”.
Per celebrare l’anniversario della fondazione della Chiesa i ragazzi e i docenti della Scuola Primaria e della Scuola Media “Rocco Scotellaro” di San Gennarello hanno realizzato un progetto il cui obiettivo era quello di cogliere gli aspetti più significativi dell’identità civica dei Sangennarellesi.
Un progetto complesso e articolato: mostra fotografica, confronto tra le immagini dei luoghi colte in tempi diversi – notevoli le fotografie degli alvei -, lo studio dei mestieri tradizionali, l’intervista agli artigiani e ai “nonni”, capaci di raccontare la storia vera, fatta di esperienze e di vita vissuta. Nella seconda fase, i ragazzi, guidati dai docenti, hanno avviato la riflessione sui metodi e sulle tecniche dell’indagine e sulle procedure di sistemazione e di catalogazione dei dati. Infine, il momento, difficile e entusiasmante, del resoconto: giovedì scorso, nella Chiesa di San Gennaro in San Gennarello, alla folla grande e attenta di parenti commossi e di cittadini i ragazzi hanno splendidamente illustrato i risultati della loro ricerca, le tecniche adottate, le immagini più significative, hanno cantato, hanno interrogato un esperto falegname e un’anziana signora, che, vincendo l’emozione, ha ricordato i giorni assai lontani della sua vita di scolara e la severità dei genitori che davano ragione sempre ai maestri e mai ai figli.
Non sarebbe giusto citare solo i nomi dei ragazzi che si sono esibiti in Chiesa e dei docenti che li hanno preparati e seguiti fino all’ultimo momento, senza distrarsi nemmeno un attimo. Un progetto così complesso e così vasto, l’ha ricordato nel suo intervento introduttivo anche il dirigente scolastico prof. Carmine Strocchia, può essere realizzato solo attraverso l’impegno continuo e organico dell’intero sistema su cui poggia l’istituzione scolastica: alunni, genitori, docenti, la segreteria, il personale Ata. E’ stata significativa anche la decisione di far svolgere la manifestazione nella Chiesa: il parroco don Raffaele Rianna ha inteso la celebrazione dei “300 anni di comunità a San Gennarello” come un momento di meditazione e di sintesi, come l’occasione giusta perché la comunità rifletta su ciò che è stato fatto e raccolga e organizzi le energie necessarie per costruire il presente e gettare le basi per il futuro. Il significato profondo della collaborazione tra l’istituzione scolastica e la parrocchia è stato sottolineato dal sindaco, avv. Luca Capasso, che ha anche esortato tutti a non parlare più di centro e di frazione, e a convincersi che Ottaviano è una sola comunità.
Il prof. Carmine Cimmino ha ringraziato il dirigente scolastico e, attraverso di lui, tutti i docenti, perché il progetto, la mostra fotografica e la manifestazione in chiesa sono la prova del fatto che anche a Ottaviano la Scuola si impegna direttamente nella catalogazione e nella tutela del patrimonio artistico e culturale del territorio e fa della conoscenza di questo patrimonio una disciplina di studio fondamentale. Carmine Cimmino ha suggerito di dedicare il prossimo progetto anche agli “antichi mestieri” che hanno fatto la storia della comunità: le “trecciaie” che lavoravano la paglia, le “tabacchine” raccoglitrici del tabacco, i “canapari” coltivatori della canapa, i setaioli, i “vatecari”, e cioè i carrettieri che trasportavano merci. Nel 1875 erano 104, a San Gennarello, i proprietari di carri, di asini e di muli. Cimmino conclude ricordando un eroe della Prima Guerra Mondiale, Raffaele Pappalardo, nato a San Gennarello il 16 marzo 1890, alunno del Ginnasio di Ottajano, che si laureò in legge a Napoli nel 1915 e il 28 novembre dello stesso anno “incontrò morte gloriosa” sul monte Mrzli. Ma non bisogna dimenticare, conclude Cimmino, che la storia è fatta anche e soprattutto dagli umili: eroe fu anche Raffaele Ambrosio, “vatecaro” di San Gennarello, che partecipò con onore alle battaglie della III guerra di indipendenza: non gli era stato concesso il congedo, sebbene un suo fratello fosse stato ucciso nella stessa guerra dal fuoco degli Austriaci.
Alla fine il sindaco, l’assessore alla cultura prof.ssa Marilina Perna e il dirigente scolastico hanno distribuito premi e diplomi ad alunni e a docenti.



