I disabili hanno il diritto di vivere la loro sessualità. Anche in Italia si sta lavorando per introdurre la figura dell’assistente sessuale.
Nell’immaginario collettivo le persone con disabilità sono a-sessuali. Altri, probabilmente, riconosceranno che anche i disabili hanno delle necessità e dei bisogni di natura sessuale ma non troveranno risposta agli interrogativi su come e quando questi possano trovare la giusta modalità per esprimerli. C’è però chi queste domande le ha affrontate in prima persona.
Le ha analizzate a fondo e ha provato coraggiosamente a dargli una risposta concreta. Si tratta di Maximiliano Ulivieri Presidente del “Comitato per l’assistenza sessuale alle persone con disabilità” che da tempo, affiancato dai suoi collaboratori sta cercando di introdurre anche in Italia la figura dell’assistente sessuale. L’assistente sessuale è una figura già presente in altri Paesi tra i quali l’Olanda, la Germania, la Danimarca e l’Austria. Si tratta di operatori che consentono alle persone con disabilità di avere dei contatti erotici, sensuali e sessuali.
Essi lavorano attraverso massaggi, carezze, contatti corpo a corpo, ma soprattutto ponendosi come guide nell’educazione alla sessualità e all’affettività. Parlare di assistenza sessuale è riduttivo; infatti nel loro progetto gli autori specificano che tale concetto può essere declinato in senso più ampio come Assistenza all’emotività, all’affettività e alla corporeità. Il libro di Maximiliano Ulivieri, “Loveability. L’assistenza sessuale per le persone con disabilità” edito dalla Erickson, cerca appunto di sfatare i falsi miti su questa questione e di rispondere a numerose domande.
“Chi è l’assistente sessuale? Che cosa fa? Che ruolo ha nei confronti delle persone con disabilità? Che formazione possiede?” Per chi trovasse difficile comprendere il senso della figura dell’assistente sessuale, del suo significato e del suo ruolo, Massimiliano ci offre a questo proposito un’immagine esplicativa: “Immagina di avere sete. Molta sete. E di essere seduto davanti a un tavolo su cui è riposto un bicchiere colmo di acqua fresca. Tu però, da solo, non riesci ad afferrarlo. Perché meccanicamente non sei in grado di arrivarci, oppure perché mentalmente non sai come farlo. La sete aumenta, fino a diventare insostenibile. Se non bevi, impazzisci. Se non bevi, muori. Hai bisogno di aiuto. Di qualcuno che prenda quel bicchiere e ti consenta di bere, o di qualcuno che ti spieghi come farlo. Ecco chi è l’assistente sessuale…”.
Tutto l’impegno che Massimiliano e il suo team hanno profuso in questo progetto, andando oltre i pregiudizi e le barriere architettoniche e mentali degli scettici e dei più ingenui, si è concretizzato in un disegno di legge presentato in Senato lo scorso anno e nel progetto “Lovegiver” appositamente preposto alla formazione degli operatori dell’assistenza sessuale. Il tema è stato affrontato con maestria e delicatezza anche dalla nota attrice Giorgia Wurth, nel suo romanzo “l’Accarezzatrice” che narra storie di disabilità e sessualità attraverso le vicende della protagonista, Gioia, un’infermiera che un giorno decide di diventare un’accarezzatrice.



