Il 20 giugno l’isola si veste a festa con una suggestiva processione in mare, dove il busto del santo viene portato su una barca adornata di garofani rossi. È il giorno principale, caratterizzato da una solenne messa e dalla caratteristica processione, che coinvolge la comunità locale e numerosi turisti. I garofani rossi sono il fiore tipico associato al culto e al martirio del santo; al termine della processione, questi vengono benedetti e lanciati, con i fedeli che cercano di prenderne uno a volo. Oltre al 20 giugno, i festeggiamenti coinvolgono l’intera isola, con eventi che anticipano la celebrazione principale. Il culto di San Silverio è un pilastro dell’identità ponzese, unendo fede e tradizioni marinare, creando un legame indissolubile tra l’isola, il santo e i suoi abitanti. L’inno di San Silverio rimane uno dei pezzi musicali e devozionali più significativi della tradizione pontina. Tramandato anche con versioni cantate a carattere popolare, l’inno trovò la massima espressione nell’esecuzione con la pianola del compianto maestro Nino Picicco. Sicuramente l’origine melodica è campana perché è la stessa musica dell’inno di Sant’Anna di Bacoli, come spiega il musicista Giuliano Vitiello di Ponza. A riguardo, bisogna sottolineare che la colonizzazione dell’isola ebbe inizio nel 1734 per opera di Carlo III di Borbone con l’arrivo di numerose famiglie di Ischia e, successivamente, di famiglie provenienti da Torre del Greco.
Inno a San Silverio
Banda musicale Isola di Ponza
dirige il M° Antonio Cafolla
E’ facile, molto probabilmente, che qualche sacerdote napoletano che proveniva da Napoli abbia portato con se a Ponza quella musica dell’inno di Sant’Anna, sulla quale è stato scritto un nuovo testo totalmente dedicato al santo locale. Tanti ponzesi emigrati in America hanno portato con loro la venerazione di questo santo papa, tantoché – aggiunge Vitiello – fu un ponzese di New York a scrivere un’altra canzone dedicata a San Silverio. Esistono registrazioni dell’inno che vedono la partecipazione di musicisti locali come dicevamo di Nino Picicco e Vittorio Spignesi per accompagnare il canto devozionale. Il testo evocato si concentra sulla figura del santo, esaltando la sua vita e la sua protezione verso i pescatori e la comunità isolana, includendo numerose invocazioni per la salvezza durante le tempeste. La versione alta della composizione è quella che invece trova certamente espressione nel suono della banda cittadina di Ponza, che ingloba bravissimi professionisti. Viene eseguita anche una versione popolare dell’inno, che viene cantata all’interno delle devozioni della novena, come spiega lo storico locale Francesco De Luca. L’anonima melodia popolare ha un andamento più fluido, semplice ed orecchiabile. All’ascolto comunque dell’inno, il tutto si presenta mirabile nell’accordo fra parole e musica, con una giusta e complessa costruzione del motivo e bello nell’insieme.
