Quello delle baby gang è un mondo fatto di violenza gratuita, atti vandalici e teneri assassini. A Napoli, negli ultimi sei mesi, sono stati denunciati 240 minori e 50 di essi sono stati arrestati.
I “pischelli” di Pier Paolo Pasolini girovagavano per le vie di Roma per racimolare qualche spicciolo, prostituendosi e rubando. In loro è possibile intravedere un barlume di tenerezza e di speranza. I protagonisti della società contemporanea, invece, sono piccoli animaletti che pestano per uno sguardo, vandalizzano monumenti storici per niente, camminano per strada con pistole; tutto esposto sulle famigerate vetrine dei social network. Giovani che vivono una vita fuori fuoco. Il fenomeno delle baby gang è sempre esistito, negli ultimi anni si è semplicemente acutizzato. Una questione nazionale, ma che trova nel capoluogo campano forme di assoluta esasperazione. Dai dati del Dipartimento per la Giustizia minorile e giovani adulti negli istituti penali per i minorenni in Italia nel 2020, sono stati 713, sui circa 30.000 denunciati.
Perché si comportano così? Lo fanno perché è la strada, spesso unica in un territorio del genere. Un territorio con la percentuale più alta di giovani inattivi. Tale risultato negativo è dovuto al contributo dei cosiddetti Neet, ovvero giovani che non studiano e non lavorano, i quali cercano nel branco delle baby gang un senso di appartenenza. Alcuni di questi ragazzini non hanno alle spalle famiglie camorriste, non hanno neanche precedenti penali.
Il fenomeno è protagonista di numerosi casi di cronaca, tra i più recenti troviamo Casalnuovo, dove alcuni ragazzi hanno vandalizzato la statua del grande Totó, postando il filmato sui social. Gli incivili si sono arrampicati sulla struttura, rischiando di danneggiarla. L’altro episodio, vede un giovane di appena 13 anni armato di pistola, denunciato dai carabinieri della stazione di Volla. Scene indelebili di violenza cruda e brutale, che si verificano anche alla luce del giorno, simili a quelle che si vedono nei film, con l’unica differenza che questa è la realtà.
(Fonte foto: rete internet)



