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E Vincenzo Bellini disse di no a un Medici di Ottajano che gli chiedeva di comporre un’opera per il San Carlo

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Quasi certamente fu Michele II Medici, principe di Ottajano e nipote di Luigi de’ Medici, a chiedere a Bellini, nel settembre del ’30, di tornare a Napoli per comporre un’opera per il teatro San Carlo. Ma Bellini rispose che Barbaia, l’amministratore del teatro napoletano, non gli avrebbe mai dato i tremila ducati che egli riteneva compenso giusto e non trattabile per il suo lavoro. Un po’ di ordine nell’elenco dei principi di Ottajano della prima metà del sec.XIX. E il cav. Luigi de’ Medici non fu  principe di Ottajano.

 

Francesco Florimo, musicologo e compositore, ebbe da un Medici di Ottajano l’incarico di pregare il suo amico Vincenzo Bellini di “venire a Napoli, a scrivere un’opera per il teatro San Carlo.”. Bellini rispose direttamente al Medici con una lettera che Francesco D’Ascoli pubblicò sulla “Bardinella” nel marzo del 1993. Il genio catanese ringraziò”Sua Eccellenza”  per l’invito, garantì che sarebbe tornato volentieri da Milano a Napoli e che nutriva il “medesimo desiderio” espresso dal Medici, “ poiché ancora una volta anelo l’occasione di dedicarmi per il mio patrio teatro, il primo che mi spinse nel difficile arringo musicale.” Ma c’era un “ma”, rappresentato da Domenico Barbaja, famoso impresario e onnipotente gestore del San Carlo e di altri teatri italiani, “il quale – scriveva Bellini – mai vorrà accordarmi il prezzo che tutti gli altri teatri mi danno, adducendo delle frivole ragioni che a me non gioveranno mai.”. Aggiungeva l’autore della “Norma” e della “Sonnambula” che il teatro alla Scala gli dava, per l’opera che stava scrivendo, “12.000 lire austriache, pari a 2400 ducati, la metà della proprietà dello spartito e 200 altri ducati, quando in caso rappresentassero la stessa opera in seguito nel teatro di Venezia, appartenendo allo stesso Crivelli impresario della Scala.”. Dopo aver ripetuto che era suo desiderio accettare l’invito del Medici, Bellini dichiarò che lui l’opera non poteva scriverla “per meno di tremila ducati effettivi di Napoli”: nel prezzo erano compresi “il libretto scritto da Felice Romani”, la scelta della compagnia, delle scene e del vestiario, e “un mese di prove”. Il musicista dell’ideale si rivelava un attento amministratore del suo genio.

Ma chi era il Medici a cui Bellini diceva elegantemente di no? Francesco D’Ascoli si pose la domanda, ma si astenne dal dare una risposta, perché non aveva mai approfondito la storia dei Medici, e bisogna credere che non si fidasse troppo degli studiosi che si vantavano di conoscere, in tutte le pieghe e i risvolti, la storia di Ottajano e della nobile famiglia. Alcuni di questi storici locali hanno scritto, per esempio, che Luigi de’ Medici era stato principe di Ottajano: e non è vero, perché il grande statista, che fu solo “cavaliere”, era fratello minore di Giuseppe, che tenne il principato come Giuseppe III. E confusione questi storici locali hanno fatto tra i Giuseppe e i Michele che furono principi nella prima metà dell’Ottocento: per fortuna, Luigi Iroso e Carmine Cimmino hanno messo un po’ di ordine tra i rami dell’ “albero”. Dunque, Giuseppe III, fratello del cav. Luigi, marito di Donna Maria Vicenza Caracciolo dei principi di Avellino, muore nel 1793. Gli succede il figlio, Michele II, che sposa Donna Maria Isabella Albertini di Cimitile. Alla sua morte, avvenuta nel 1832, il titolo va al figlio Giuseppe IV, che si congiunge in matrimonio con Anna Maria Gaetani duchessa di Miranda, e mettendo insieme i quadri di sua proprietà con quelli portati in dote dalla moglie, costituisce una delle più importanti pinacoteche private del Regno: basta a dimostrarlo quella parte della raccolta che si può ammirare nelle sale del Museo Correale di Sorrento.

Dalla lettera di Bellini si capisce che Giuseppe Crivelli, impresario del teatro “la Scala” di Milano, non è più condizionato nelle sue scelte dal Barbaia, con il quale amministrò il teatro di Milano fino al 1830. Dunque, l’opera commissionata dal Crivelli a Bellini era certamente “La sonnambula”, che andò in scena a Milano nel 1831. Il Medici della lettera non poteva essere Luigi, che morì nel gennaio del ’30, che non aveva tempo di pensare al cartellone del San Carlo, e che non avrebbe consentito al musicista siciliano di rispondergli con un no. Bellini inviò la sua lettera del 19 settembre 1830 a Michele II Medici: don Luigi non tenne mai in grande considerazione questo nipote, e, infatti, lasciò il suo immenso patrimonio al figlio di lui, Giuseppe. Tuttavia, Michele era pur sempre un principe Medici: e perciò don Luigi lo mise nella commissione incaricata di ricostruire il San Carlo distrutto da un incendio nel febbraio del 1816, lo tenne nell’amministrazione del teatro, che in meno di un anno aveva riaperto porte e palcoscenico, ancora più bello di prima, e, infine, lo fece nominare Intendente della Provincia di Napoli: da qui il titolo di “Eccellenza” che gli attribuisce Bellini.

E’ noto l’amore per l’arte, in particolare per la musica e per la pittura, dei principi di Ottajano. Giuseppe III, padre di Michele e fratello di don Luigi, quando affidò al Sanfelice i lavori di ristrutturazione del palazzo ottajanese, chiese che fosse curata l’acustica del cortile interno del primo piano, perché quello spazio era destinato a ospitare esibizioni di musicisti e di attori. La moglie di Michele, Donna Maria Isabella Albertini, era una raffinata pianista, e il figlio Giuseppe aveva la passione per il teatro, oltre che per la pittura.

Ma di questo parleremo in un’altra occasione.