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Estorsori condannati: minacce di morte al presidente antiracket di Pomigliano. L’M5S: “Comportamento vergognoso del sindaco”

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< Spero che farai una brutta morte. Meglio il suono delle sbarre di un carcere che il suono delle campane. Pensa ad altri c…i . Tu non sei nessuno, m…a. E non fai paura >. E’ il guanto di sfida lanciato su Facebook al presidente dell’associazione antiracket di Pomigliano, Salvatore Cantone, da una parente di Pietro D’Agostino, il 62enne appena condannato dal tribunale a 6 anni e mezzo di reclusione per estorsione aggravata dal metodo mafioso ai danni di due commercianti. Commercianti che grazie all’assistenza fornita dall’associazione di Cantone hanno trovato il coraggio di denunciare facendo arrestare e condannare D’Agostino e un complice, Antonio Mennetta, 36 anni. Ma la minaccia di morte pubblicata ieri sui social ha scosso l’opinione pubblica locale. Salvatore Cantone ha denunciato l’episodio ai carabinieri. < Non perché abbia paura ma perché bisogna sempre dare l’esempio >, spiega il fondatore dell’associazione antiracket “Pomigliano per la Legalità”, dedicata a Domenico Noviello, il titolare di una scuola guida di Castel Volturno che per aver denunciato le estorsioni fu ucciso, nel 2008. Come Noviello anche Cantone è un piccolo imprenditore. La sua azienda fu taglieggiata nella prima metà del 2005 da un gruppo di camorristi di Sant’Anastasia. Ma anche lui li denunciò. Li fece condannare. Da allora Cantone ha dato il via a una crociata anticamorra fondando la prima associazione antiracket nel territorio a est di Napoli, associazione collegata alla FAI creata da Tano grasso. Però i parenti degli estorsori non mollano. Ieri hanno attaccato il presidente anche sul piano personale. < Togliti i debiti con i tuoi ex operai, visto che hai chiamato fallimento. Sei un delinquente autorizzato, un fallito >, l’ulteriore insulto via Facebook. < Ovviamente la delazione fa parte del “gioco”. Lo ripeto: non mollo >, replica l’esponente anticamorra. Cantone lunedi è stato duramente giudicato anche dal sindaco di Pomigliano, Raffaele Russo, che nel commentare la mancata costituzione di parte civile del Comune al processo contro D’Agostino lo ha definito < professionista dell’antimafia >. Ieri però, in difesa del presidente antiracket, è entrato a piedi uniti con un comunicato un pezzo da novanta della politica locale, Dario De Falco, consigliere comunale del Movimento Cinque Stelle a Pomigliano nonché capo della segreteria presso palazzo Chigi del vicepresidente del Consiglio, e pure lui pomiglianese doc, Luigi Di Maio. < Sono gravissime – il j’accuse del pentastellato – le parole del sindaco Russo che, rispondendo alla stampa sulla mancata costituzione di parte civile del Comune al fianco delle vittime, dice di “non aver saputo del processo”. Più gravi però – aggiunge De Falco – sono le sue dichiarazioni sui rappresentanti dell’associazione che ha supportato le vittime, definendoli, all’indomani delle condanne, “professionisti dell’antiracket”. Ma il colpo più duro alla lodevole azione di contrasto alla criminalità dell’associazione antiracket – l’affondo del politico – è stata la dichiarazione del sindaco di non voler rinnovare la convenzione tra Comune e associazione: un comportamento vergognoso, che schernisce la lotta alla criminalità. Un’onta per la nostra città, una pagina buia. Una ferita >. Infine l’appello del dirigente M5S. < La lotta alla criminalità – sottolinea De Falco – non dovrebbe avere colore politico ma dovrebbe vedere prima di tutto le istituzioni in prima linea vicine alle vittime e a tutti i difensori della legalità. Un plauso quindi ai commercianti coraggiosi e all’Associazione Antiracket di Pomigliano per aver denunciato e fatto condannare gli estorsori. A loro tutto il nostro sostegno >.