Il Premier nelle zone del terremoto, mentre l’Anci chiede più potere per i Sindaci. Il governo prepara un nuovo decreto legge.
La parola emergenza risuona ancora forte nel dibattito politico. Ce la faremo, ha detto ieri Gentiloni nelle zone terremotate, ma la base non è serena. Se Italia Nostra sta chiamando i cittadini a darsi da fare verso le autorità locali per non morire di burocratite, l’asticella inizia ad alzarsi anche per altre spinte. E mira proprio al capo del governo. Una corsa a chi arriva a prima nel fare le cose in favore dei terremotati e – purtroppo – della prossima crisi da fronteggiare. Si facciano i dovuti scongiuri, ma il punto è proprio su chi deve fare, cosa e in quanto tempo. Sul filo di lana rispetto ad Associazioni e comitati, i Sindaci chiedono a Gentiloni che il prossimo decreto legge sulle procedure di ricostruzione sia scritto insieme ai Comuni. Qualcuno pensa il contrario? C’è da sospettarlo, piuttosto che definire una volta e per tutte la “filiera dell’emergenza”. Così la definisce il Presidente dell’Anci e Sindaco di Bari, Antonio Decaro. Ha rivolto un appello rivendicando compiti e funzioni. Un monito che nasconde anche amarezza per i lunghi anni trascorsi, in cui le competenze dovevano essere meglio definite. Non sarebbe stato necessario ricordarlo. Per il bene dell’Italia – dice De Caro- delle comunità e dei cittadini, i compiti e le responsabilità istituzionali devono essere più chiari. Una recriminazione rispetto a ciò che un qualsiasi Comune colpito da sciagure, vorrebbe fare con il proprio sindaco in testa. Invece il primo cittadino non è “adeguatamente coinvolto nelle decisioni di programmazione e di coordinamento per essere all’ altezza delle emergenze”. Esempi a non finire, in un contesto che non lascia per niente tranquilli. Si impone una riflessione collettiva, laddove le risorse economiche scarseggiano e soprattutto non si capisce mai fino in fondo chi è responsabile e di cosa. Pochi giorni fa la Commissione grandi rischi ha messo le mani avanti con scenari allarmanti per la vulnerabilità degli edifici pubblici ed in particolare di quelli scolastici. Che facciamo? Con il governo devono agire i Prefetti. Loro devono convocare per ciascuna ambito, tavoli ad hoc e coordinare gli interventi pre e post sciagure. In parte lo fanno, tra un emergenza e l’altra, spesso avendo al fianco commissari con pieni poteri. I modelli di Paesi esteri sono molto diversi,anche se la nostra Protezione civile è invidiate per efficienza e professionalità. Ma non si può governare un Paese sismico, con territori devastati, ambiente calpestato, disastri annunciati con la forza dei soli soccorritori. Abbiamo davanti un tipo di “filiera” assai diversa da quella che reclamano i Comuni. Quella in cui i Sindaci appaiono dei mesti Don Abbondio, così percepiti da milioni di persone. C’è un Italia impaurita e turbata per il modo in cui dal centro alla periferia si affrontano eventi così luttuosi. L’intervento dell’Anci si salda, seppur occasionalmente, con l’iniziativa di questi giorni di Italia Nostra. Dalle Marche è partita la sollecitazione a non perdere tempo, a dare risposte agli sfollati e a tutti coloro che vivono ai limiti del pericolo. Il capo del governo ha diffuso fiducia, ma non pensiamo sia stato sordo. E’ tornato a Roma con un segnale forte per chi deve legiferare cercando di mantenere un Paese unito. Anche nelle tragedie.
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