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Così cittadini brasiliani diventavano illegalmente italiani nell’entroterra napoletano

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Luis Sonda Vanderlei era il procacciatore. Michele Di Maio la chiave del sistema: senza il suo lasciapassare circa 300 brasiliani non avrebbero potuto ottenere la cittadinanza. Questi i ruoli, secondo gli inquirenti, dei due indagati arrestati ieri per falsità ideologica e materiale commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Vanderlei, italo-brasiliano, 43 anni, titolare di un’agenzia di disbrigo pratiche amministrative con sede a Terni, indirizzava verso il Comune di Brusciano i brasiliani che volevano ottenere la cittadinanza italiana eludendo la legge. Nel municipio della piccola città della provincia napoletana, Di Maio, 57 anni, era il responsabile dell’Ufficio anagrafe che si occupava di istruire le pratiche chiudendo un occhio. Nei circa trecento faldoni analizzati dai carabinieri sono stati trovati documenti con vizi formali e sostanziali, sulla base dei quali il dipendente, stando a quanto sostengono gli inquirenti, ha dato il suo benestare. È così che, per l’accusa, almeno 300 brasiliani hanno ottenuto la cittadinanza italiana e la residenza nel piccolo comune che si sviluppa tra Pomigliano d’Arco e Nola. Individui che probabilmente nemmeno hanno mai messo piede a Brusciano. I proprietari delle abitazioni in cui risultavano dimorare, in alcuni casi, hanno riferito di essere all’oscuro di tutto.

Orientativamente, per il servizio ottenuto, i beneficiari avrebbero versato diverse migliaia di euro. La cifra da sborsare variava a seconda delle difficoltà che si incontravano nel lavorare la pratica. I movimenti di denaro sono ancora al vaglio degli investigatori.

«L’indagine, coordinata da questo ufficio, – chiarisce il procuratore di Nola, Stefania Castaldi – nasceva dalla segnalazione operata, nel maggio 2016, dalla Questura di Terni a seguito di richiesta di rilascio di passaporti da parte di presunti cittadini italiani di origine brasiliana, a seguito di evidenti irregolarità nella pratica di riconoscimento della cittadinanza iure sanguinis perfezionata presso l’ufficio anagrafe e dello stato civile del Comune di Brusciano. Da tale segnalazione prendeva le mosse l’indagine coordinata da questo Ufficio e sviluppatasi tra luglio del 2016 e febbraio del 2017».

Le indagini non sono terminate. Sotto la lente d’ingrandimento degli investigatori ci sono anche altri comuni. I carabinieri, agli ordini del capitano Tommaso Angelone, stanno continuando a lavorare per scoperchiare un sistema più complesso, di cui fino ad ora sarebbe venuto fuori soltanto un anello della catena.

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