Un processo complesso, ricostruito attraverso testimonianze, indagini e perfino filmati registrati dalla vittima poco prima della morte. Al centro della vicenda c’è un uomo di 65 anni residente sull’isola d’Ischia, accusato di aver trasmesso il virus dell’Hiv a una donna che anni dopo è deceduta per Aids.
Per lui la procura di Napoli ha chiesto una condanna a 24 anni di carcere. L’imputazione è quella di omicidio volontario con dolo eventuale: secondo l’accusa l’uomo era perfettamente consapevole della propria sieropositività ma avrebbe comunque continuato ad avere rapporti sessuali senza protezione.
La storia affonda le radici negli anni Ottanta e nei primi Duemila. L’imputato avrebbe scoperto di essere stato contagiato da giovane, probabilmente quando viveva in Germania e faceva uso di eroina. Nonostante ciò, secondo la ricostruzione della procura, avrebbe continuato la propria vita senza informare alcune delle partner.
Tra queste ci sarebbe anche Anna Maria, una donna di origine polacca arrivata in Italia nel 2000 per lavorare. La donna entrò in contatto con l’imputato nei primi anni della sua permanenza sull’isola d’Ischia.
Solo molti anni dopo, quando la malattia era ormai in fase avanzata, decise di denunciare tutto agli investigatori. Nel 2016 raccontò la sua versione dei fatti e ricostruì gli episodi che, secondo lei, portarono al contagio.
Prima di morire registrò anche alcune testimonianze video nelle quali spiegava la sua storia. Nei filmati, mostrati durante il processo nell’aula della Corte d’Assise di Napoli, la donna racconta la sua esperienza con grande fatica fisica, già provata dalla malattia.
Anna Maria è morta nel novembre del 2017 dopo anni di lotta contro l’Aids. I video registrati prima della morte rappresentano oggi uno dei punti centrali del procedimento giudiziario.
Il caso richiama altri episodi simili emersi negli ultimi anni in Italia, in cui persone consapevoli della propria sieropositività sono state accusate di aver contagiato partner senza informarli.
Il processo ora è vicino alla conclusione. Dopo la richiesta di condanna avanzata dalla procura, la Corte d’Assise di Napoli dovrà pronunciarsi con la sentenza nelle prossime settimane.



