Vermeer fa in modo che l’osservatore entri nello spazio della stanza in cui si trova la suonatrice e percepisca quel “silenzio di attesa” che è il segno distintivo dell’arte del pittore olandese e trova coerente supporto nella tecnica e nella tavolozza di caldi toni smorzati sul fondo grigio: il grigio in tensione, usato in modo inimitabile da Vermeer. Disse Marcel Proust, e Ungaretti confermò, che Vermeer è il pittore della “luce sognata”. Il quadro (cm.52×46) è conservato al Metropolitan Museum di New York.
E’ una questione di prospettive e di sguardi. Il pittore che dipinge un interno in tutta la sua interezza, da una parete all’altra, obbliga l’osservatore a restare sulla porta, a cercarvi il posto da cui il suo occhio riuscirà a percepire in un sol colpo tutto lo spazio e tutto l’arredamento. Vermeer inquadra solo una parte della stanza e fa in modo che i quattro lati della tela “taglino” gli oggetti. Nel capolavoro il lato destro “interrompe” la sedia e la mappa appesa al muro, tagliata anche dal lato superiore, il lato sinistro fende la finestra e la tenda, il lato inferiore la sedia, il drappo verde scuro e il pavimento. L’osservatore “avverte” che lo spazio continua anche oltre i lati della tela, e perciò “si sente” dentro la stanza, “sente” di essere entrato nell’intimo di uno spazio privato, che è suddiviso in parti anche al suo interno: la sedia di sinistra “taglia” il tavolo, il tavolo “taglia” il corpo della donna e il liuto, la lama di luce che entra dalla striscia scoperta della finestra “taglia” in forme e con intensità diverse l’ombra. Gli oggetti, infine, sono disposti in modo tale che alcuni di essi – in questo quadro le due sedie che si “affrontano”-suggeriscano una percezione circolare dello spazio interno e creino la suggestione della profondità.
L’occhio dello spettatore, prima di arrivare al volto della suonatrice, che dovrebbe essere il dettaglio più importante dell’opera, è sollecitato, dalla struttura del disegno, a percorrere una rete di linee spezzate che i ricami dei tessuti, le forme della mappa, lo schema delle mattonelle e le volute del legno rendono ancora più complicata. Il tempo di percezione si allunga a dismisura: l’osservatore, anche dopo aver contemplato a lungo “La donna con il liuto” sente il bisogno di “rileggerla” daccapo, entrandovi da un altro “ingresso” e scoprendo dettagli che non aveva ancora colto. Questo è il primo miracolo dell’immenso Veermer. Il secondo miracolo è quello della luce. La luce di Veermer, dopo essersi posata con la massima intensità su un elemento – che in questo quadro è la fronte della suonatrice – si scioglie morbidamente nell’ombra all’intorno, crea misurati effetti di un chiaroscuro riscaldato – è un calore lieve – da toni cromatici smorzati che si dispongono a corona intorno a un tono ora di un rosso intenso e vivo, come nella “Lezione di musica interrotta”, ora di un azzurro araldico come nella “ Signora seduta alla spinetta”, ora, come nella “Suonatrice di chitarra”, di un giallo ossido di piombo.
Ma anche i toni smorzati vibrano perché si dispongono su un fondo color grigioverde, che, nella “Donna con il liuto”, traspare, sotto le leggere velature di rosa, nel collo della suonatrice, e in misura ancora più intensa, nella mappa appesa alla parete e nel panno che copre il tavolo. Sulla fronte della suonatrice, sul collo della camicia, sulla mano destra e sul braccio sinistro l’ intensità della luce è resa con piccole lumeggiature di bianco di piombo, applicate a punta di pennello: si serviranno di questa tecnica anche gli impressionisti, soprattutto Bazille e Renoir. Vermeer elimina dal quadro ogni elemento superfluo, e nella costruzione degli oggetti e dei corpi appiattisce con pennellate opportunamente orientate le strutture sferiche e cilindriche, come, nel quadro di cui stiamo parlando, il braccio della suonatrice e i piedi della sedia appoggiata al muro. Con questa tecnica il pittore si propone di ridurre la suggestione del movimento, perché, egli ritiene – e Baudelaire gli darà ragione – che la Bellezza essendo “un sogno di pietra” aborrisce“il moto che sciupa ogni contorno lieve”.
Vermeer è “il pittore del silenzio”, dicono in molti: ma A. Blankert propone un’aggiunta significativa: “Vermeer è il pittore del silenzio dell’attesa”. Immersi nello spazio complesso e nella luce che suggerisce le forme, più che rivelarle, gli oggetti “parlano”, e, ripresentandosi di quadro in quadro – le stesse sedie, la stessa brocca, lo stesso tappeto, gli stessi strumenti musicali – essi avvertono l’osservatore attento che la quiete tra poco potrà essere scossa da qualcosa di nuovo, che le sedie accoglieranno un ospite, che la finestra verrà tutta coperta o interamente scoperta, che le pieghe dei drappi verranno stese e spianate, che i personaggi si muoveranno. Vermeer è riuscito a rappresentare un silenzio carico di tensione e di attesa. Come il suo connazionale e coetaneo Spinoza, il pittore crede nell’armonia del mondo: perciò gli strumenti musicali e la musica “compagna della gioia e medicina del dolore” sono protagonisti di molti suoi quadri.



