Anche questa settimana desidero ritornare sull’Esortazione apostolica post-sinodale “Amoris laetitia”. E precisamente riflettendo sull’ottavo capitolo “Accompagnare, discernere e integrare la fragilità”. E bisogna dire che, sulla questione più attesa, almeno dal punto di vista mediatico e cioè le coppie cosiddette irregolari e la comunione ai divorziati risposati, non vi è nell’Esortazione alcun cambio della dottrina e nemmeno delle disposizioni canoniche.
Lo dice il Papa precisando tuttavia che “ciò non impedisce che esitano modi diversi di interpretare alcuni aspetti della dottrina o alcune conseguenze che da essa derivano”. Poi il Papa spiega che “non tutte le discussioni dottrinali, morali o pastorali devono essere risolte con interventi del Magistero”. Questa è la chiave e il criterio con il quale affrontare i problemi è il “discernimento”: “Il discernimento deve aiutare a trovare le strade possibili di risposta a Dio e di crescita attraverso i limiti”. In una nota, la numero 351, Francesco spiega che “in certi casi potrebbe essere anche l’aiuto dei sacramenti”. Il discernimento va fatto caso per caso, ma senza che esso diventi norma generale altrimenti si arriverebbe a codificare una “casistica insopportabile”. Il papa nell’Esortazione aderisce a quanto ha stabilito il Sinodo sulla valutazione caso per caso da parte del sacerdote “in foro interno”, cioè in dialogo con la coscienza di ogni singola persona. La premessa del papa è che “non è più possibile dire che tutti coloro che si trovano in qualche situazione cosiddetta irregolare vivano in stato di peccato mortale, privi della grazia santificante”. L’altro criterio è la misericordia. Francesco ripete che il Vangelo chiede di non condannare e non giudicare nessuno e di evitare giudizi “troppo duri e impazienti”. Ripropone una riflessione che ha già fatto molte volte di non diventare “controllori della grazia”, ma “facilitatori”, perché “la Chiesa non è una dogana”. Denuncia che spesso si pongono “tante condizioni alla misericordia” che viene “svuotata di senso concreto e di significato reale”. Questo, commenta, è “il modo peggiore di annacquare il Vangelo”. Dunque il Papa non chiude nulla, ma considera la vicenda come un processo aperto dai due Sinodi che nemmeno l’Esortazione esaurisce, ma lascia libera la discussione sulle nuovi prassi pastorali attorno al matrimonio e alla famiglia. Il cammino dovrà servire per capire ciò che ostacola una più piena partecipazione alla vita della Chiesa, non solo dei divorziarti risposati, ma di tutti, e quali passi si devono fare per farla crescere. La logica è quella dell’ “integrazione”, sulla base del discernimento del sacerdote come membro della comunità e dopo una “ricerca sincera” e atteggiamenti di “umiltà” delle persone coinvolte. Questa scelta, che è del Sinodo confermata dal Papa nell’Esortazione, è strategica perché non definisce il perimetro di una sorta di pastorale speciale per alcuni, ma libera e fa volare la logica del Vangelo, cioè “di quanto Gesù offre all’essere umano”. Scrive il Papa: “Oggi più importante di una pastorale dei fallimenti è lo sforzo pastorale per consolidare i matrimoni e così prevenire le rotture”. Per noi pastori d’anime si aprono orizzonti inediti e avremo grandi responsabilità nel discernimento, anche se, a mio avviso, le aperture del papa non devono assolutamente indurre i fedeli a pensare che anche per la Chiesa, oggi, sia più facile separarsi o divorziare. In tanta famiglie ci sono veri drammi e a pagare, poi, è sempre la parte più debole: i figli. Tenendo presente “caso per caso”, nello stesso tempo bisogna fare di tutto per “salvare sempre il salvabile” evitando di fare precipitosamente scelte egoiste e/o di comodo.
(Fonte foto: Rete internet)



