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Fiat Chrysler, i Cobas scuotono Pomigliano per il “no” a Cassino

Parte oggi a Pomigliano un fine settimana di iniziative sindacali contro la trasferta a Cassino di circa 500 lavoratori impiegati nello stabilimento locale della Fiat Chrysler. Stamattina l’appuntamento è con Slai Cobas per un incontro operaio. Domani presidio organizzato da Si Cobas in piazza Municipio.

È nella sua sede pomiglianese, in via Masseria Crispo, che il coordinamento provinciale di Slai Cobas alle 11 ha chiamato a raccolta iscritti e simpatizzanti. Si parlerà di «modello-Marchionne, trappoloni assembleari della Fiom, trasferimenti a Cassino, analisi della fase storica, iniziative a tutela dei diritti di tutti». «Riteniamo – ha riferito l’organizzazione – che la vicenda del “modello-Marchionne” concepito, sperimentato ed applicato in questi anni alla Fiat/Fca di Pomigliano, per la sua evidente valenza generale, politica e sindacale (che, in sintesi, punta a mettere definitivamente all’angolo i lavoratori per prefigurare la trasformazione in senso padronale dell’intera società) debba essere attentamente approfondito ed analizzato al fine di trarre i conseguenti “insegnamenti” necessari all’elaborazione di adeguate e forti iniziative sindacali, e non solo, a tutela dei diritti dei lavoratori in senso specifico e generale»

Domani invece sarà la volta di Si Cobas. L’appuntamento è alle 11 in piazza Municipio per dar vita a un presidio davanti al Comune. Dai cancelli della fabbrica – dove negli ultimi giorni hanno distribuito volantini e tenuto delle assemblee – al centro di Pomigliano per dire no alle trasferte verso l’impianto di Piedimonte San Germano delle tute blu. «La cittadinanza di Pomigliano deve sapere quello che sta succedendo. I politici sempre a disposizione della Fiat si devono prendere le loro responsabilità» hanno riferito gli organizzatori. «Noi rigettiamo l’accordo di Cassino – è quanto ribadiranno domani nel cuore della città che ospita una delle fabbriche Fca – Se saliamo su quei pullman siamo fottuti. Chi si è costruito una vita qui con tanti sacrifici non può ribaltare tutto e andarsene in un’altra regione. Gli operai che sono stati spremuti per anni e poi buttati di lato perché non idonei non sono “scansafatiche”, ma solo gente che non può più sopportare quei ritmi. Costruiamo la mobilitazione contro la deportazione a Cassino. No alle comandate sulle linee sostenute dai medici aziendali».

 

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