Dopo più di 40 anni, le famiglie cinesi potranno avere più di un bambino.
La Cina comunista nasceva sull’idea dell’autosufficienza di Mao Tse-tung, nell’ambito della quale una popolazione florida era ben vista.
Negli anni, la sproporzionata crescita demografica cominciò a diventare una preoccupazione e ad essere considerata come un ostacolo allo sviluppo e alla modernizzazione.
Nel 1979, un quarto della popolazione mondiale era cinese, ma con solo il 7% delle superfici coltivabili.
È qui che la Pianificazione Familiare e la legge del figlio unico trovarono origine.
Inizialmente il controllo delle nascite era visto come un metodo per controllare il consumo delle risorse interne.
Col tempo, invece, tale politica si è rivelata una minaccia per la crescita economica del Paese.
È ormai da più di dieci anni che il tasso di nascite è costante, fermo a 12.1 per 1000 persone mentre il tasso di crescita demografico è in declino.
Già nel 2013 erano state abolite le sanzioni pecuniarie per chi avesse più di un figlio.
Giovedì (due anni dopo) la politica del figlio unico è stata completamente abolita.
Il motivo principale, sottostante a questa decisione, è affrontare la diminuzione del tasso di crescita del PIL: 8% all’inizio del 2013, 7.4% all’inizio del 2014, 6.8% nel 2015.
Il risultato dei tassi demografici attuali sarebbe stato una popolazione sempre più vecchia e con sempre meno forza lavoro a disposizione. Ciò avrebbe causato lo stop della crescita economica e una crescita improvvisa dei salari, costringendo le fabbriche cinesi a spostarsi in nazioni in cui il costo del lavoro è minore.
Una possibilità di guardare al “dilemma demografico” cinese è considerare il “rapporto di dipendenza”: il numero di dipendenti (i.e. persone tra i 0-14 anni e oltre i 65) su la popolazione attiva (persone tra i 15-64 anni). Esso da informazioni su quanti lavoratori attivi stanno di fatto “sostenendo” i non lavoratori. In Cina tale ratio è di circa il 30% in confronto al 55% circa del Giappone e anche dell’Italia.
L’abolizione della politica del figlio-unico è una misura politica che sicuramente avrà degli effetti sull’economia cinese e sul suo tasso di crescita.
Fondamentalmente, si tratta di un ulteriore passo nel percorso di trasformazione: da nazione dipendente da investimenti ed export, ad economia basata su servizi, consumi interni e innovazione.
Le conseguenze si vedranno però solo nel medio-lungo termine, quando i “nuovi arrivati” entreranno in età da lavoro e metteranno loro stessi su famiglia.









