A partire dal 1864 gli amministratori di Ottajano incominciarono a respingere risolutamente tutti i tentativi dei giovani di sottrarsi al servizio militare: fino a due anni prima gravava sulla città la convinzione delle autorità napoletane che essa era “un fortino” del partito filoborbonico, un “centro di sostenitori dei briganti”. Nel 1866 molti ottajanesi si comportarono da valorosi combattendo contro gli Austriaci. Correda l’articolo un quadro dedicato da Kossak alla battaglia di Custoza
Nel 1864, illustrando il bilancio della sua attività di Assessore delegato “per il Sindaco assente”, Michele de’ Medici riconobbe che a Ottajano non era cessata del tutto “la ripugnanza al servizio militare, ma appariva scemata di molto”; era “bastata un po’ di persuasione” per indurre moltissimi renitenti a marciare sotto le patrie bandiere. Anche perché- disse con forza il Medici- era stato” allontanato, nelle operazioni di leva, ogni conato di intermediazione, di favoritismo, di deferenza.”. In parte era vero. Nel ’64 tutti gli “industrianti” e i professionisti di Ottajano cercarono di scampare dal servizio militare, ma su 25 domande di esonero ne furono respinte 20. L’idoneità alla leva fu riconosciuta al farmacista Giovanni Ranieri, a fittajuoli, a vatigali, agli”industrianti di tessuti e capi d’arte” Paolo Massa e Angelo Liguori Barretta, all'”industriante di terreni” Raffaele Marigliano, al sensale Ferdinando Menzione, mentre ottenne l’esonero il medico condotto Luigi Iovino. I conati, di cui parlava il Medici, tuttavia erano ancora così forti che nel ’63 il Sottoprefetto Serpieri fu costretto a ricordare ai sindaci che bisognava far intendere con ogni mezzo agli iscritti nelle liste di leva ” che nulla hanno a sperare dal farsi assistere da persone che si spacciano per intromettitori e protettori, per lucrare sulla loro ignoranza, poiché tutto ciò che loro spetta di diritto lo conseguiranno per forza di Legge dal Consiglio di Leva.”. Nel ’65 furono presentate alle autorità di Ottajano 42 domande di esonero dal servizio militare: l’ufficiale sanitario Raffaele D’Avino, che era stato medico dei soldati napoletani chiusi in Gaeta, ne accolse 24, che certificavano cecità parziale, ernie “non contenibili”(8 casi), l’ “abbruciamento degli arti”, paralisi, cardialgie, tisi (3 casi), miopia, epilessia, catarro cronico, “totale mancanza di denti e acciacchi di complessione” e, in un caso, “la distruzione parziale del palato osseo”. L’ernia “contenibile”, “la sofferenza dell’ernia scrotale ricorrente, il cersocele”, l’asma, i dolori al petto non procuravano l’esonero, mentre era difficile ” documentare con attestati giuridici il male lunatico”, di cui alcune reclute dicevano di soffrire. Nel ’67, intorbidatosi lo spirito pubblico per la tassa sulla ricchezza mobile, il sottoprefetto Righetti, nel chiamare alle armi la classe 1842, ricordò ai sindaci che “in queste occasioni sogliono farsi vivi i nemici del Re e della Patria” e li esortò a controllare il clero, dei cui “patriottici sentimenti non dubitava”, ma che avrebbe ritenuto responsabile, se “in una cura di anime si verificassero molti disertori”.
La guerra del ’66 contro l’Austria fu un’importante fucina dell’amor patrio e la classe dirigente del Sud fu sollecitata a tenerne alte le fiamme con ogni mezzo. Nel maggio alcuni Consigli comunali della provincia di Napoli, considerando che” molte reclute si erano mostrate risolute alla partenza per concorrere con la loro opera all’indipendenza nazionale” stabilirono premi in danaro per i concittadini che conquistassero una bandiera nemica, o meritassero una medaglia al valor militare, o tornassero dai campi di battaglia menomati e inabili al lavoro. Furono previste pensioni per le vedove con figli e anche per quelle senza figli ” quante volte conservino lo stato vedovile”. Un reduce di Custoza, che aveva riportato una ferita “riparata mercè l’amputazione del piede destro, astrazione fatta ai disagi sofferti per continuo bivacco”, non bastandogli, a vivere, la pensione del Governo, chiese nel ’67 al Sindaco di Ottajano un segno concreto di riconoscenza: niente di eccessivo – lo impediva la sua “delicatezza”- ” ma un presente una tantum, un ricordo qualsiasi per sovvenire ad alcuni suoi affari.” Don Giuseppe Bifulco, il prete nero, stanziò per le famiglie dei soldati” bisognosi” 820 lire, a cui Michele de’Medici aggiunse di suo 50 lire, e il padre 240 lire, e in più “bende e filacci” e 3000 limoni, “raccolti or ora” negli assolati giardini delle terre vesuviane, “per essere spediti al loro destino” negli ospedali militari. In quello di Brescia, il 24 luglio del ’66, morì il granatiere Angelo Capasso, per ferite riportate a Custoza. L’Ufficio Amministrativo del 2°Reggimento Granatieri con lo stesso stampato comunicò alla famiglia, che nulla sapeva del ferimento, che Angelo era morto e che il morto era debitore verso la cassa dell’esercito di lire 192.Meritarono la medaglia d’argento al valor militare il bersagliere Gaetano Auricchio che ebbe la fortuna di tornare a Ottajano e il cannoniere Pasquale Boccia, che invece si inabissò nel mare di Lissa, sulla “Re d’italia” o sulla pirofregata “Ancona”: l’aiutante generale del 2° dipartimento marittimo promise che avrebbe sciolto l’enigma, ma non lo fece, e di questo non lo rimproverarono il padre vecchio e inabile del cannoniere, e il fratello storpio. Dopo una lunga attesa, e dopo molte sollecitazioni dei due al Sindaco, e molte del Sindaco al Ministero della Guerra, lo Stato pagò il promesso “soprassoldo” delle cento lire: questo fu il premio per i morti di Lissa. I concittadini di Pilone e di Barone accettavano ormai il nuovo ordine e lo cementavano col proprio sangue. Circa 40 Ottajanesi ricevettero medaglie commemorative per la guerra del ’66, e Ottajano e Somma furono i soli comuni del territorio ad ottenere un sussidio dal Comitato – lo presiedeva U. Peruzzi, sindaco di Firenze- “per soccorso ai feriti e famiglie dei morti nella guerra del ’66”. I giovani delle terre vesuviane non combatterono solo contro lo straniero; ebbero l’ordine di sparare anche su italiani, sugli ultimi briganti. L’ ottajanese Alfonso Avino meritò “la menzione onorevole” “per essersi distinto nell’uccisione del brigante Franchetti, il 10 maggio 1868”.
(fonte foto: rete internet)



