‘O Gravunaro ha finito i suoi giorni terreni e anche in questa occasione l’eterno nemico Raffaele Cutolo finisce per rubargli la “scena”: proprio ieri infatti Il Mattino ha pubblicato in esclusiva i verbali di interrogatorio in cui il boss della Nco rivela i retroscena del rapimento Cirillo e confessa di essersi offerto di intervenire per liberare Aldo Moro.
Mario Fabbrocino, boss per anni a capo della «Nuova Famiglia» è morto nell’ospedale di Parma a 76 anni. Niente funerali pubblici per lui, ma manifesti a lutto ad Ottaviano dove riposerà la sua salma. ‘O gravunaro, il “boss dei due mondi” era in carcere dal 2005 quando fu stanato in un blitz nella villa di San Giuseppe Vesuviano che aveva eletto a suo quartier generale. Nel carcere di massima sicurezza a Parma stava scontando un ergastolo e altre pene tra cui la condanna quale mandante dell’omicidio di Roberto Cutolo, figlio del suo eterno nemico, don Raffaele, ‘o professore, il boss Raffaele Cutolo. L’omicidio avvenne in provincia di Varese dove Roberto Cutolo si trovava in soggiorno obbligato. Ad accusare Fabbrocino fu il killer Antonio Schettini, divenuto collaboratore di giustizia dopo essersi accusato di più di 30 omicidi. Sarà l’autopsia chiesta dalla famiglia di ‘O gravunaro, soprannome con il quale è indicato anche sui manifesti di lutto affissi, a stabilire se, nonostante fosse malato da tempo, ci sia qualche ombra sulla sua morte.
Ma anche nella morte, l’eterno nemico Cutolo gli toglie la scena: è di ieri infatti un’esclusiva de “Il Mattino” che rende noto un verbale inedito di un interrogatorio risalente al 2016. Il boss di Ottaviano, fondatore e capo della Nuova Camorra Organizzata conferma, in quei verbali, quel che si era sempre sospettato e che era stato immortalato anni anche fa anche nell’opera prima di Tornatore, il film “Il Camorrista”. “Aiutai – spiega Cutolo – l’assessore Cirillo (rapito e successivamente rilasciato dalle Brigate Rosse, ndr), potevo fare lo stesso con lo statista. Ma i politici mi dissero di non intromettermi”. Nel ’78 Cutolo era latitante e si sarebbe fatto avanti per cercare, sostiene lui, di salvare Moro. “Per Ciro Cirillo si mossero tutti, per Aldo Moro nessuno, per lui i politici mi dissero di fermarmi, che a loro Moro non interessava”. Le dichiarazioni di Cutolo risalgono al 25 ottobre del 2016, come risposte alle domande del pm Ida Teresi e del capo della Dda, Giuseppe Borrelli.
In una lunga intervista a Fanpage.it, la moglie di Cutolo, Immacolata Iacone, chiede rispetto per un uomo malato. Nel 1983 Immacolata ha 17 anni e sposa un uomo più grande di 20 e che in quel momento si trova in carcere. La loro relazione, dalla quale è poi nata una figlia grazie al consenso ottenuto per la fecondazione artificiale, è costruita su pochi contatti, qualche bacio e tantissime lettere. I loro colloqui in carcere non sono mai privati. Oggi che di anni ne sono trascorsi 36, quella donna gli è ancora fedele. Immacolata Iacone parla delle “delicate condizioni” del marito, condannato e recluso in carcere al 41bis a Parma. Del loro matrimonio e di trattative ancora oscure. Come il rilascio del consigliere della Democrazia Cristiana Ciro Cirillo, in cui Cutolo pare aver avuto una parte importante e del mancato rilascio di Aldo Moro. Misteri a cui solo il boss della Nuova Camorra Organizzata, che mai ha voluto pentirsi dinanzi alla giustizia, può rispondere.








