Il tema del calcio come filosofia è stato sviluppato, tra la serietà e lo scherzo, dal libro di Giancristiano Desiderio “Essere e Gioco da Platone a Pelé. Il senso del calcio e della condizione umana” e da Luis Antezana. Alcuni intellettuali, e tra questi anche Jean Paul Sartre e Hannah Arendt, hanno visto nella partita di calcio l “immagine” della storia. E per Gianni Brera Gigi Riva, “Rombo di Tuono”, è un protagonista della nostra storia sociale.
Ogni partita di calcio può essere liberamente giocata perché nessuno è padrone, prima ancora che si giochi, del gioco e del risultato: Giancristiano Desiderio ritiene che non sia possibile che l’arbitro determini, da solo, l’esito di una partita. Allo stesso modo la vita umana è libera, perché nessuno può governare le azioni degli uomini in modo totale: non ci riuscirono nemmeno Hitler e Stalin, che pure tentarono di raggiungere in ogni modo questo obiettivo. “Come Platone ci mostra l’essenza della verità, così il Pallone ci rivela la condizione umana”, soprattutto quando viene giocato e trattato da giocatori dotati di arte eccezionale, come Pelé. O, secondo lo scrittore Luis Antezana, autore del libro “Un uccellino chiamato Mané”, da Garrincha. Jean Paul Sartre considerava il calcio una metafora della vita: in questa rete di corrispondenze, Gigi Riva rappresenta l’archetipo del gol imparabile, simbolo delle gesta dei grandi della storia, gesta che nessuno è riuscito a impedire e che hanno orientato il presente e il futuro: le imprese di Alessandro e quelle di Cesare, per esempio. Secondo Hannah Arendt, il calcio e la filosofia condividono un aspetto fondamentale, la pluralità, perché per giocare, per pensare e per agire, bisogna essere in buona compagnia e mai soli. Come spiega Platone, la filosofia, più che la scienza delle risposte, è l’arte delle domande. Sono le domande che danno un senso al discorso e aprono l’orizzonte del pensiero, così come i lanci e i passaggi di un centrocampista geniale aprono spazi nella squadra avversaria e mettono in condizione le “punte” di dare una risposta, cioè il gol. Ma non dobbiamo dimenticare che esistono filosofi e “punte” particolari: Gigi Riva faceva gol anche su passaggi banali. Di più immediata comprensione è il rapporto tra il calcio e la storia sociale di un popolo. Brera chiamò Riva “Rombo di tuono”, ispirato dalla folla dello stadio di Cagliari che con i suoi clamori accompagnava le azioni del fuoriclasse.
Scrisse Brera: . “Ancor oggi lo vedo sollevarsi da un bulicame confuso e informe di vittime predestinate alla fame e all’umiliazione. Si è ribellato come usano i romantici e gli eroi, troppo facilmente apparentati con quelli. Nel suo viso incavato erano scritti infiniti ricordi di dolore. Nessun pericolo ha mai potuto arrestarlo. Ha sempre considerato possibili le acrobazie più temerarie, tanto più temibili e pericolose in quanto più vicine all’arcigna durezza della terra. I meschini hanno talvolta attribuito le sue prodezze al caso. Altri hanno ignorato la virile bellezza dell’atleta rifugiandosi nel molle decadentismo degli esteti.”. Il Riva “disegnato” da Brera è il simbolo dell’ Italia che cerca di risorgere e pretende che le si faccia posto nel consesso degli Stati più importanti. “Forse è subito piaciuto ai sardi perché anche loro sembrano mossi da un folle e talora persino torvo eroismo fuori del tempo. I sardi vedevano in lui il campione, l’eletto che doveva riscattarli di fronte a una storia matrigna. L’hanno benvoluto e adottato prima che lo assalisse la nostalgia. Divenuto in pochi anni uno dell’isola, si è sottratto quasi del tutto ai crudeli complessi d’un’infanzia troppo a lungo umiliata nell’indigenza.”. A Cagliari Riva portò, con i suoi compagni, lo scudetto e fu un’altra rivoluzione nella storia non solo del calcio nazionale, ma dell’intero sistema sociale: e lui confermò di aver compreso il valore del proprio ruolo e la profondità di questa rivoluzione rifiutando i milioni che gli venivano offerti da Torino e da Milano. E quel rifiuto fu un vero e proprio Rombo di Tuono. Come lo furono la vittoria dell’Italia ai campionati europei del ’68 e il secondo posto ai “mondiali” del ’70. Ora che è partito per un altro mondo tutti ne cantano l’impareggiabile grandezza, anche quelli che gli hanno attribuito solo una potenza vigorosa sì, ma priva di eleganza. Ma se avessero giudicato senza farsi condizionare dai pregiudizi, avrebbero capito fin dal primo momento che il rombo di un tuono non è solo potente, ma ha anche un’intrinseca armonia di toni.
(FONTE FOTO: EUROSPORT)






