Proseguono le indagini sulla morte del piccolo Domenico, il bimbo di due anni originario di Nola deceduto dopo un trapianto di cuore effettuato all’ospedale Monaldi di Napoli. Nelle ultime ore la Procura partenopea ha iscritto nel registro degli indagati anche la primaria di Cardiochirurgia, la professoressa Marisa De Feo. L’ipotesi di reato è omicidio colposo.
La docente si aggiunge ai chirurghi Gabriella Farina e Guido Oppido, già coinvolti nell’inchiesta rispettivamente per l’espianto dell’organo a Bolzano e per il successivo intervento di trapianto sul piccolo paziente. In totale, al momento, sono sette i sanitari iscritti come atto dovuto per consentire lo svolgimento degli accertamenti tecnici irripetibili.
Al centro dell’inchiesta vi è la presunta compromissione del cuore durante il trasporto. Secondo quanto emerso, l’organo sarebbe arrivato a Napoli parzialmente congelato, probabilmente a causa dell’impiego di ghiaccio secco all’interno del contenitore isotermico. Un elemento che dovrà essere attentamente valutato dai consulenti nominati dall’autorità giudiziaria.
La Procura di Napoli, allo stato, non ravvisa responsabilità dirette a carico della struttura ospedaliera di Bolzano. Le attività di prelievo, confezionamento, conservazione e trasporto dell’organo – secondo quanto stabilito dai protocolli – rientrano nella competenza dell’équipe che effettua l’espianto. L’assessore alla Sanità della Provincia autonoma di Bolzano, Hubert Messner, ha dichiarato che tutte le procedure sarebbero state eseguite nel rispetto delle linee guida vigenti, sottolineando l’esperienza del team coinvolto.
Determinante sarà ora l’incidente probatorio richiesto dalla Procura al giudice per le indagini preliminari, finalizzato all’esecuzione dell’autopsia e di una perizia medico-legale collegiale. I consulenti dovranno ricostruire l’intera catena degli eventi: dal momento dell’espianto del 23 dicembre, alle modalità di trasporto, fino all’intervento chirurgico e alla gestione post-operatoria.
Dopo il trapianto, Domenico era rimasto in vita per circa sessanta giorni grazie al supporto di macchinari, in attesa di un secondo trapianto che fino a pochi giorni prima del decesso appariva ancora possibile.
Gli inquirenti analizzeranno la cartella clinica, la denuncia presentata dai familiari e il verbale di sequestro del contenitore utilizzato per il trasporto dell’organo. Si dovrà accertare se siano state rispettate le buone pratiche cliniche e se eventuali criticità fossero prevedibili o evitabili.
Intanto, mentre l’indagine procede sul piano tecnico, al Monaldi si registra un clima di forte tensione: secondo quanto trapela, alcuni medici avrebbero ricevuto minacce di morte e messaggi intimidatori. Un aspetto che rischia di alimentare ulteriormente un caso già delicato, mentre la magistratura continua a lavorare per fare piena luce sulla tragedia.


