Ormai è un bollettino di guerra all’ombra delle grandi fabbriche che stentano: Fiat, Alenia e Avio. Ecco le tragedie degli ultimi due anni.
Negli ultimi due anni il bollettino dei suicidi da lavoro che non c’è più è di quelli da brivido anche nel polo industriale degli stabilimenti del sud, Fiat, Alenia, Avio, stretti nella morsa o della cassa integrazione o del mancato sviluppo. A Pomigliano il 3 maggio del 2013 s’impicca in casa Francesco Romano Carlucci, farmacista laureato di 61 anni. “Chiedo scusa ai carabinieri per il disturbo che arrecherò ma vista la mia situazione lavorativa e la solitudine che ne deriva lascio questa terra”, scrive Francesco in una lettera lasciata su un tavolo poco prima di suicidarsi. 4 febbraio 2014: ad Afragola Pino De Crescenzo, 43 anni, separato, due figli, si mette una corda al collo nella casa di Afragola. Pino è uno dei cassintegrati del polo logistico Fiat di Nola. 20 febbraio 2014: all’alba si toglie la vita con i gas di scarico della sua auto, parcheggiata sotto casa, a Pomigliano, Eduardo De Falco, detto Eddy, panificatore di 43 anni. De Falco si uccide dopo aver ricevuto, il giorno prima, una multa di duemila euro dall’Ispettorato del lavoro, multa subita a causa della presenza della moglie, priva di regolare contratto, nel piccolo panificio di Casalnuovo, di cui Eddy era titolare. 23 maggio 2014, esplode di nuovo il caso dei cassintegrati Fiat: Maria Baratto, 47 anni, anche lei cassintegrata del polo logistico di Nola, come Pino De Crescenzo, si ammazza infliggendosi una serie di coltellate alla pancia nell’alloggio che aveva preso in affitto ad Acerra. Quello di Maria è un gesto clamoroso perché è l’esponente del sindacato Slai Cobas che aveva preparato un dossier sui suicidi e sui tentati suicidi dei lavoratori Fiat. 14 ottobre 2014: muore Domenico Eredità, muratore di 50 anni, disoccupato da molto tempo. Prima di mettersi la corda al collo l’operaio edile accompagna a scuola le sue figlie adolescenti, scende nella cantina di casa e scrive una lettera: “Così non vivo più, vi chiedo perdono: è tutta colpa mia”. 12 maggio 2015: Gennaro Faraco, 25 anni, si lancia dal tetto del palazzo di otto piani in cui abita, nel centro di Pomigliano. Anche Gennaro, figlio unico di madre separata, prima di uccidersi scrive una lettera alla mamma : “Sono disoccupato, sento il peso della responsabilità. Ma non ce la faccio più”.


