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I consiglieri della lista Alleanza per Sant’Anastasia «separati in casa».

I banchi di maggioranza del Consiglio Comunale di Sant'Anastasia
I banchi di maggioranza del Consiglio Comunale di Sant’Anastasia

In consiglio comunale si sviscera la “crisi” politica. Veruska Zucconi, capogruppo di Alleanza per Sant’Anastasia, annuncia di non sentirsi più parte della maggioranza; di contro l’altro esponente della civica, Alfonso Di Fraia, non “rinnega” il simbolo. 

Non che il simbolo, trattandosi di lista civica, sia fondamentale. Fatto sta però che al momento la lista «Alleanza per Sant’Anastasia» ha due esponenti in assise civica. Un consigliere che resta nella maggioranza Abete, ossia Alfonso Di Fraia, e un capogruppo che dice di non sentirsene più parte, la capogruppo Veruska Zucconi. La lista ha anche un assessore, Fernando De Simone, riconfermato e appena investito di deleghe “pesanti” come l’Ambiente. Ne aveva un altro, l’ex vicesindaco poi rinominato assessore e infine dimessosi in aperto contrasto con la linea del sindaco, Armando Di Perna. Ebbene, queste due anime non potranno coesistere a lungo sotto la stessa sigla. Anche perché i «dissidenti» gestiscono al momento un profilo facebook con il nome della lista. Dall’altra parte, i manifesti che negli ultimi giorni fanno capo alla maggioranza Abete, quelli politici intendiamo, il simbolo di Alleanza per Sant’Anastasia pur rivendicato in consiglio comunale l’hanno – come dire – «dimenticato».

Intanto, nel consiglio comunale di ieri, mercoledì 30 settembre, con all’ordine del giorno  regolamenti e variazioni di bilancio, c’è stata finalmente occasione di ascoltare i protagonisti della querelle politica consumatasi da agosto soltanto a suon di manifesti e polemiche da social. Grazie, in verità, ad una interrogazione depositata dalla capogruppo di Forza Italia, Annarita De Simone, e da una successiva protocollata dal consigliere Paolo Esposito. Entrambi hanno chiesto di far luce sulle vicende che hanno visto, in rapida successione, l’azzeramento della giunta comunale, il minirimpasto con la riconferma di una parte degli assessori, l’estromissione di Lucia Barra e Giancarlo Graziani, lo «spodestamento» del vicesindaco Di Perna che, prima ha accettato la nomina di assessore, e dopo pochissimo ha rassegnato le dimissioni puntando il dito contro la circostanza per la quale si andavano a premiare funzionari comunali che – a suo dire – sono i responsabili della perdita di alcuni importanti finanziamenti.

E nell’assise di eri c’è da rimarcare una circostanza, forse ancor più rilevante dalla presa di distanza della Zucconi, già peraltro annunciata e nell’aria. Ossia l’apertura a tutto tondo del sindaco Abete nei confronti delle forze moderate in consiglio comunale. Posto che nel consesso civico, è evidente, ci sono «solo» al momento forze moderate, il primo cittadino ha auspicato una collaborazione che faccia «ripartire» il paese. «La eliminazione di muri e preconcetti, un percorso sereno con l’aiuto di tutti». Insomma, non che si debba ricorrere a voli pindarici per immaginare che le parole di Abete siano una mano tesa all’opposizione. Non che gli serva, i numeri li ha – per ora e probabilmente per molto – tutti. Ma di certo un cambio di rotta che è stato accolto di buon grado sia dal socialista Carmine Capuano che da Paolo Esposito (già Udc e liste civiche).

 

Paolo Esposito, infatti, escludendo a priori mentre è in discussione la presunta crisi amministrativa, il ricorso a nuove elezioni che non gioverebbero ad oggi alla città, si augura «un progetto nuovo» e, laddove possibile, un «rilancio amministrativo», apprezzando inequivocabilmente il distacco dall’amministrazione precedente, il taglio con il passato, e aggiunge: «Questo a noi fa piacere e chi ha esternato pubblicamente diversità di intenti si prepara forse a nuove elezioni da protagonista».  Il consigliere Capuano chiede spiegazioni e auspica una riflessione sulla evidente frattura della coalizione, sullo «strappo». E parla di «rivoluzione» in corso, aggiungendo che, come compete all’opposizione, vigilerà in maniera costruttiva. Ma non fa mistero della considerazione positiva nei confronti del nuovo assessore all’Urbanistica, l’architetto Stefano Prisco. «Al quale mi lega un’antica amicizia» – sottolinea. Così come della diversa considerazione per chi lo ha preceduto, l’architetto Giancarlo Graziani. «Non vorrei essere scortese nei confronti di un amico, anche con lui c’è una storia comune, ma il giudizio sul suo operato è estremamente negativo, in effetti non ha operato per nulla. Nel vesuviano l’urbanistica è un problema serio e chiedo al neo assessore un’attenzione particolare. Noi restiamo all’opposizione tentando di costruire e, se ciò servirà a dare slancio, non faremo mancare – come sempre – il nostro apporto di controllo e proposte. Mi auguro che la nuova giunta dia le risposte che il paese attende». L’unico esponente del Pd presente in aula, il consigliere Peppe Maiello, ha pungolato insistentemente chiedendo spiegazioni sulla «falla» apertasi nella coalizione Abete e invocando risposte sul presunto cambio di passo o di progetto. «I cittadini hanno il diritto sacrosanto di sapere e capire quanto sta accadendo».

 

Insomma, Abete ha perso qualche pezzo per strada ma, si direbbe, al momento ha incassato quanto meno l’apertura di credito di un po’ di oppositori, in attesa di giudizio. Che non è poco. Ora la questione sembra meramente formale. E lui, il sindaco, ha detto a chiare lettere che la presunta crisi proprio non c’è, non esiste. «Un azzeramento della giunta era nelle mie prerogative, era naturale dopo un anno di amministrazione, non c’era stata fino ad allora incisività – ha detto Abete in aula – e ho tentato di rimediare auspicando un rilancio. Confermando tutti gli assessori che erano stati eletti per una questione etica, morale, di lealtà. Sulla decisione di chi è andato via dopo non posso esprimermi io».

 

Ora la faccenda che riguarda il simbolo di Alleanza Per Sant’Anastasia si consumerà probabilmente in altre sedi, fatto sta che nessuno ha sviscerato in consiglio comunale la vera questione, le parole che l’ex vicesindaco ha affidato ad un video all’indomani delle sue dimissioni: questi finanziamenti di cui parla, si sono persi o no? Lui dice di sì, chi è in maggioranza dice di no. I cittadini al momento non lo sanno. Abete nel frattempo promette tempi brevi per il completamento della giunta alla quale manca un tassello fondamentale, quello dell’assessore al Bilancio.

 

Sulla querelle politica, a tenere banco, i due esponenti della stessa lista, i «separati in casa» Veruska Zucconi e Alfonso Di Fraia. Ha cominciato il secondo, in assenza del capogruppo (quanto meno formalmente lo è ancora). «Prendo atto con rammarico e sorpresa delle esternazioni pubbliche che amici hanno fatto in nome del simbolo che anche io rappresento – ha detto Di Fraia – a questa maggioranza sono state mosse accuse pesanti di immobilismo e clientelismo, di finanziamenti persi, di questioni importanti ma che dovevano essere presentate, a questa squadra di governo, in tempi antecedenti al riassetto della giunta. Eppure di riunioni, in un anno e mezzo, ne abbiamo fatte. Se ci fosse stato un ragionamento obiettivo, se si trattasse di elementi oggettivi, avrei partecipato con piacere ad una discussione interna, anche se fosse servita di pungolo agli amministratori. Purtroppo queste accuse, venute fuori soltanto dopo il rimpasto della giunta, mi fanno pensare che motivi politici non ci siano, che si tratti solo di attaccamento alla poltrona e di potere fine a sé stesso». Ed è così che il consigliere di Alleanza per Sant’Anastasia non rinnega il suo simbolo, anzi: «Parlo a nome di chi mi ha eletto, di chi ancora siede in giunta in rappresentanza del nostro simbolo (ndr, Fernando De Simone, assessore), e dico che i presupposti politici perché si prosegua a far parte di questa maggioranza non sono mai venuti meno. Perciò rinnovo la fiducia a questa amministrazione e intendo continuare a rappresentare il simbolo e la lista con coerenza. Chiedo al sindaco di non demordere e di andare avanti a testa alta con la nostra azione di governo che non si è mai distaccata dal progetto originario per cui il popolo ci ha votato, concedendoci di amministrare Palazzo Siano e Sant’Anastasia. Se qualcuno si è allontanato dal progetto politico e ha fatto affiggere manifesti in strada senza nemmeno sentire l’esigenza di avvisare chi questo simbolo lo rappresenta, non posso certo condividere, così come non credo condividano tutte e venti le persone candidate in lista».

Legittima d’altronde anche la posizione della capogruppo Veruska Zucconi che, arrivata in aula a discussione politica già consumata, ha chiesto e ottenuto la parola dal presidente dell’assise, Mario Gifuni. «Mi sono candidata per continuare una rivoluzione politica, di un certo modo lungimirante di amministrare – ha detto la Zucconi – credo nel mio ruolo di consigliere comunale e ancor più nei progetti per i quali la cittadinanza ci ha dato consensi. Oggi, insieme ad altri esponenti della politica locale come l’ex vicesindaco Armando Di Perna, l’ex assessore Lucia Barra, l’ex capostaff politico del sindaco Ciro Pavone, sento la necessità di discostarmi da questo modo di amministrare e sono preoccupatissima per la fase di rallentamento alla quale stiamo assistendo». «Ricordo – ha aggiunto la consigliera – che un’accelerata è stata più volte invocata da Di Perna e lo rammento perché io, come altri consiglieri e assessori presenti qui oggi, c’eravamo nelle riunioni di maggioranza in cui questo accadeva. Abbiamo chiesto più volte che si desse corpo al programma elettorale, che il sindaco desse gli input necessari ad accelerare interventi che il paese attende. Ma non è stato possibile lavorare per mantenere le promesse fatte alla cittadinanza. Io assolverò al mio compito di consigliere comunale, che è quello di controllo, ma non posso più considerarmi parte di questa maggioranza».

Da sottolineare, inoltre, il «confronto» tra la Zucconi e l’assessore in giunta sotto l’egida della sua stessa lista, De Simone.  «Di Alleanza per Sant’Anastasia faccio parte anch’io – ha esordito l’assessore – e chiedo a chi ha utilizzato quel simbolo, senza confrontarsi con gli altri, di spiegare qui e adesso le accuse di clientelismo e di immobilismo. Vorrei sapere in che modo è stato fatto clientelismo e quali sono le promesse non rispettate».

Sull’utilizzo del simbolo, l’avvocato Zucconi ha fatto ricorso alla normativa: «Stando al Testo Unico Enti Locali – ha spiegato – quando ci si candida in una lista civica il simbolo non è di utilizzo esclusivo né dei presentatori della stessa, né di chiunque ne faccia parte». Ed ha aggiunto, con riferimento evidente ad un’altra compagine di maggioranza: «Altra cosa è quando si utilizza il logo di un movimento civico per il quale vale la stessa normativa dei marchi». Rispetto alla richiesta di spiegazioni circa le accuse di immobilismo e clientelismo ha promesso: «Le risposte ci saranno, per iscritto».

 

 

 

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