CONDIVIDI

Dopo la Whirpool-Indesit scatta la seconda batosta occupazionale e produttiva in Italia. Stavolta è la ricchissima Auchan a tenere il banco dello smantellamento italiano.     

Per tanto tempo i suoi dirigenti hanno raccontato ai lavoratori la favoletta che ” questa è un’azienda che non ha mai licenziato e che non abbandona mai nessuno “. Intanto finora se n’era parlato soltanto ma adesso la multinazionale della grande distribuzione Auchan sta dimostrando che purtroppo vuole fare sul serio. Ieri ha comunicato ai sindacati l’avvio della procedura di licenziamento per 1426 dipendenti nei 60 ipermercati italiani. Per la Campania è una mazzata. Qui sono stati concentrati 276 di questi tagli. E soltanto in 5 ipermercati: a Nola ( sede capofila ), Mugnano, Giugliano, Pompei e Napoli-via Argine. Dunque, dopo quello nel settore metalmeccanico con la vicenda Whirpool-Indesit, scatta l’allarme pure nell’altro settore strategico del tessuto economico, nel commercio appunto. Ma la Lombardia non sta meglio.

Qui l’azienda ha infatti annunciato la chiusura dell’ipermercato di Cesano Boscone, in provincia di Milano, dove lavorano 180 persone. Intanto sono diverse le perplessità che stanno scaturendo da questa fase della vertenza Auchan. A febbraio la multinazionale aveva infatti annunciato 1100 esuberi in tutta Italia, 278 in Campania e 800 nel resto del Paese. Ora però il colosso d’Oltralpe alza il tiro e aumenta i tagli di 326 unità. Cifre che per esempio risultato contraddittorie con quanto avvenuto nel  Napoletano, dov’è concentrata tutta la catena campana di Auchan. Qui i 75 licenziamenti effettuati la settimana scorsa negli ipermercati di Mugnano (30 tagli) e di Pompei (45 tagli) non rientrano nei circa 300 da mettere a segno con l’attuale procedura di mobilità appena avviata. Questo vuol dire che gli esuberi campani in realtà sfiorano a questo punto i 400 addetti. “ E’vero che i 75 licenziamenti già esperiti – lamentano i lavoratori attraverso i social network – sono stati attuati su base volontaria e con incentivi dai 20mila ai 30mila euro ma è pure vero che da parte dell’azienda è stato possibile trovare i volontari proprio perché era stata lei a rendere noto, due mesi fa, che c’erano 300 esuberi in Campania e altri 800 nel resto d’Italia ”. Ma le perplessità non sono mica finite. Qualche altro esempio. Oltre ai 75 addetti campani l’azienda è riuscita a mandare via altri 120 colleghi dislocati nel centro nord e sempre con il meccanismo dell’incentivo.

“La sensazione – aggiungono i lavoratori nel web – è che in numeri non tornino è che l’intera procedura di mobilità scattata ieri sia caratterizzata da vizi di forma evidenti ”. Poi c’è la questione relativa agli impiegati di fascia più elevata, cioè i capi settore e i capi reparto. La procedura di licenziamento non li sfiora neppure. E’tutta puntata sui livelli più bassi. Secondo indiscrezioni è però trapelato che forse l’azienda provvederà a tagliare anche questo personale tramite un ulteriore provvedimento di mobilità preparato ad hoc. “ Ma sarebbe come minimo un atto irrituale ”, la critica che serpeggia nelle varie realtà Auchan sparse in Italia. In base a quanto scritto nella procedura di mobilità nel nostro Paese la multinazionale della grande distribuzione ha 11.422 dipendenti: 86 dirigenti, 311 quadri e 11.024 impiegati. A ogni modo per quanto riguarda la Campania i licenziamenti sono già stati ripartiti nei 5 ipermercati, tutti ubicati a Napoli e provincia, dove lavorano complessivamente poco più di 1000 persone.

Ecco i tagli impianto per impianto: 46 a Nola, 45 a Pompei, 72 a Napoli-via Argine e 60 a Giugliano. Auchan ha più volte insistito sul fatto che la Campania sta facendo registrare il calo delle vendite più elevato del gruppo italiano. Nel Napoletano la causa del record nella discesa degli introiti è multifattoriale. Si va dai redditi familiari troppo bassi alla disoccupazione crescente, dalla concorrenza sleale delle catene locali in odore di camorra ai mancati controlli della correttezza del mercato. Ma c’è chi tra i lavoratori punta il dito anche contro “ le inefficienze e le incapacità dei quadri gestionali ”.