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Dramma call center, Gepin: sfrattata la sede. Lavoratori pagati per non lavorare

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Si riaffaccia lo spettro dei licenziamenti. 

Il tribunale di Napoli sfratta per morosità la Gepin e i 220 dipendenti del call center di viale delle Industrie, a Casavatore, comune a nord di Napoli, restano a casa: pagati per non lavorare. Non si sa se potranno più rientrare negli uffici sgomberati. Martedi 31 maggio scadranno infatti i tempi del confronto sindacale in sede aziendale della procedura di mobilità, avviata il 26 febbraio, per cui dal mercoledi successivo su tutti gli addetti penderà la spada di Damocle dell’invio da parte dell’azienda delle lettere di licenziamento. A ogni modo proprio dal primo giugno scatteranno altri 30 giorni previsti dalla legge per ragionare in sede istituzionale su questa delicata vertenza. Che potrebbe trovare una soluzione al ministero dello Sviluppo Economico, dove si sta provvedendo a trovare nuove opportunità di lavoro sia per i 220 addetti di Casavatore che per gli altri 132 colleghi della sede di Roma minacciati dalla dichiarazione d’esubero. Proprio al Mise la procedura di mobilità era stata interrotta il 12 aprile scorso e fino, appunto, al 31 maggio. Nel frattempo il 24 aprile la viceministro Teresa Bellanova aveva annunciato ai sindacati che Poste Italiane, principale committente di Gepin, si era resa disponibile a far assumere nelle società che si sarebbero aggiudicate i nuovi appalti di Poste i 352 addetti finiti nella procedura di mobilità. Da allora però non ci sono state più notizie. Intanto la sede di Casavatore è stata chiusa. “Non c’è più nemmeno la corrente”, raccontano i lavoratori rimasti a casa. L’azienda ha garantito loro il pagamento delle spettanze. Non si sa fino a quando. ” Il 14 marzo – scrive la Gepin nelle raccomandate inviate ai dipendenti – la sede operativa è stata interessata da una procedura di intimazione di sfratto avviata dal proprietario dell’immobile cui ha fatto seguito un’ordinanza di sfratto esecutivo. A ciò si aggiunga che le utenze per la fornitura di energia elettrica sono state sospese. Stante l’impossibilità dell’azienda di mantenere attiva la sede operativa ci vediamo costretti a provvedere alla chiusura con effetto immediato e al conseguente esonero dalla prestazione lavorativa di tutti i dipendenti in forza, restando fermo e impregiudicato il diritto alla retribuzione”. “Non stavano aspettando altro – commentano però alcuni dipendenti – la nuova proprietà di Gepin è stata creata per questo, per smantellare tutto: non ci hanno versato il tfr per due anni”. Comunque i sindacati non ritengono che sia finita. “Stiamo aspettando – spiegano Salvatore Topo e Peppe Di Marzo, rispettivamente segretario regionale generale e segretario regionale della Fistel-Cisl – che Poste effettui la nuova assegnazione dei lotti, già pre assegnati ma al di sotto del costo del lavoro. Finchè questo non avverrà non sappiamo con chi doverci confrontare per traghettare i lavoratori nei call center che subentreranno. Sull’ipotesi dei licenziamenti – precisano poi Topo e Di Marzo – stentiamo a credere che Gepin possa inviare le lettere in questa fase. Comunque da quanto finora emerso l’intento è di licenziare e quindi di riassumere nelle nuove aziende”. “Siamo in attesa di quanto definito al ministero e quindi vigileremo – aggiunge Osvaldo Barba, segretario della Slc Cgil di Napoli – è chiaro che questa situazione ci preoccupa molto: il terrorismo psicologico che sta mettendo in campo Gepin è da stigmatizzare. Noi vogliamo la realizzare della salvaguardia delle clausole d’appalto così come sancito al Mise”. E Massimo Taglialatela, segretario regionale della Uilcom, conclude affermando che “il Mise per ritardare evidentemente sta decidendo sulle nuove commesse” ma che “al momento non ci sono le garanzie che non siano comunicati i licenziamenti dopo la scadenza della procedura”.

 

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