Appena ieri la Fiat ha comunicato che, oltre agli otto giorni di stop da definire lunedi prossimo per la catena di montaggio della Panda, chiuderà per quattro giorni a marzo il centro ricerche Elasis, sempre a Pomigliano, e gli enti centrali di Mirafiori, a Torino, nei giorni 22, 23, 29 e 30 marzo. Ancora a marzo l’assemblaggio di Mirafiori sarà operativo soltanto otto giorni. Inoltre e linee di montaggio si fermeranno a Grugliasco dal 22 al 27 marzo e a Cassino dal 22 al 31 marzo. Stop anche alla FCA di Melfi, dove dal 19 al 30 marzo sarà bloccata la linea della Punto. Dunque, sale la tensione nell’azienda più significativa d’Italia sia sotto il profilo politico che sindacale. Ieri gli extraparlamentari di sinistra capeggiati dal Si Cobas del comitato cassintegrati e licenziati Fiat e dal collettico 48 Ohm di Pomigliano sono quindi passati all’azione bloccando per trenta minuti il ponte che consente l’accesso automobilistico alla Fiat di Pomigliano. Qui appena l’altro giorno gli animi si sono accesi quando è trapelata la notizia che l’azienda ha sospeso, ufficialmente per motivi organizzativi, il piano di salvataggio dei duemila operai di Pomigliano i cui contratti di solidarietà scadranno il 30 giugno. Per poter consentire un altro anno di ammortizzatori sociali la Fiat deve traghettare in “area Panda”, dove cioè sono ubicate le produzioni manifatturiere dirette, migliaia di addetti attualmente dislocati in area extra Panda. Ma l’operazione non appare semplice come invece era stato detto in un primo momento. Intanto dopodomani, lunedi 26 febbraio, secondo giorno di stop alle produzioni programmato in questo mese, i sindacati, in particolare la Fiom, chiederanno spiegazioni nell’incontro programmato con la direzione aziendale.



