È di Somma Vesuviana la ricercatrice che sta studiando la produzione di elettricità dall’urina

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La scienziata Mirella Di Lorenzo
La scienziata Mirella Di Lorenzo

 Mirella di Lorenzo, la scienziata italiana team leader del gruppo di ricerca dell’Università di Bath, in Inghilterra, dove si sta studiano la produzione di energia elettrica da parte di microbi che mangiano rifiuti organici, ha studiato al Liceo Torricelli di Somma Vesuviana e si è laureata alla Federico II di Napoli.

Mirella Di Lorenzo si è laureata con il massimo dei voti in Ingegneria Chimica nel 2003 dopo il diploma al liceo Evangelista Torricelli di Somma Vesuviana. Da allora la sua strada è stata tutta in salita: un dottorato di ricerca in Biotecnologie Industriali all’Università Ernst-Moritz-Arndt di Greifswald, ricercatrice all’Università di Newcastle e poi la National Nanotechnology Laboratory di Lecce prima di approdare all’Università di Bath (nei pressi di Bristol, in Gran Bretagna) come docente – è professore associato – dal luglio 2011.

La Di Lorenzo è team leader del gruppo di ricerca che sta studiando una maniera alternativa e rivoluzionaria, oltre che a impatto ambientale praticamente nullo, di produrre elettricità: una cella combustibile che la ricava dall’urina con zucchero e albume d’uovo. Che alcuni microbi potessero produrre energia nutrendosi di rifiuti era già noto nel mondo scientifico ma i ricercatori guidati dalla Di Lorenzo hanno usato un catodo di glucosio e ovalbumina in luogo del platino che è normalmente utilizzato nelle celle. Con un risparmio notevolissimo dal punto di vista economico, quindi: due euro e cinquanta centesimi (due sterline) in luogo del più costoso metallo le cui quotazioni si aggirano attualmente sui 30 euro al grammo.

E anche il «combustibile» utilizzato ha un costo che si aggira praticamente sullo zero: l’urina. I batteri che si nutrono della pipì, come la Shewanella putrefaciens o l’Aeromonas Hydrophila, producono in questo modo elettricità e gli scienziati di Bath sono riusciti a dimostrare che si può così raggiungere una potenza di 2 watt per metro cubo, decuplicandola se si impilano tre batterie. Una potenza, dunque, perfettamente in grado – tanto per fare un esempio – di ricaricare un cellulare di ultima generazione.

Ricapitolando, la ricerca guidata dalla scienziata vesuviana mira alla produzione economica e pulita di fonti rinnovabili ed ecocompatibili: per ora c’è una cella di pochi centimetri che grazie a speciali microbi riconverte la materia organica in energia elettrica la quale si può immediatamente utilizzare o stoccare in una batteria. Un risultato possibili con un catalizzatore al carbonio derivato da glucosio e ovalbumina. Lo scopo degli studi ancora in corso è quello di migliorare l’efficienza e ottenere ancora più energia, una scoperta che potrebbe fare la differenza nei paesi più poveri.

Intanto, dalla pagina Facebook ufficiale del primo cittadino di Somma Vesuviana sono arrivate le congratulazioni alla scienziata dell’avvocato Pasquale Piccolo, sindaco della città: «Orgoglio sommese», ha scritto.

 

 

Daniela Spadaro
Daniela Spadaro
Giornalista professionista

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